Alla ricerca di un'altra possibilità

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C'era una volta un antico castello e una misteriosa figura che si aggirava all'interno delle sue imponenti mura. Essa era esile, l'aspetto esteriore scrupolosamente celato da una lunga mantella scura, con cappuccio annesso, per permetterle di mantenere segreta la propria identità.

Lei scese lentamente e con cautela una rampa di scale nell'immenso maniero in stile medievale sorto sull'ampia pianura, circondato da mura fortificate, da rocce frastagliate, da alberi verdi e da un fossato profondo.

Dopo aver superato frettolosamente stanze sfarzose e statue che al buio facevano impressione, porte chiuse, lunghi corridoi fiocamente illuminate da piccole torce, trovò quello che così ansiosamente cercava. Ciò che l'aveva spinta invero ad abbandonare in piena notte il proprio giaciglio nella torre destinata alla servitù, ad aggirarsi silenziosa come un'ombra, a passi felpati come una comune ladra.

Si fermò nei pressi di un piedistallo marmoreo, nel quale si trovava, in bella mostra e adagiato sopra un cuscino damascato, un medaglione rotondo, raffigurante una luna che sorride.

Era in oro bianco, con rifinitura d'argento.

Lo sapeva bene, dal momento che era stato tramandato di generazione in generazione nella sua famiglia, finché un vile furfante non se n'era impossessato.

Era stato suo nonno a parlargliene. E quando aveva scoperto il nuovo proprietario del cimelio di famiglia, si era fatta assumere dal conte sotto falsa identità. Quel signore feudale l'aveva costretta a sgobbare come una sguattera fino a quel pomeriggio, ma adesso la farsa era finita. L'ora prestabilita era infine giunta, poteva scappare dal tetro maniero senza allarmare nessuno, poiché tutti i residenti, guardie comprese, erano stati abilmente messi a nanna da una dose di sonnifero, mischiato al vino servito a cena. Il giorno dopo l'avrebbero cercata, ma non l'avrebbero trovata, sarebbe stata già lontana e al sicuro.

Mentre lo stringeva con reverente emozione fra le dita lunghe, avvertì un leggero rumore, simile a una finestra che sbatteva mossa dal vento. Sussultò, ma non gli diede molta importanza.

Infilò il medaglione in un sacchetto legato in vita, defilandosi con la stessa prudenza e scrupolosità che muovevano i suoi passi.

Quando uscì fuori, si sentì davvero al sicuro, sospirò di sollievo e si calò il cappuccio, pensando di abbeverarsi con l'acqua limpida del fiume, rischiarato dalla luce suggestiva della luna piena. Si girò un'ultima volta con l'intento di guardare quell'alta e imponente struttura, però fu proprio allora che si accorse con sgomento di non essere sola. Qualcuno era stato ancora più circospetto di lei, e prima che avesse il tempo di fuggire, si ritrovò a lottare con un uomo alto e forzuto. Lui le strappò il medaglione di mano per poi, senza alcuno scrupolo, spingerla nelle acque del fiume, ridendo crudelmente mentre la povera donna veniva trascinata via dalla corrente impietosa. Lei tentò disperatamente di chiedere aiuto, nei pochi momenti in cui riusciva a emergere con la testa dai flutti impietosi e violenti.

"Un'altra possibilità! Mi serve un'altra possibilità, non esiste che finisca in cotale modo!" sentì la sua stessa voce acuta che urlava dentro la testa, mentre inghiottiva sempre più acqua e sentiva di stare affogando miseramente.



«Alessia, non ci siamo. Questa introduzione è tremenda. E poi, non sta bene ammazzare la protagonista fin dalla prima pagina. Nipote, ti consiglio caldamente di rivedere le ultime dieci righe», affermò impietosa la vecchia zia, dopo aver letto con espressione di velato disgusto il suo prezioso manoscritto, frutto di anni di autentica fatica e sudori freddi, fermandosi alla parte prima del colpo di scena e restituendole con la mano rugosa e tremante i suoi fogli, senza dare nemmeno una veloce occhiata al seguito della storia.

La ragazza orgogliosa gonfiò le guance e si allontanò sdegnata, per nulla sfiduciata dalla prima critica ricevuta nella sua vita, con spalle indietro, testa alta e petto in fuori. Marciò determinata verso i suoi prossimi lettori. Aveva tutta l'intenzione di sottoporre il suo romanzo fantasy al giudizio costruttivo di molte altre persone, sicuramente loro avrebbero concesso un'altra possibilità ai suoi adorati personaggi, esattamente come aveva fatto anche lei nel corso di turbolente vicende, inaspettate rivelazioni, amori impossibili, fiere selvatiche, maghi chiaroveggenti e cavalieri dalle armature granitiche.

Doveva crederci.



°°

682 parole.

Scritta per la quarta settimana del COW-T. Può sembrare l'incipit incoraggiante di una storia più lunga, ma per adesso finisce qui ** scusate, devo passare subito al prossimo prompt!

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