Capitolo 13 - Part 1

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Le mie palpebre si aprono di scatto, spaventate davanti a quegli occhi adirati. La penombra avvolge completamente la stanza, rischiarata solo dalla luce verde della lampada di gomma dell'IKEA sul comodino. Chiudo di nuovo gli occhi e, con un pigro lamento, affondo il viso nel cuscino. Era da tanto che l'incubo non mi svegliava la mattina, di solito ci pensa la sveglia a farlo. Mi chiedo che giorno sia oggi perché non abbia suonato.

Afferro il telefono poggiato di fianco a me, ma mi accorgo che è scarico. Lo attacco al caricatore e lo accendo, ma prima che possa anche solo leggere il giorno, un avviso compare nel blocco schermo: "Sveglia 8:30 – biblioteca con Raffaele".

«Oh, cazz... ma che ore sono?» borbotto, per poi spostare lo sguardo poco più sopra e ricevere la risposta: 11:45. «Oh, merda, merda, merda!»

Mi tolgo di dosso le coperte e mi alzo di scatto, afferro un paio di pantaloni grigi e una maglietta dei Metallica e, come una furia, esco in corridoio. Corro subito in camera di Raffaele, sperando di trovarlo ancora lì, ma quando spalanco la porta, la sua stanza è illuminata e il letto disfatto, vuoto. 'Oh, merda'.

Chiudo la porta e mi dirigo di corsa verso la sala principale, sperando stavolta d'incontrare almeno il master e chiedergli dove sia Raffa. Entro e, subito, sento la voce di Giulia provenire dalla cucina.

«Massì, è una buona idea, dopotutto non è cara.»

«No, infatti. Non so, vediamo...» replica Raffaele. Entro in cucina e i ragazzi si voltano verso di me, entrambi ancora in pigiama. Giulia è seduta sul bancone vicino al lavabo, di fianco a Raffa, il quale tiene in mano un enorme babà già mezzo mangiato. Il ragazzo sorride, sarcastico. «Ma buongiorno!»

«We. La sveglia non ha suonato» sbuffo sistemandomi i capelli e dirigendomi verso un mobiletto in legno, da cui afferro una tazza grigia. Apro il frigo di fianco per prendere il latte. «Comunque, cosa è una buona idea?»

«Se più tardi andassimo a prendere un gelato da "Iceberg", quella gelateria buona che c'è in via Toledo. Dopo le ricerche, magari» suggerisce Giù mordendo un cornetto alla Nutella.

«Aspetta, in che senso "andassimo"? Vieni pure tu con noi?» le domando voltandomi nella sua direzione, confusa, mentre aggiungo i cereali nella tazza e verso il latte.

Giulia si mette subito sulla difensiva e scrolla le spalle. «Beh, sì, non vedo perché no, ho anche chiesto al master ieri sera.»

«Sì, l'abbiamo deciso ieri sera dopo che avevi parlato con lei» conferma Raffaele infilandosi mezzo del babà rimasto in bocca. La superficie appiccicosa del dolce luccica sotto i faretti e non riesco a non esserne disgustata. Decido di ignorarlo mangiando i miei cereali. «Credevo glielo avessi detto.»

«No, è vero, me ne sono dimenticata. Ero troppo presa da quella cosa della "Guardiana".»

«Vabbè, almeno c'ho pensato io» replica lui allargando le labbra in un sorriso sornione, per poi farlo scomparire dietro l'ultimo pezzo di dolce. Mi chiedo come riesca a divorare una roba del genere di prima mattina...

«Mi spieghi perché devi mangiarti una bomba così a colazione? Soprattutto oggi...» domando a un certo punto, troppo infastidita per rimanere in silenzio.

Raffa mi guarda confuso. «Perché?»

«È pieno d'alcol!»

Lui scrolla le spalle. «E allora? Ne ho mangiati a centinaia, a Roma.»

«Appunto, a Roma. Qua li facciamo diversi.»

«Vabbè, ma comunque io reggo bene l'alcol. Tranquilla che sarò lucido per oggi.»

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