Capitolo 60

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4 anni dopo...

«Beh... considerando che Nathan stava per mandare a fuoco la cucina non è venuto male» dico, ridendo mentre lui mi manda uno sguardo di fuoco.
«Oddio! Come state tu e il bambino?» chiede preoccupata e io sorrido toccandomi la pancia gonfia da sotto la maglia viola.
«Stiamo bene, mamma. C'era solo un po' di fumo» la rassicuro, passando una mano sopra al piccolo Thomas che si muove leggermente sotto al mio tocco.
Sento il cuore battermi all'impazzata e Nathan si alza dalla sedia e posa una mano sul mio pancione, sentendo nostro figlio scalciare.
«Grazie al cielo!» la sento rassicurare anche papà, così dopo averla salutata, spengo la chiamata e mi siedo sul divano, un po' affaticata.
La data prevista per il parto è tra circa cinque mesi e sto comiando a sentirmi sempre più debole, ma per fortuna Nathan mi aiuta in qualsiasi cosa, a parte cucinare.
«Vuoi un bicchiere di acqua?» domanda, mettendomi un cuscino dietro alla schiena.
È da un paio di mesi che la mia schiena è a pezzi, a causa del peso del piccolo Thomas, che mi sta davvero dando da fare.
Nonostante tutto, non vedo l'ora di poterlo stringere tra le braccia e riempirlo di abbracci.
Sono curiosa di sapere se sarà uguale al padre o se perlomeno in qualcosa assomiglierà a me.

«Sì, grazie» sorrido a Nathan, che si sporge per baciarmi.
«Ti porto anche un paio di pancake che hai preparato ieri» sussurra e io sorrido.
In questi mesi sembravo una fogna, ma Nathan non si è mai lamentato riguardo al mio corpo, anzi mi dice che con il suo bambino in pancia sono ancora più sexy.
Sono sicura che sarà un ottimo padre, come è stato un perfetto fidanzato.

Il campanello suona e io sto per alzarmi, ma lui mi precede.
«Ferma lì mammina. Thomas vuole una mamma riposata e in forze» dice e va ad aprire.
Vedo la chioma bionda di Jennifer e quella nera di Jo correre nella mia direzione.
«Ehy mamma» grida la mia migliore amica, venendo ad abbracciarmi, stando attenta alla mia pancia.
Si toglie la giacca e la posa sul bracciolo del divano, dopodiché si focalizza su di me.
«Allora... come stai?» chiede eccitata, posando le sue mani calde sulla mia pancia.
«La zia Jenni ti riempierà di vizzi, piccolino» sussurra e io sorrido commossa.
«Sono stanca, ma sto bene. Voi invece? Come vanno i corsi?» chiedo, bevendo un sorso di acqua.
«Ottimamente. Settimana prossima ho l'ultimo esame prima della pausa invernale» dice Jo e io mi congratulo con lei.
«Sembra strano da dire, ma mi manca andare a lavoro. Non ce la faccio più ad avere Nathan tra i piedi tutto il giorno» sussurro e loro ridono.
«Ti ho sentita rompipalle» grida lui dalla cucina.
Alzo gli occhi al cielo, ma scoppio subito a ridere.

Non è che non mi piaccia stare con lui, ma sembra che debba essere lui quello a partorire, quindi sta sempre attento a quello che faccio, che bevo e che mangio.
Apprezzo che si preoccupi per noi due, ma sono io la mamma e so quello che è giusto per il nostro bambino, ma Nathan è troppo emozionato ed ansioso di diventare padre e vuole essere il migliore.

«Portami le mie ciambelle, allora!» grido di rimando e lo vedo tornare con un piatto per me stra colpo di frittelle con nutella.
«Ti amo» sussurro con la bava alla bocca.
«So che adesso è il tuo stomaco a parlare, ma ti amo anche io, stronza» ride e mi posa un bacio tra i capelli, mentre io sono intenta a divorare tutto.
«Così mi fate commuovere, ragazzi» Jenni si asciuga una lacrima sfuggita degli occhi e io la guardo a bocca aperta.
Jenni è sempre stata emotiva, ma da quando sa che sono incita lo è ancora di più.

Ricordo ancora il giorno in cui gliel'ho detto.
Non ha smesso di piangere per due ore e continuava a chiedermi se stessi scherzando o se fossi seria.
Ho perfino dovuto farle vedere la foto del test per convincerla.
Credo sia nomale.
La sua migliore amica è incinta di suo fratello, insomma... lei sarà la zia.

In realtà anche io all'inizio non ci credevo. Ho fatto il test almeno cinque volte prima di convincermi di essere incinta.
Dire che ero scioccata è dire poco, dato che mi sono messa a piangere dalla disperazione.
Insomma, Thomas non era previsto e io ero al vertice con il mio lavoro, stavo per prendere una promozione per la quale avevo lavorato per quasi un anno e avevo paura.
Avevo paura della reazione di Natha, dei miei genitori, del mio capo.
Avevo paura di perdere tutto in un lampo, come se nulla si fosse mai creato.
Ma quando ho annuinciato la notizia, dopo un paio di mesi, nei quali ho riflettuto sul dafarsi, tutti l'hanno presa al meglio e ne sono rimasta molto felice.

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