La casa di Padre Ernesto

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Mary ed Hob si trovarono davanti un grosso prato coperto dalla neve, non una grande prospettiva. Ma la fortuna li aveva premiati con la chiave e non approfittarsene sarebbe stato stupido. Così a grandi passi fecero metri e metri, chiedendosi se Padre Ernesto avesse un parco come giardino, mentre la sagoma della casa posta sull'altura diventava via via sempre più grossa...

Mentre Mary faceva la camminata settembrina, Carlos...

- Ok, allora contatta i russi e fissa l'appuntamento, possibilmente in Italia. Poi manda l'EMAIL ai cinesi, dì che è tutto confermato.- la segretaria annotò gli ordini

- Va bene. Per i russi non so se li convincerò, vogliono che lei vada assolutamente a Mosca. Li propongo Berlino?-

- Tenta prima con Vienna.-

- Ok, entro le tre, sempre che i russi vogliano, sarà tutto fatto.-

- Bene. Mangia pure pranzo però, con loro devi essere convincente quindi devi essere in piena forma.-

- Farò del mio meglio, allora io vado. Vengo finito il tutto?-

- Sono sempre qui.- la segretaria si alzò ma prima di uscire si girò a guardarlo un' ultima volta.

- Signore per poco non me lo dimenticavo. Vostra madre vi cerca, pareva preoccupata.-

- Strano... Vai pure, andrò da lei appena avrò finito di firmare questi documenti.-

- Allora... Hob.- il cane si girò a guardarla con curiosità

- Questa è la casa meno diroccata e più ben fatta che io abbia mai visto.-

La casa di Padre Ernesto o meglio, la ex casa di Padre Ernesto, era assai piccola ed aveva un che di sinistro e non solo per il fatto che era in mezzo ad un bosco ed era stata abitata da un matto. Si può già solo partire dal fatto che aveva le finestre chiuse con un filo spinato spesso quanto un pollice e con le spine lunghe altrettanto. La vernice esterna era inesistente, ed in alcun parti il muro era scrostato, lasciando vedere i mattoni. La porta era di un acciaio rovinato e tutt'intorno c'erano tronchi d'alberi carbonizzati dai fulmini, forse. Si, era una casa che appena la vedevi avresti voluto comprarla e morirci dentro da quanto era bella e accogliente. Più o meno la stessa cosa che avrebbe voluto fare Mary in quel momento.

- Ok, vediamo se c'è un'entrata secondaria.- si sistemò la giacca e fece il giro della casa. Non trovarono niente se non un ancor più piccolo edificio senza pareti frontali attaccato al retro della casa, con dentro un mucchietto di legna marcia. Mary suppose che un tempo fosse stata una legnaia.

- Mmm.- ricontrollò il perimetro dell'abitazione ancora una volta. Non trovando altro.

Si fermò allora davanti alla porta in acciaio chiedendosi perché non accontentarsi di una porta in legno come tutti gli esseri umani normali sulla terra. Ebbe il buon senso di non provare a sfondarla anche perché bastò tirarli un sasso contro per capire che era la parte più resistente della casa, più dei muri, nonostante fosse stata esposta agli agenti atmosferici per molto tempo. Guardò la serratura e prese dalla tasca la chiave del cancello che si era portata dietro. Stavolta bastò un giro solo per far si che la porta si aprisse. Si morse il labbro, da parte del prete non era stata una genialata avere una sola chiave per porta e cancello ma c'era da dire che non tutti avrebbero scelto una casa in un posto così isolato e scomodo, soprattutto d'inverno.

I ladri, almeno quelli dilettanti, non sarebbero andati fin li per derubare un povero e pazzo curato.

- Bene Hob. Entriamo?-

La porta era pesante e dovette spingere con tutta la sua forza per aprirla quel poco che bastasse a fare passare lei e il suo cane, ma alla fine entrarono chiudendosi dentro la tana del diavolo.

Affari da Assassini L'ombra del preteLeggi questa storia gratuitamente!