Capitolo 3

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La porta di casa si aprì e la donna entrò sbuffando. Lanciò giacca e borsa sul divano e si portò dinnanzi alla cucina.
«Sono esausta,» confessò al ragazzo che era ai fornelli. Lane sorrise e scolò gli spaghetti.
«Almeno stasera non devi lavorare al bar,» cercò di rasserenarla lui, mettendo la pasta in due piatti e versandoci sopra la passata di pomodoro. Jennifer Derrick annuì e si sciacquò le mani nel lavandino della cucina, poi si accomodò al tavolo e vide il suo piatto comparire accanto a tovagliolo e posate. Lane la imitò, sedendosi dinnanzi a lei.
«Buon appetito,» disse la donna, cominciando a mangiare. «A te amore come è andata a scuola?»
«Beh per cominciare, ti sei dimenticata di lasciarmi il pranzo,» iniziò il ragazzo, lei mormorò un merda che lo fece sorridere. «Poi, sono dovuto entrare alla seconda ora perché non mi è suonata la sveglia e mi ha accompagnato in auto Dylan Carlyle.»
«Cosa?!» Per poco la madre non sputava gli spaghetti. Lane scrollò le spalle.
«Era in ritardo anche lui e ha insistito per darmi un passaggio,» spiegò. Lei scosse il capo.
«Quella famiglia non mi piace, amore. Cerca di averci a che fare il meno possibile.» Lui ripensò al fatto che Byron era accusato di omicidio e che in realtà, probabilmente, il vero assassino era Dylan. Annuì sbrigativamente e tornò a mangiare. Finì in fretta la sua pasta e si accinse a lavare i piatti, mentre la madre andava al piano superiore a lavarsi. Una volta che Lane ebbe finito, si recò nella sua stanza, preparò lo zaino per l'indomani e si mise a letto. Prima di addormentarsi si fermò a pensare a cosa avrebbe potuto fare. Probabilmente Dylan l'aveva accompagnato perché si sentiva solo. Ma come poteva esserlo se era sempre circondato da persone? E quell'occhiolino, quel comportamento gentile, a cosa erano dovuti? Per non parlare del dialogo tra lui e l'uomo misterioso in quel palazzo malandato. Aveva forse comprato il suo silenzio? Centocinquanta dollari erano troppo pochi per il silenzio. E se fossero stati centocinquantamila? Aveva senso. Per quanto ne sapeva Lane, sarebbe anche potuto essere l'assassino della madre che veniva pagato per i suoi servigi. Scosse il capo. Avrebbe dovuto parlarne con i suoi amici, era stato uno stupido a non farlo. Decise che l'indomani l'avrebbe fatto. Si girò sul fianco sinistro e chiuse gli occhi, aspettando di addormentarsi.

«Vi devo parlare,» esordì Lane non appena vide Jack e Miranda. I due lo guardarono straniti, poi annuirono.
«Parlaci,» lo invitò Miranda. Lui si guardò attorno, poi si avvicinò a loro e cominciò a spiegare.
«Non vi ho detto alcune cose su Dylan Carlyle.» Lane gli raccontò di ciò che aveva sentito al funerale e della tappa al palazzo col tizio misterioso. Appena ebbe finito, suonò la campanella e i tre caricarono gli zaini in spalla.
«Assurdo. Ci stai dicendo che Dylan è l'assassino di sua madre? Ma quale sarebbe il movente?» Commentò Jack, Miranda scosse la testa.
«Non posso credere che abbia fatto una cosa simile. Dylan non è mai stato il classico popolare bullo, è sempre stato un ragazzo corretto e gentile,» disse la ragazza, mentre i tre procedevano verso le porte a vetri.
«Non credo sia stato lui. Cioè, lo credevo, ma man mano che ci penso, sono sempre più convinto che non l'abbia uccisa. Penso che stia proteggendo qualcuno, comunque sa cosa è successo a sua madre, questo è poco ma sicuro,» rispose Lane. Gli altri due annuirono.
«Ha senso. Ma proteggere chi? E perché? Cazzo, era sua madre,» commentò Jack. Lane scosse il capo. Non ne aveva idea.
«Ne riparliamo a pranzo,» tagliò corto Lane, ma i due non sembravano d'accordo.
«Non puoi lanciare la bomba e ritirare la mano,» disse Jack. Miranda annuì.
«Se oggi saltassimo?» Domandò la ragazza. Lane scosse il capo violentemente e li guardò negli occhi.
«Ragazzi, vi prego, ne parliamo dopo.» Miranda fece una smorfia, poi annuì. Jack sbuffò e si voltò dall'altro lato.
«Abbiamo la seconda ora insieme, vero?» Chiese poi la ragazza. Lane annuì e i tre si congedarono, dirigendosi verso le rispettive classi. Il castano passò al proprio armadietto e notò che Dylan si stava baciando con Lisa dinnanzi al suo. Scosse il capo, disgustato. Sembrava si stessero mangiando la faccia a vicenda, era terribile. Lane aprì l'armadietto ed estrasse i libri, lo richiuse e si diresse all'ala est. Mentre passava davanti ai due, la voce di Dylan lo richiamò all'ordine.
«Derrick,» disse semplicemente. Lui si fermò, sospirò e si voltò.
«Dylan,» rispose, accennando un mezzo sorriso. Rimase qualche secondo interdetto, guardandolo con un'espressione di attesa, poi l'altro si decise.
«Ti devo parlare, aspettami,» spiegò, voltandosi poi verso Lisa. Le diede un bacio profondo, tenendole la schiena col braccio destro, poi la salutò con un ciao amore che fece alzare gli occhi al cielo a Lane. Infine afferrò lo zaino da terra e con una mossa estremamente virile se lo caricò in spalla, facendo esplodere gli ormoni del castano che tentò in ogni modo di non dare a vedere la cosa. La sua omosessualità non era né sulla bocca di tutti né un mistero: semplicemente chi chiedeva, veniva illuminato dalla conoscenza e dal sapere, chi non chiedeva avrebbe difficilmente sospettato la sessualità del ragazzo, in quanto non faceva nulla di eccessivamente gay per darlo a vedere.
«Ho letteratura tra esattamente due minuti,» disse poi Lane, scocciato. Il più grande annuì e sorrise.
«Anch'io. Andiamo.» Anche lui? Avevano lezione assieme? Capitava di rado. I due si avviarono verso l'aula, quando il più piccolo si fermò per attirare l'attenzione dell'altro.
«Cosa c'è, Dylan? Perché mi dai passaggi, mi fermi nei corridoi, mi fai gli occhiolini in mensa? Ci conosciamo dall'asilo e non mi hai mai considerato,» chiese, esasperato, Lane. Forse non era l'approccio migliore, ma era veramente stanco di tutto quel mistero. L'altro annuì.
«Hai ragione, ma ti devo parlare. Solo... non qui. Che ne pensi di vederci oggi pomeriggio?» Domandò Dylan. Il castano scosse il capo.
«Ho da fare,» disse semplicemente. Sul volto dell'altro comparve, per un secondo, un barlume di delusione, poi il sorriso tornò ad albergare sul suo viso.
«Va bene, non fa niente. Ho sbagliato, ti lascerò in pace, promesso,» rispose, facendo un cenno di saluto ed avanzando verso l'aula. Lane si sentì morire dentro per essere stato così cattivo, ma prima di poter essere sereno con lui doveva veramente capire se fosse colpevole o meno. Scosse la testa e procedette anch'egli verso l'aula. Non appena la raggiunsero, Dylan raggiunse un posto libero accanto a Gary – probabilmente gli teneva il posto, dopotutto era il suo migliore amico – mentre il castano avanzò sino alla fila dietro, dove trovò una sedia libera, e si accomodò. Il professor Markle entrò in classe e cominciò a spiegare. Fu un'ora interminabile e noiosa come non mai, l'ultimo anno per Lane non era iniziato affatto bene. Finita la lezione, vide Dylan allontanarsi con Gary. Salutarono tutti tranne lui, che segretamente sperava che l'altro non se la fosse presa, ma era evidente che si era appena creato un nemico a scuola. Ed era il più pericoloso di tutti. Le successive tre ore furono di chimica – in cui poté rivedere Jack e Miranda, ma non riuscirono a parlare della questione perché erano circondati da troppe orecchie – la seconda, e di matematica le altre due. Appena finì la prima mezza giornata, si recò in mensa, fiondandosi al loro solito tavolo. Gli altri erano già lì e smisero di parlare quando lui arrivò.
«Finalmente! Abbiamo cose di cui discutere,» disse Miranda. Lui annuì e tirò fuori il suo panino col prosciutto cotto.
«Dylan mi ha chiesto di andare da lui oggi pomeriggio,» confessò, tutto d'un fiato. Miranda spalancò gli occhi e Jack sussurrò un oh mio Dio poco virile. Fu quest'ultimo a prendere la parola.
«Quindi uscirai con un assassino,» commentò. Lane scosse la testa.
«No, non ci uscirò perché gli ho detto di no,» chiarì il castano. Miranda alzò gli occhi al cielo e gli puntò il dito contro.
«Oh no, tesoro, tu andrai da lui e gli dirai che hai cambiato idea. Così parlerete e potrai scoprire se è l'assassino di sua madre o no,» spiegò lei. Jack annuì e Lane spalancò gli occhi.
«Non posso, ormai ho rifiutato!» Decise, ma i due non accettarono repliche.
«A nome della comunità gay, ti esorto a uscire con quel gran pezzo di gnocco,» tentò Jack, facendolo sorridere. Si fermò a pensare, poi socchiuse gli occhi e annuì.
«Okay, ora devo solo trovare il modo di farglielo sapere,» disse Lane, quando Miranda allargò le braccia.
«Guarda, il destino ti sta venendo incontro. E non solo lui: vedo un Dylan Carlyle marciare verso la porta alle nostre spalle.» Lane si voltò e notò che Dylan procedeva verso di loro. Si fece coraggio, si alzò e, non appena il più grande lo raggiunse, gli toccò il braccio. Istintivamente Dylan si ritrasse stizzito, non rendendosi conto di cosa stava accadendo, così tutta la sala mensa si zittì istantaneamente e gli occhi dei presenti puntarono tutti verso di loro. Cazzo.

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