Laureati a Novara

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Essendo che Vittoria o Victoria come voleva essere chiamata in spagnolo, non sapeva bene qual' era la casa dove abitavano i medici Mary era passata davanti la porta d'ogni abitazione, leggendo ai citofoni i cognomi degli abitanti e al sesto tentativo aveva vinto un piccolo condominio. Un ragazzo citofonò e li fu aperta la porta, Mary entrò insieme a lui strisciandoli accanto, lui la degnò giusto d'un occhiata non era interessato

- A che piano sono i due medici, i signori Agoti?- chiese Mary

- Al terzo.- rispose il tipo, guardando il telefono. Mary ringraziò e salì le scale. Al terzo piano, come era stato detto, c'era una porta con scritto sopra Signori Agoti. Adesso che era lì Mary si sentì un po' male. Avrebbe utilizzato la scusa dell'altra volta, magari un po' modificata ma aveva comunque un po' di paura. Respirò.

- Forza che vuoi che accada? O è vivo o morto.- si disse. Respirò ancora. Suonò. Una volta. Una seconda. Alla terza sentì dei passi veloci. Ci fu qualche rumore e la porta si aprì. Davanti a lei c'era una donna bassa, sulla quarantina, vestita da infermiera. Aveva la pelle ambrata ed era esile, con i lunghi capelli marroni tenuti a coda e gli occhi d'un bel marrone, inoltre era truccata ed aveva il rossetto. Le sorrise mostrando dei denti perfetti.

- Signora Agoti?- chiese Mary sporgendoli la mano

- Oh cara chiamami Valeria.- li stinse la mano

- Non ti avevo mai visto. Sei qui per prendere un appuntamento? Ah ma che maleducata! Entra cara entra.- Mary ringraziò ed entrò. L'entrata dava direttamente sull'ampio salotto illuminato (quando c'era il sole si intende) dalle grandi finestre, adesso coperte da delle tende rosse. C'era un grande divano con penisola grigio e davanti ad esso una tv 46 pollici su un tavolino di legno ed in mezzo un tappeto azzurro, una libreria ( ma andavano così di moda le librerie? Pensò Mary) vicino alla porta che dava sulle altre stanze. Valeria la fece accomodare sul divano e le offrì un bicchiere d'acqua. Quando si sedette prese dalla tasca un taccuino

- Sei qua per un appuntamento?- chiese, Mary scuote una testa

- No - disse

- Ah. - fu la risposta di Valeria

- In realtà sono qua per indagare sulla possibile morte d'un mio parente.- il sorriso di Valeria divenne una smorfia

- D'un tuo... Parente?- Mary annui

- Beh un mio lontano parente, sono la figlia d'una sua cugina sa mia madre è malata e vuole sapere che fine ha fatto. So che è venuto qua.-

- Aspetta solo un momento. Luca! Luca vieni un attimo!- si sentirono dietro la porta vicino alla libreria dei rumori. Poco dopo entrò un uomo un po' più alto di Mary, robusto, con gli occhi grigi e i capelli biondi. Il signor Agoti.

- Cara, cosa c'è? E chi è questa ragazza?- chiese. Valeria li fece segno di sedersi e lui obbedì, Mary restò zitta mentre la donna raccontava al marito i motivi della visita. Luca annui poi si volse a guardarla

- Hai dei buoni motivi ma perché vieni proprio da noi? Dovresti andare all'ospedale.- Mary annui

- Lo so, ma penso che in questo caso penso che sia più redditizio parlare con voi.-

- Oh.- fecero insieme

- E come mai?- chiese Luca

- Questo mio parente si chiama Padre Ernesto, forse lo conoscevate.- i due si guardarono negli occhi e poi si sussurrarono qualcosa. Mary aspettò con pazienza e alla fine fu Valeria a parlare

- Di solito non diciamo nulla di quel che riguarda i nostri pazienti, ma nel tuo caso si potrebbe anche violare un poco il regolamento.-

- Allora? Padre Ernesto è vivo?- gli occhi di Mary brillavano di speranza ma i due medici fecero no con la testa. Mary si sentì mancare alla vista di quel segno, non era fottutamente possibile!

Affari da Assassini L'ombra del preteLeggi questa storia gratuitamente!