Andando a fare ginnastica

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Il dottore le aveva caldamente consigliato di frequentare una palestra ben equipaggiata per sistemare la sua postura fisica, perché, a causa di molte ore passate seduta in ufficio, lei aveva spesso dolore alle spalle, dovendole tenere incurvate sopra scartoffie varie.

Così, la campagnola Paola, sorella gemella del sensibile Giuseppe, aveva accettato di iscriversi a quella più vicina. Consapevole di dover compiere questo salutare sacrificio per il benessere del suo corpo pigro e indolente, ella aveva indossato una felpa smessa del fratello, dei comodi leggins, delle scarpe da ginnastica, si era preparata la borsa con la borraccia, l'asciugamano pulito e un cambio di vestiti profumati e calzini nuovi.

Il fratello l'aspettava sulla Jeep di famiglia, canticchiando una canzoncina. Quando la sorella salì nel sedile di fianco, lui partì alla volta della destinazione.

Non parlarono molto, si limitarono ad ascoltare la radio e a guardare assorti il paesaggio fuori dal finestrino, dove la natura la faceva da padrona assoluta, finché non raggiunsero la zona abitata del centro città.

Nel parcheggio fuori dalla palestra, Giuseppe raccomandò alla sorella prudenza, di non dare retta agli sconosciuti e di stare attenta che gli uomini palestrati non l'attirassero con l'inganno da qualche pare per farle del male. Purtroppo, lui aveva il suo lavoro alle poste e non poteva proprio rimanere a vegliare su di lei.

«Non preoccuparti. Posso badare a me stessa, non ho bisogno del bodyguard... Anche se dall'aspetto nessuno sospetterebbe che tu lo sia, Pepé».

«Comunque, sorellina, chiamami per qualunque cosa».



Superata la porta a vetri dell'ingresso, che a Paola piacque abbastanza, era semplice, ma accogliente, un addetto al banco informazioni le chiese il suo nome e la indirizzò verso destra. C'era un istruttore che la attendeva da quella parte, Paola annuì e si diresse verso la direzione indicata.

Degli "uomini palestrati" che suo fratello temeva, nessuno sembrava sospetto, anzi, o sorridevano mentre chiacchieravano tranquillamente fra loro seduti alle macchine, o erano concentrati nello sforzo estremo di sollevare i pesi con le braccia robuste.

Paola procedeva lenta e a bocca aperta, mentre osservava quei pettorali muscolosi chiaramente visibili seppur loro indossassero canotte o t-shirt aderenti. Dunque, era questo il frutto strabiliante di ore, di giorni, magari di mesi passati ad allenarsi?

Dunque, continuando ad andare, non sarebbe mai stata priva della visione appagante di fisici scultorei, di addominali perfetti, di braccia e gambe nerborute.

La momentanea distrazione le costò un urto improvviso proprio con il giovane uomo che la stava aspettando, per guidarla per la prima volta nella ginnastica correttiva.

Inizialmente, pensò di trattasse di un pilastro, perché era duro, però i pilastri non avevano le braccia, tese per impedirle di sbilanciarsi e cadere a terra.

Paola arrossì. Infatti, anche il suo istruttore aveva dei pettorali niente male, non indossava magliette, quindi erano perfettamente in mostra e a distanza ravvicinata dai suoi occhi nocciola sgranati. La ragazza poteva quasi contare tutte le linee che attraversavano il torace ben piazzato. Lui era anche alto, aveva i capelli biondi ribelli e due piercing alle orecchie.

Anche mentre si presentava come Jordan qualcosa, mentre la scortava davanti agli specchi da parete, mentre la faceva stendere sopra il tappetino da palestra, Paola non riuscì ad allontanare troppo lo sguardo dai suoi pettorali muscolosi.

Alla fine delle due ore di ginnastica, i suoi muscoli delle gambe e delle braccia le facevano male per mancanza d'abitudine nel seguire le istruzioni, ma Paola decise che sarebbe tornata.

Voleva davvero approfondire la conoscenza con l'attraente personal trainer.



°°

575 parole.

Scritta per la quinta settimana del COW-T 8, prompt "Pettorali muscolosi".

Ulteriore nota: Genderswap di Filippo. In questa storia è nato donna e si chiama Paola.


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