Una postina improvvisata

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Il penultimo giorno di vacanza rimanente passò senza promettere nulla di buono, se non altri problemi. Soprattutto problemi. E Mary lo passò tra Tg, giornali e balle varie, dette per proteggere Vittoria ma ormai andavano via via accumulandosi e si sa che dopo un po' il troppo stroppia. Sua madre, Ornella ed Alda, seppur non dimostrandolo espressamente, iniziavano ad aver dei seri dubbi sui racconti di Mary che d'altro canto era sempre più stufa di mentire e sempre più rassegnata all' inevitabile fine di Vittoria, che ignara di tutto continuava a seguire il copione assegnatoli da Mary. Amerigo intanto aveva confermato il suo status di fuggiasco e non s'era fatto più vivo. Inutile le ricerche della polizia, la sua faccia in prima pagina su tutti i giornali e l'allerta italiana ed europea, era sparito dalla circolazione o come diceva Alda

-S' era levato dalle palle.- nel puro vero senso della frase.

Comunque fu così che arrivò, come ogni anno, l'Epifania. Bella per i dolci e i regalini e brutta per la fine delle vacanze.

Mentre pensava a questo Mary ebbe un sussulto, ricordandosi che se la Samoia avrebbe cambiato i posti solo il 23 febbraio... si ritrovava ancora vicino quel antipatico di Angelo! Bene, bello. Ma c'era una santa cosa nella vita che potrebbe andare bene? No, non c'era.

La mattina dell'Epifania faceva freddissimo, così freddo che Mary andò piano con il motorino per andare a trovare Giuseppe da quanto il vento freddo faceva male sulla pelle e penso che oramai abbiate capito che il far formare code lunghe un km per la strada a causa di modeste velocità non era un suo problema, quindi penso che capiate la gravità della situazione se andava a 50 k.

I medici non furono però contenti d'una visita fatta così presto, così Mary lasciò la calza ed il regalo a loro perché li dessero a Giuseppe appena sveglio e se ne andò. Non aveva ancora detto nulla a sua madre di quello che le avevano detto i medici ma aveva in programma di farlo giusto quel giorno. Ma mentre si avvicinava alla periferia il pensiero cominciò ad essere sempre più doloroso, così tanto che virò bruscamente e parcheggiò. Si tolse il casco sudata, poteva aspettare. Si scrisse il nome della via e scese dal motorino per fare quattro passi. Di andare fino in centro non ne aveva voglia, troppo lontano. Così si mise a passeggiare all'inizio della periferia, la parte ancora buona con qualche mini-market ed edicole. Passeggiò per le strade a caso, senza paura di perdersi finche arrivò ad un piccolo parco. Superò i sentieri nella neve ed andò a sedersi su una panchina gelida. Restò li per una decina di minuti, pensando il modo migliore per dire la notizia a sua madre. Sospirò, rassegnata a dover passare un altro giorno tra urla, pianti e bestemmie. Fu allora che li udì, dei passi leggeri sulla neve. Inizialmente pensò che le orecchie le stessero giocando un brutto scherzo o che fosse uno scoiattolo o un gatto. Si girò e lo vide, un uomo alto quanto lei, coperto da un pesante giaccone nero con il volto ben nascosto da cappello e sciarpa. Volle non badarci nonostante gli ultimi, seppur più grossi, tipi che aveva incontrato vestiti in quel modo le avevano fatto vivere brutte esperienze, in particolar modo una di loro. Ma quel tizio non poteva essere Amerigo, Amerigo stando alle foto del Tg era leggermente un po' più alto di lei. Allungò l'occhio e intravide due occhi grigi fissarla, no non era Amerigo. Peccato c'aveva quasi sperato. Continuò a pensare ai suoi pensieri. Anche se la città era ancora addormentata poteva benissimo essere un tizio che approfittava del silenzio, uno qualunque, uno come lei. L'uomo intanto si era avvicinato un poco. Osservò Mary, non le sembrava un pericolo. Allora si avvicinò ancora di qualche metro

- Dove sono? In che parte della città mi trovo?- le chiese, lei si girò a guardarlo e lo squadrò da capo a piedi con sospetto, ma alla fine li rispose seccamente

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