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Sono seduta sui divanetti un po' più in disparte, le parole di Benjamin vagano nella mia testa e non riesco a smettere di pensare a ciò che ha detto poco fa in quelle quattro mura.

Deglutisco piano, non voglio rovinare tutto con Francesca, è una mia amica carissima, le voglio un bene dell'anima, anche se non la conosco da molto e non voglio assolutamente vederla soffrire a causa mia.

L'ansia è troppa, perché temo di far stare male anche il moro. Cosa posso fare? 

Ma poi, devo tacere su questa questione o devo parlarne con Fran? Lei merita di saperlo, perché c'entra anche lei in questo discorso, ma non voglio intromettermi nel suo rapporto col moro.

È tutto complicato e non riesco a trovare una via d'uscita.

Continuo a riflettere, ma d'un tratto arriva un ragazzo ed interrompe i miei pensieri profondi.

Ha un mezzo sorriso stampato sul volto, sono sicura di averlo già visto da qualche parte.

Gli occhi sono verdi, di un verde magnifico. Invece i suoi capelli sono castani, è abbastanza alto e alle orecchie ha due orecchini, sembrano piume, di colore effettivamente rosso.

Mi guarda e sorride, dopo di che fa un sorso dal bicchiere che tiene fra le mani e punta lo sguardo sulla pista come se fosse uno spettatore di un qualunque film.

-Come mai tutta sola?- mi chiede alzando di poco la voce per sovrastare la musica, le urla e il resto.
-Riflettevo- accenno.
-Su cosa?- mi chiede agganciando il mio sguardo, in seguito fa ancora un altro sorso e deglutisce.
-Sulla vita- sorrido.
-Ma goditela!- esclama in modo superficiale.

Eppure più lo guardo e più mi sembra di averlo visto da qualche parte, anche la voce mi è familiare.

Finisce l'intero bicchiere di vodka, così lo posa e mi rivolge ancora un altro sguardo.

-Filippo- mi porge la mano, che stringo poco dopo leggermente titubante. 
-Meglio conosciuto come Irama- sorride poco dopo.

Adesso ho capito chi è. Ho ascoltato alcune sue canzoni in passato ed ho adocchiato pure alcune sue foto sui social. Gli sorrido divertita, dopo di ciò ritiro la mano.

-Ti va di ballare? Non hai freddo qui seduta, senza fare niente?- ridacchia alzandosi.

Lo guardo perplessa e rifletto sul fatto che gli artisti, conosciuti personalmente, alla fin fine sono  semplici ragazzi che inseguono un sogno. Hanno una vita e dei sentimenti.

Prima di conoscere Federico la pensavo diversamente: credevo che  gli artisti fossero persone di chissà quale livello e li ammiravo proprio come se fossero Dio sceso in terra.

-Dai, pensi un altro giorno alla vita- ironizza il ragazzo riportandomi alla realtà.

Sorrido dopo questa frase, così afferro la sua mano e mi alzo, lui sorride immediatamente e mi trascina in pista.

-Comunque ancora non mi hai detto il tuo nome- sorride iniziando a ballare.
-Rose- ribatto muovendomi leggermente.
-Bello- mi sussurra all'orecchio.

Sorrido nuovamente, in seguito incrocio il suo sguardo.

-Grazie, è molto gentile, signore- ironizzo.
Scoppia a ridere, così mi unisco anch'io alla risata.

***

È il momento del mio regalo: Federico lo afferra sorridendo, mi rivolge uno sguardo e gli sorrido debolmente.

Lo scarta, afferra la maglia, la osserva, dopo di ciò ridacchia con gli occhi lucidi.

-È bellissima- mima con le labbra.

È una maglia con la scritta "Rosede",  confesso che sono una vera e propria frana con i regali, ma credo che stavolta l'ho proprio beccato il regalo giusto.

Il biondo mi rivolge un altro sorriso,  dopo di che, su quella sedia, nel bel mezzo del cerchio, continua spensierato a scartare i suoi doni.

Sento improvvisamente afferrarmi per il polso, mi giro e scontro le iridi chiare di Filippo.

-Facciamo due passi? Ho bisogno di una boccata d'aria- espone tenendomi leggermente per il polso.

Lo guardo ed esito un po'.

-Dai, ancora non è il momento di pensare alla vita- ironizza di nuovo.

Scoppio a ridere per l'espressione che ha appena fatto, così alla fine decido e lo seguo all'esterno della sala.

***

-Sembravi più grande!- esclama infilando le mani in tasca.
-Deluso?- gli chiedo sorridendo.
-No, tranquilla- aggancia il mio sguardo, dopo di che sfila un pacchetto di sigarette dalla tasca.

Ne sfila una dal pacchetto e l'avvicina immediatamente alle labbra, dopo di ciò l'accende e viene invaso da una nuvola di fumo grigiastra.

Fa per posare il pacchetto, ma lo blocco.

-Aspetta- sussurro.
È da un po' che non tocco sigarette, adesso ne ho proprio bisogno.
-Potresti darmi una sigaretta?- gli domando titubante.
-Fumi?- mi domanda quasi spaesato.
-Deluso?- sorrido.
-No, perché dovrei?- ridacchia porgendomi il pacchetto.

Ridacchio in sua compagnia, dopo di ciò afferro una sigaretta e la posiziono tra le labbra, l'accendo e gli restituisco l'oggetto.

-Ah- sospiro dopo il primo tiro.
-Ci voleva proprio- annuncio più rilassata.
-Già- ribatte sorridendo lievemente.
-Comunque sia, non mi deludi in nessun modo. Sei te stessa, probabilmente questa è una delle cose che più mi piace in una ragazza- mi spiega.

Gli rivolgo un sorriso timido, abbasso lo sguardo e gli rispondo sfoggiando un altro sorriso ancora più luminoso.

***

Faccio il mio ingresso nell'appartamento in compagnia di Fede, chiude la porta, faccio per muovermi, ma la voce calda del biondo risuona nelle mie orecchie.

-Simpatico Filippo?- mi domanda con tono superiore.
-Perché questa domanda?- sussurro assonnata, dopo di che sbadiglio.
-Prima sono uscito fuori per chiamarti, c'era la torta e ti ho trovata a ridere e a scherzare con lui- borbotta con calma apparente.
-L'ho conosciuto lì e stavamo semplicemente scherzando fuori- mi giustifico.
-Oltretutto hai fumato anche in sua compagnia- si lamenta.

Butto gli occhi al cielo, in seguito sbuffo sonoramente.

-Anche con te ho fumato- farfuglia avvicinandosi di poco a me.
-Ecco, è una cosa che fai con me e non vedo perché tu debba fumare anche con un altro- si irrita.
-Federico era solo una sigaretta e qualche risata. Vogliamo parlare di ciò che hai combinato tu? Rispetto a te sono una Santa e scusami se te lo rinfaccio- mi ribello incrociando le braccia al petto.

Mi guarda, dopo di che abbassa lo sguardo.

-Cosa vuoi dire?- borbotta.
-Volevo dire che non gli sono saltata addosso come hai fatto tu in passato con altre ragazze- espongo indignata.

Sgrana leggermente gli occhi, deglutisce e chiude le mani in due pugni.

-Buonanotte- ringhia innervosito.

Mi passa accanto e si reca in camera sua, sbatte la porta e sento dirgli qualcosa, che io non comprendo: probabilmente è dialetto modenese.

Comunque, perché prima promette e poco dopo si comporta da bambino?

Spazio autrice
[23:29 11/02/18]  

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