Capitolo 12 - Part 3

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Chiudo il libro sperando che quello che ho appena letto non sia vero. Lo riapro cautamente, convincendomi che magari è stata solo un'allucinazione, stanchezza, ma, quando lo faccio, i miei occhi si scontrano di nuovo con quelle righe.

'Ero il suo braccio destro.'

Ora si spiegano i poteri aggiuntivi, la capacità di trasformarmi in Ayem. "Sei una Guardiana, una Guardiana strana", certo che sono strana, sono una mezza Cacciatrice!

Improvvisamente le lettere si offuscano e di colpo si allontanano da me, scivolando verso il basso per poi terminare con un tonfo sul pavimento. È come se una lastra di pietra mi bloccasse il respiro, ma non abbastanza da impedirmi di annaspare mentre grosse lacrime calde mi bagnano la faccia. 'No, non è possibile, cazzo. Non è possibile...'

Con la coda dell'occhio, noto Lisa alzare lo sguardo. «Oh, tutto bene, Giù?»

Scuoto la testa, ma quando schiudo le labbra, mi rendo conto di non riuscire a dire una parola: è come se l'ossigeno avesse deciso di abbandonare i miei polmoni.

Sento un fruscio vicino a me, poi qualcosa che cade a terra e infine il viso preoccupato di Lisa compare proprio sopra il mio.

«Ohi, Giù, che succede?!» esclama allarmata. Concentro lo sguardo su quei grandi occhi neri, spalancati da una sincera paura, e mi sento ancora più in colpa. Lei dovrebbe essere mia amica, non voglio farle del male, ma come non potrei ora che so cosa sono?!

Lei non si merita una come me, non se la merita...

Prima che me ne accorga, scoppio in un pianto disperato, il terrore e il senso di colpa gravano come pesi nella mia gola, impedendomi di parlare, di urlare, di respirare.

«Ma che cazzo... Giulia, ma che hai?! Hai letto qualcosa a proposito dei Doni?!»

Scuoto la testa, pensando a quanto sia lontano tutto ciò da quelle cose. Lisa sembra sempre più disorientata: sposta lo sguardo a sinistra, verso quel libro maledetto lasciato cadere sul pavimento, e il mio cuore si riempie di terrore all'idea che possa leggere ciò che ho letto io. Non voglio che mi abbandoni, non lei. No, Lisa sposta lo sguardo di fronte a sé e qualcosa luccica nei suoi occhi.

«Senti, direi che per oggi basta.» Con una mano mi aiuta rimettermi seduta sul divano. «Ti porto di sopra, hai bisogno di calmarti lontana da qui.»

Percepisco le mie gambe alzarsi in piedi e, tremanti, dirigersi verso la porta e l'ascensore, mentre Lisa mi sorregge con un braccio dietro le spalle. Mi sento così ingrata davanti a questa sua pietà e vorrei togliermi di dosso quel contatto tra noi due, ma non riesco. Per tutta la salita evito il suo sguardo e le sue parole, che ripetono sempre la stessa domanda: "Che è successo?".

Lo sportello si apre e la prima cosa che sento è la voce del giornalista alla tv. Lisa chiama a gran voce Raffaele, che si stava dirigendo verso il divano con una Fiesta ancora imbustata tra le dita.

«Dammi una mano!» ordina lei. Non riesco a scorgere il viso di lui, ma vedo solo quando lascia cadere la merendina sul tavolino e si dirige verso di me. Un altro paio di mani mi prende per le spalle e vengo trascinata verso il salotto, per poi ritrovarmi di nuovo stesa su un altro divano. Un soffitto color crema si estende davanti ai miei occhi.

«Che cazzo è successo là sotto?!» esclama Raffa da qualche parte alle mie spalle, con un misto di rabbia e paura nella voce.

«Non lo so, okay?! Stavamo leggendo e a un certo punto ha iniziato a piangere senza motivo!»

«Oh, dèi...» sospira lui allontanandosi.

«Eh, "Oh, dèi". Senti, mi aiuti o no?!»

«Ma cosa devo fare?!»

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