Nel culo del mondo

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ATTENZIONE! Questo capitolo contiene scene violente ed esplicite, se si è una persona sensibile si consiglia di andare direttamente infondo al capitolo, dove farò una sintesi di quest'ultimo. Buona lettura.

Mary uscì da dietro delle casse di frutta insieme ad Hob, sbucando direttamente sulla strada. Il quartiere Horter era in una posizione strategica della periferia. Vicino all'auto strada, ma più in basso con accessi nascosti, poco frequentati se non da certa brava gente e soprattutto lontano dagli occhi della polizia.

Da dove si trovava Mary, a seicento metri di distanza, il quartiere sembrava come gli altri, ma bastava accorciare la distanza anche solo per metà per iniziare a sentire puzza di birra e fumo e le urla di chi si mena o di chi vince, ma anche perde, una scommessa. Sua madre a cena qualche volta aveva detto che era inutile andarci nel pomeriggio e in tarda mattinata, diceva che c'era poca gentaglia, la clientela si trovava verso sera e di notte e talvolta anche all'alba. Per il resto era un posto spopolato con pochi residenti fissi, lì gli appartamenti dei palazzi erano per di più luogo di affari e di lavoro. Mary quindi aveva scelto il momento della giornata più vicino e consono per andare, così alle 11 era già lì tremante dalla paura. Le nuvole, giusto per rallegrare la giornata e dimostrare quanto gli esseri non viventi sappiano essere stronzi, avevano oscurato il cielo annunciando una giornata di pioggia. Aveva fatto un salto veloce a casa per prendersi una felpa nera, quella per le occasioni importanti o suicide quindi andava bene, per mimetizzarsi un po' meglio.

Il piano? Semplice. Andare, dare la lettera e farsi ammazzare.

Per mano di Strozzatore o compari o ubriachi, niente male come prospettiva.

Scherzi a parte era meglio che facesse in fretta, stando a sua madre anche a mezzogiorno c'era un po' di fermento. Hob sbadigliò, aveva rinunciato al motorino per lui, si sentiva più sicura con la sua pelosa guardia del corpo preferita. Ormai era quasi all'entrata, perfino Hob iniziò a starnutire per la puzza. Fatto un passo e si ritrovò ad indietreggiare per una folata di forte odore di alcol. Sui marciapiedi c'erano un mucchio di bottiglie vuote, cartacce e merde di animale. Le strade erano piene di buchi, mancavano le strisce e i semafori scarseggiavano. Il fiume divideva in due il quartiere, più che un corso d'acqua naturale sembrava una massa di alghe e cadaveri di topi, nera e densa che si muoveva come un serpente.

La puzza, nel caso non si fosse capito, avrebbe steso un branco di elefanti. Non c'erano case singoli, solo condomini molto artistici, abbondanti di pregiati quadri con brutti significati, di scritte offensive e frasi ben strutturate grammaticalmente. Mary deglutì e si mise il cappuccio, Hob si guardava attorno nervoso, lui doveva essere più disgustato di lei a causa del maggior olfatto. Bene, da dove iniziava? Un indirizzo non l'aveva quindi presumibilmente doveva fare alla vecchia maniera: girare a caso.

Si incamminò per la strada principale, ritenendola la più sicura.

C'erano alcuni bar aperti ma per adesso non voleva entrarci nemmeno per idea. C'era anche qualche negozio ma dubitava fortemente che svolgessero da Libreria, Falegname o da Gioielliere! L'edicola era quella più vicina alla realtà.

C'era poca gente, per lo più uomini. Mary era contenta che la felpa fosse bella spessa, così copriva maggiormente il seno, meno visibile era più la sicurezza aumentava.

Nei bar invece sembrava esserci vita, forse veramente a mezzogiorno c'era la clientela ma probabilmente solo per il pranzo. Abbandonò la via principale per inoltrarsi tra i vicoli bui. Il quartiere non deluse la sua fama, robe a terra ce n'erano e come si usa dire: " Non c'è gente quando non c'è lavora" in quel caso quando non c'erano prostitute o droga. Girò per un'ora e per un' ora niente trovò, se non il modo di perdersi, era tutto uguale in quella merda di un posto ti sembrava d'esser vicino al fiume e appena oltrepassava una via scopriva d'essere nello stesso identico punto di prima.

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