Anne e Lucien

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Sarebbe dovuta passare dall'appartamento del suo datore di lavoro per portargli dei documenti. Avrebbe dovuto fare soltanto questo e basta. Tuttavia, quando lei stava per congedarsi, a sorpresa, lui la fermò per rubarle un bacio.



Successe tardivamente.

«Aspetta... Io credevo che tu non mi sopportassi», proferì in un sussurro la donna, ferma di fronte a lui, dopo aver ricevuto quel bacio inaspettato sulla bocca contratta, fissandolo incredula.

Lei si chiamava Anne, aveva ventiquattro anni e lavorava come sua segretaria da circa due anni. Era alta nella media, magra al punto giusto, i capelli rossi quasi sempre trasandati, le efelidi spruzzate sul viso, gli occhi scuri e un brutto carattere.

«Intendi odiarti? Non ti ho mai odiata. Il fatto è che mi piace recitare. Mi diverte... guardarti fare i capricci... o mettere il broncio... o leggere il rimprovero nei tuoi occhi», replicò in tono basso e sensuale l'uomo, mentre, tra una parola e l'altra, sorrideva sardonico, oppure le baciava ripetutamente il collo. Lui si chiamava Lucien, aveva ventisei anni ed era il promettente direttore di una fabbrica che produceva elettrodomestici, ereditata dal nonno. Capelli bruni che gli si arricciavano sulle punte, occhi grigio-verdi, fisico atletico.

«Sei... incorreggibile...» lo redarguì, mordendosi il labbro inferiore mentre lui le accarezzava gentilmente spalle e braccia.

«Nemmeno tu mi detesti...» suppose, piano, salendo a baciarle il mento.

«Testardo», continuò lei, scuotendo debolmente il capo.

«... o sbaglio?» le soffiò sulle labbra. Irresistibili.

«Sei presuntuoso», insistette con i suoi difetti, eppure si lasciò baciare. Per la seconda volta.

«Preparati. Oggi ti farò impazzire». Un altro bacio.

«Tutto ciò non ha senso. Tu sei pazzo», ebbe il tempo di sospirare. Quarto bacio. Lungo. Le mozzò il fiato.

«Hai ragione. Sono pazzo di te». Quinto bacio, avvinghiato stretto a lei, non le permise di dire altro se non un fievole: «Ripetilo».

«Risparmia il fiato per dopo, Anne», le suggerì malizioso, issandola e trasportandola in un'unica direzione: la camera da letto. A nulla servirono le blande proteste di lei, con un calcio lui aprì la porta socchiusa e la richiuse con una spallata. Dalla stanza, inizialmente, provenivano solo sussurri concitati e risatine di leggerezza. Non passò molto tempo, però, prima che i due amanti si abbandonassero a commenti piccanti, schiocchi di labbra, respiri ansanti, mugolii e gemiti crescenti d'intensità.



Si verificò tardivamente.

Anne non era mai stata una donna di facili costumi, non sapeva bene cosa le fosse preso all'improvviso da accettare le sue avances, non era neanche mai stata così attratta da un uomo come lui prima che quel semplice bacio a stampo di Lucien facesse scattare e sbloccare un tasto nel profondo, accelerando rapidamente il loro consueto modo di rapportarsi. O forse, si trattava semplicemente di un suo bisogno di mettersi in gioco, di trasgredire sulla sua stessa natura composta e diffidente che cercava solamente un modo per emergere.

Non era un mero denudarsi fisico, da parte sua, ma anche mentale. Si stava offrendo istintivamente a colui che la pagava, senza capire quale valore astratto conferire a quel trasporto reciproco e coinvolgente, senza sapere se definirlo sesso o amore, magari per lui sarebbe stata solo il trastullo di una notte che, altrimenti, avrebbe trascorso in solitudine.



Finì tardivamente.

Non era la prima volta che Anne provava quell'esperienza intima, era già successo con il suo primo fidanzato. Era preparata, perciò non soffrì l'intrusione carnale.

Però era passato un anno da quando si erano lasciati, in quel momento non ricordava nemmeno il motivo della separazione, forse l'altro aveva flirtato con un'altra davanti ai suoi occhi, comunque era un capitolo della sua vita ormai chiuso.

Fin dall'inizio dell'amplesso incontenibile, lui la fece sentire viva, lei sentiva il suo corpo accaldato, sudava per il moto e l'eccitazione.

Essere dominata sotto le coperte la stava sconvolgendo in tutti i sensi, non avrebbe più scordato quelle sensazioni intense che le provocava un corpo allenato. Si muoveva costantemente sopra di lei, conduceva con facilità i suoi stessi movimenti di bacino, non le dava tregua, ogni spinta la faceva impazzire, perché andava in profondità.

Suoni sempre più forti testimoniavano il fatto che, sotto lenzuola sfatte e quasi arrotolate, due corpi privi di vestiti si stavano concedendo l'una all'altro intimamente, profondamente, completamente.

In quella nottata di passione no, non riuscì veramente a dargli un nome, Anne, a quel sentimento che prima era represso, trattenuto sotto strati di presunte antipatie e tensioni palpabili, almeno da parte sua.

Mentre adesso si rivelava tardivo e libero, finalmente, di manifestarsi in pieno.



°°°

741 parole.

Scritta per la quarta settimana del COW-T 8. Credo si tratti di una scena lime, non me la sento ancora di approfondire e scrivere una lemon. Ci ho provato XD "tardivo" non mi ispirava niente di meglio.

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