Sorridi ancora amore

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“Non avrei dovuto farmi convincere a  riutilizzare il ritornello di Silenzio” quasi urlò Ermal, teneva le mani sui fianchi e le dita tamburellavano sul comodino vicino al letto, simbolo del suo nervosismo. Fabrizio era a pochi metri di lui, seduto sui piedi del letto con le mani fra i capelli, all’affermazione del minore scattò in piedi, movimento che quasi fece sobbalzare Ermal.
“Stai dando la colpa a me? Non potevamo sprecare quella parte, dovevamo dare a quella canzone una seconda possibilità.”
Ermal quasi si spaventò vedendo la rabbia con cui il maggiore parlava e abbassò lo sguardo mordendosi con forza il labbro inferiore. Fabrizio intanto girava per la stanza, con una mano chiusa a pugno che andava a sbattere contro il palmo dell’altra. Il minore alzò leggermente lo sguardo e si portò una mano fra i capelli ricci osservando nel mentre i movimenti frenetici dell’amico che prese parola pochi secondi dopo.
“Non posso credere che stia succedendo proprio a noi” disse il maggiore fermandosi davanti l’armadio e colpendolo con una mano, mentre stringeva con forza il labbro inferiore fra i denti fino a fare uscire un po’ di sangue. Ermal, che aveva sempre odiato i rumori, i movimenti improvvisi, saltò in aria mentre sentiva gli occhi inumidirsi e il vomito salire.
“Non sto dando la colpa a te”
Ermal, per la prima volta in quella sera, era riuscito a non urlare contro Fabrizio. Aveva così tante emozioni dentro di sè: tristezza, prima di tutto. Perchè la cosa più brutta è passare per chi non si è, e il minore non era sicuramente un plagiatore, come non lo era d’altronde Fabrizio. E provava anche rabbia perchè dopo tutti gli sforzi che avevano fatto per scrivere la loro canzone si erano comunque ritrovati davanti quella situazione di merda. In quel momento provava anche paura. Non aveva mai visto il maggiore così arrabbiato. Quando due musicisti, abituati a lavorare da soli, si incontrano le discussioni sono normali; Ermal e Fabrizio si conoscevano bene ormai ma il maggiore non si era mai fatto vedere così infuriato davanti al minore. E Fabrizio era infuriato davvero, aveva voglia di spaccare tutto, aveva voglia di urlare. E non riusciva a pesare le parole, quasi non capiva quello che faceva uscire dalla sua bocca. E infatti dopo qualche secondo arrivarono le crude parole del maggiore che fecero, a dir poco, sentire male il più piccolo.
“E smettila di piangere, che non risolvi niente. Sei grande ormai, Ermal, e intanto stai affrontando questa situazione come un bambino” Ermal perse qualche battito, sentì il suo cuore quasi fermarsi mentre una lacrima amara gli scendeva sulla guancia destra. Fabrizio intanto aveva alzato lo sguardo verso di lui non rendendosi ancora conto delle sue parole.
Forse è stato tutto un errore
Il minore sentì quasi le gambe cedere. Davvero Fabrizio lo considerava un bambino? Pensava davvero tutti quei mesi un errore? Per Ermal, quelli, erano stati i mesi più belli.
Il più piccolo aveva sempre provato una grande ammirazione per l’amico e sperava, e pensava, che fosse tutto ricambiato. Sentì tutte le sue certezze spezzarsi mentre alzava gli occhi incontrando quelli di Fabrizio. Adesso era lui con le mani sui fianchi guardando il minore, prima con rabbia e poi con gli occhi umidi di lacrime. Come ho potuto dirgli quelle cose, si chiedeva Fabrizio mentre guardava il minore. Vedeva in lui solo tristezza, lo vedeva rompersi davanti a lui. Fabrizio aveva fatto piangere Ermal, che aveva già sofferto troppo nel suo passato. Fabrizio, che, dopo aver conosciuto bene Ermal, si era promesso di non deluderlo, di non farlo soffrire, aveva rotto tutte le sue promesse. Il maggiore sentì quasi il suo cuore spezzarsi alla vista del minore distrutto, anzi, era sicuro di aver sentito il suo cuore spezzarsi. Il maggiore balbettò qualcosa di insensato, forse delle scuse, prima di prendere la chitarra lasciata sulla poltrona ore prima e lasciare la stanza. Ermal era rimasto solo, con le lacrime che ancora scendevano sulle guance. Dopo qualche secondo si ritrovò piegato in bagno. Non sapeva bene perchè stava male, forse perchè l’accusa della stampa, le parole dei cosiddetti haters gli riempivano la testa. Oppure perchè le parole del maggiore rimbombavano nella sua mente più di qualsiasi altra parola. Uscì dal bagno circa dieci minuti dopo, con le parole del maggiore impresse in mente e un mal di testa atroce. Tirò un sospiro vedendo la camera vuota e silenziosa, come l’aveva lasciata Fabrizio. Ermal si buttò sul letto, con la schiena sul materasso e gli occhi puntati sul soffitto.
Magari non lo pensa davvero, si ripeteva in testa il minore cercando di convincersi. Non poteva essere, Fabrizio non poteva davvero pensare quelle cose. Ermal in cuor suo lo sapeva.
In quei mesi avevano condiviso così tanti bei momenti, avevano imparato a conoscersi. Avevano imparato a volersi bene.
Si girò più volte nel letto fino a fare sfregare il naso contro le lenzuola che mantenevano l’odore del maggiore e rimase in questa posizione per vario tempo. Quanto avrebbe voluto sprofondare nelle braccia dell’amico e dirgli poi va tutto bene, ti voglio bene. Tirò un secondo sospiro, probabilmente per darsi forza prima di alzarsi, prendere il giubbotto e uscire dalla stanza del maggiore.
Uscì dall’hotel guardando con attenzione intorno a sè fino a scorgere la figura di Fabrizio sulla spiaggia con la chitarra in mano.
nella precarietà giuriamo eternità a questo nostro amore, grande e incondizionato
Queste erano le parole che Fabrizio cantava, con Ermal in silenzio a qualche metro di distanza. Il minore poteva sentire qualche volta il più grande singhiozzare e così decise di muoversi lentamente verso di lui. Strinse nelle mani una bottiglia di birra, presa prima di uscire, e picchiettò le dita sul vetro. Fabrizio sobbalzò lentamente per poi girarsi verso la figura minuta del ragazzo. Lo guardò accennando un piccolo sorriso mentre sentiva gli occhi inumidirsi un’altra volta. Fabrizio in quel momento avrebbe voluto urlare, sarebbe voluto balzare in piedi e stringere a sè il minore, avrebbe voluto piangere. Ma rimase fermo, immobile, alla vista del minore che ricambiava il sorriso. Fabrizio non sapeva quanto tempo fosse passato da quando era uscito dalla camera, sapeva solo che per tutto quel tempo aveva solo pensato al minore.
Fabrizio pensava di rivedere il più piccolo solo la mattina seguente, non era neanche sicuro di sentire ancora una parola del minore rivolta a lui.
E invece, Ermal era lì vicino a lui. Aveva lo sguardo basso che alzava solo per bere qualche sorso di birra. E Fabrizio invece avevo lo sguardo fisso su di lui ad osservare ogni suo movimento. E rimasero in silenzio, non sanno per quanto, ma si sentivano solo i loro respiri, certe volte alcuni accordi suonati da Fabrizio e il rumore della bottiglia di vetro colpire le pietre ogni volta che Ermal la poggiava sulla sabbia. Fu Fabrizio spezzare il silenzio fra i due.
“Supereremo questa storia”
Fabrizio avrebbe voluto dire totalmente altro, avrebbe voluto scusarsi e poi stringerlo forte a sè. E quasi si vergognava di non riuscire a scusarsi ed Ermal lo notò. Girò lo sguardo di lui, la prima volta da quando era sceso in spiaggia, e osservò i suoi movimenti impacciati. Portò una mano nei suoi capelli, accarezzandoli lentamente annuendo alle sue parole.
“Sicuramente”
Le parole di Ermal sembravano quasi fredde, impressione che il più piccolo non voleva sicuramente dare. Ma aveva ancora impresse in mente le parole del maggiore. Forse è stato tutto un errore.
Ermal si sentiva un disco rotto, la stessa frase che rimbombava nelle orecchie. Fabrizio non lo pensava, lo sapevano tutti e due, e bene. Ma Ermal non si dava pace, tirò quindi un sospiro;
“Pensi davvero che sia stato tutto un errore?”
Ermal quasi sgranò gli occhi dopo essersi reso conto delle parole che aveva pronunciato. Sapeva benissimo che il maggiore pensava alla stessa frase, ma tutti e due avrebbero preferito non parlarne. Avrebbero preferito andare avanti, avrebbe preferito svegliarsi la mattina dopo come se non fosse successo niente. Ma Ermal non poteva. Sentiva quella frase tormentargli la mente e più ci pensava più sentiva le gambe tremare e il cuore accelerare.
Quasi non sentì le parole del maggiore. Parole sussurrate.
Come posso pensarlo davvero, quando averti al mio fianco la considero un’enorme fortuna?”
Ermal perse quasi un battito, trattene il fiato fino a quando non incontrò lo sguardo del maggiore. Si scambiarono un grande sorriso, un sorriso sincero che esprimeva milioni di parole e di emozioni. Ermal si sentì di nuovo bene, sentì quella sensazione di inutilità scomparire per dare posto ad una sensazione di sicurezza, di felicità.
“Ti voglio bene, Ermal. Sei mio fratello, e non avevo la minima intenzione di ferirti. Scusa, scusami davvero”
Fabrizio continuò a parlare con gli occhi fissi su Ermal che intanto si torturava le mani.
“Scusami se ti ho dato la colpa” disse Ermal dopo qualche secondo per poi vedere il più grande scuotere la testa, in segno di disapprovazione per le scuse del minore.
“Non devi scusarti di niente, è stata colpa mia”
Fabrizio disse quelle parole mordendosi il labbro e sentì le gambe tremare appena sentì la forte stretta del ragazzo intorno alla sua vita. Il volto del minore era nascosto nel petto dell’amico, il naso sfregava contro la sua felpa bianca e poteva benissimo sentire il suo profumo riempirgli le narici. Una mano teneva il polso dell’altra, per tenersi più forte al maggiore, come a volersi proteggere fra le braccia dell’amico. Fabrizio nel mentre aveva già messo una mano nei capelli del riccio iniziando ad accarezzandoli lentamente. Ti voglio bene, aveva sussurrato il minore mentre le braccia di Fabrizio circondavano le spalle del riccio mentre il suo mento era poggiato sulla testa del più piccolo. Lo strinse forte a sè, come se quelle ore passate divisi fossero stati mesi, come se quella distanza li avesse distrutti. Ermal si staccò lentamente, rivolgendogli un’enorme sorriso. E per entrambi, dopo quell’abbraccio, tutto era tornato come prima, andava tutto bene. Ermal si sporse dal lato di Fabrizio prendendo la sua chitarra posizionandola sulle sue gambe per poi girarsi verso l’amico.
“Dopo questa notte infernale, possiamo dire che il peggio è passato. Non ci butteranno giù, andrà tutto bene.” disse Ermal sempre con un sorriso stampato sul volto. Fabrizio, guardando l’amico finalmente sereno, sorrise istintivamente. L’ansia, forse anche un po’ di paura, l’avevano tutti e due. La tristezza di essere presi per chi non erano. Ma se restavano insieme non sarebbero riusciti a buttarli giù, come aveva detto Ermal.
“Cantiamo?”
chiese Ermal prima di iniziare a strimpellare ascoltando con orecchio teso Fabrizio cantare.
Andava tutto bene.

Il peggio è passato | MetaMoroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora