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Pen Your Pride

Capitolo 2 - Ricordi belli e brutti

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I nostri occhi si incontrarono. Mi ritrovai a guardare i suoi occhi marroni come i suoi capelli lisci. Rimanemmo così per qualche minuto che a me sembro un'eternità. Sentivo il mio cuore che batteva sempre di più, le mie guance che diventava sempre più rosse e calde. La campanella mi riscosse da quel momento. La campanella che annunciava che doveva andarcene. Sorrise alla mia amica, mi alzai e presi la cartella.
— Ti va di andare a casa insieme? — chiesi alquanto titubante. Non sapevo dove abitava e lei non sapeva dove abitavo io.
— Certamente, infondo abitiamo vicine, anzi possiamo dire che abitiamo nella stessa casa —
Disse sorridendo. La guardai confusa. Abitare nella stessa casa?
— Che intendi? Non capisco.. — dissi seguendola. Aveva già incominciato ad avvicinarsi all'uscita.
— Non te l'hanno spiegato? Le studentesse di questa scuola devono condividere la casa in due, tutte le villette che ci sono nella nostra via sono delle studentesse. Viviamo a coppie. Questa classe prima che arrivassi tu era composta da 27 studentesse, quindi io vivevo da sola, ma tu sei la 28tesima quindi dovrai condividere la casa con me — mi disse mentre si cambiava le scarpe. Mentre spiegava abbiamo continuato a camminare fino ad arrivare all'entrata e a cambiarci le scarpe. Quindi adesso vivevo con lei.. sotto lo stesso tetto. Non so perché ma questo fatto mi ha fatto sentire le farfalle nello stomaco. Dopo che ci siamo cambiate le scarpe ci avviamo verso casa. Roberta mi racconta del perché è venuta a Tokyo: i suoi genitori hanno divorziato e hanno decisa di mandarla dal nonno che l'ha accudita per qualche mese e poi l'ha mandata qui. Quando lei mi chiede perché invece io sia a Tokyo, cambio immediatamente argomento. Arriviamo a casa nostra, appena entrate in case le consegno la copia della chiave che mi era stata data.
— Bene, vado a farmi una doccia — dice appoggiando la cartella sul tavolo — e dopo cucinerò la cena!— sorride e si dirige verso il bagno. Io invece, mi dirigo verso la mia stanza. Entrando, appoggio la cartella sopra la scrivania e lascio che il mio corpo sprofondi nel letto. Roberta vive con me. Sotto il mio stesso tetto. Abbraccio il cuscino e incomincio a ricordare. Tutti i ricordi più felici della mia infanzia: io e Roberta che giochiamo, ci rincorriamo e alla fine lei rimane a dormire da me; mi divertivo con Roberta, non dormivamo mai subito, aspettavamo un po' e poi ci raccontavamo storie di paura per poi addormentarci abbracciate; in quei ricordi, c'era anche mia madre, lei trattava Roberta come una seconda figlia. Al ricordo di mia madre iniziano a scendere le lacrime. Affondo la testa nel cuscino e lascio che tutta la mia tristezza vada via. Una mano mi accarezza la testa. Riesco a vedere dei lunghi capelli marroni. Roberta..
— Shh.. andrà tutto bene. Non piangere più. — mi dice con un leggere sorriso. Dopo non ricordo più niente. Mi risveglio con le coperte addosso, ma con ancora la divisa addosso. Sorrido, pensando che Roberta ha avuto la discrezione di non cambiarmi. Guardo l'orologio.
— COSA!? È TARDISSIMO!? YUU È TARDI!— l'orologio segna le 07.50AM. Vuol dire che ho dormito per tutto la sera di ieri fino a stamattina, senza mangiare nulla. Mi pettino i capelli e mi metto le scarpe. Yuu entra nella mia stanza ancora spettinata e assonata. Mi guarda con aria divertita.
— Buongiorno.. che stai facendo? — mi dice sorridendo.
— Hai visto che ore sono!? Arriveremo tardi a scuola!! — la mia agitazione non fa che aumentare appena lei si mette a ridere.
— Per prima cosa, calmati. E secondo, ti sei resa conto che oggi è Sabato? Non abbiamo scuola il Sabato!— guardo il calendario ed effettivamente era sabato. Non posso fare a meno di arrossire per la mia stupidità. All'improvviso sento delle braccia che mi stringono a se. Yuu mi stringe in un dolce e caldo abbraccio e istintivamente dico:
— Mi dispiace.. —

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