The Fire and the Cinnabar

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 "Ahaha, beh..tutti credono che sia malvagio!" Rise, tuttavia Cinnabar notò una profonda malinconia sfolgorare sul suo volto: aveva indossato una maschera che non voleva levarsi, oramai fusa con il suo viso e quasi indistinguibile alla sua anima. "Da quanto tempo insceni questa pantomima?" Pensò, mordendosi le labbra, non avendo il coraggio di pronunciare quelle parole: era così simile a lui, eppure a differenza sua che non fingeva con i propri sentimenti, poiché tutti conoscevano il suo tormento, o almeno se ne rendevano conto, lui , quella creatura: era ipocrita, recitava quella parte da chissà quanto tempo, fingendo spensieratezza, mentre invece, il suo animo era ridotto in pezzi, sgretolandosi sempre più a ogni suo gesto o sospiro: "Potrebbe essere una gemma rossa: uno splendido e sfolgorante rubino, ammaliante esteriormente, eppure sotto la fulgida superficie, ridotto in pezzi, frantumato in particelle così piccole da aver smarrito la sua vera essenza: la luce" Meditò scrutando di nascosto il suo viso, sperando di non esser visto. "Pensi di essere crudele?" Chiese, osservando quelle corna così sinuose, inquietanti, che svettavano sulla la sua testa, ornando il suo capo, come una corona di morte, eppure così stranamente luminose, da parere quasi dei diamanti neri, slanciando la sua figura, e donandogli un aspetto quasi regale. L'angelo caduto, abbassò il capo, evitando quello sguardo indagatore, concentrandosi sulla sabbia che imperterrita evitava il suo corpo, così come le onde, che spaventate, rifuggivano da lui: una fitta di disperazione gli trapassò il petto, ricordandosi della sua condanna."Non saprei, Cinnabar...credo...sono convinto che una parte di me voglia esserlo, poiché è influenzata dalla sua natura demoniaca, eppure l'altro me stesso, per fortuna, lo frena. " Proferì sincero, a fil di voce, un piccolo lamentio di stupore uscì dalle labbra della gemma. "Vi è un angelo che vive in me, l'essere di un tempo, che non è mai morto. Sai, credo che  sia proprio lui a parlarti, adesso..."Formulò, suadente, dedicandogli un sorriso infinitamente amorevole. Cinnabar lo guardò ammaliato da quel sentimento al suo animo, sconosciuto e  con gli occhi sfolgoranti di viva emozione, il suo cuore di mercurio tremò: quella dolcezza, così sincera, stonava con le sue inquietanti fattezze, creando un essere indecifrabile, eppure eccelso. L'arcana creatura scrutò nuovamente l'ambiente circostante, quasi incredulo: gli era difficile comprendere che gli umani si fossero totalmente estinti in quella dimensione, involontariamente il suo cuore nostalgico, bramò osservarne una sagoma. Sorrise a se stesso, con un ghigno beffardo: la sua specie sarebbe morta di fame, non potendo nutrirsi di anime. Si volse spostando l'attenzione dall'orizzonte e casualmente incontrò lo sguardo di Cinnabar, era rapito dalle sue fattezze, lui arrossì, sentendosi osservato: "Forse non si sono estinti..." La gemma assunse modi sbrigativi, la creatura lo scrutò ammaliato dal suo viso infinitamente dolce: "Probabilmente hanno solo cambiato aspetto, come alle origini: quando tutto ebbe inizio ..." Pensò, mentre nella sua mente sfolgoravano i ricordi di quegli esseri sgraziati e animaleschi, che dopo esser stati ricacciati dal paradiso terrestre, persero le loro umane fattezze, diventando bestie, per poi evolversi, lentamente nelle ere, mutando di tempo in tempo, fino ad arrivare a possedere nuovamente il soave aspetto originale avuto nell'Eden. Un moto di disperazione fece brillare di lacrime i suoi occhi cremisi, strinse una mano al petto, una espressione afflitta invase il suo viso, le lacrime brillarono trasparenti e fulgide negli occhi nostalgici: avevano ottenuto, la redenzione a lui negata, attraverso una lenta evoluzione alla ricerca di se stessi: era anche per questo che gli odiava, ne era geloso, tremendamente e furentemente invidioso. Cinnabar osservò la sua espressione mutare, diventare, afflitta da chissà quali pensieri, vide i canini candidi apparire dalle labbra ceree, un brivido di terrore squassò il suo corpo, ne fu inquietato. Dopo quella lunga pausa, la creatura di tenebra, sospirò. "Tuttavia anche l'animo umano era creato da luce e ombra: in alcuni momenti, superavano i demoni in quanto a cattiveria, poiché il male che arrecavano era del tutto scisso da un mero bisogno di sopravvivenza, a differenza della mia specie che era obbligata dalla sua natura dannata a ricercare le anime per nutrirsi, poichè bramosa di possedere quella caratteristica a loro mancante. I figli dell'umanità, invece, uccidevano per puro diletto. La dualità di questi due elementi era insita nella loro natura." Formulò scrutando la linea dell'orizzonte, pensoso, Cinnabar lo osservò, ammaliato da quelle parole, poi mormorò: "Hmmm, però..." "Però?" Gli fece eco la creatura voltandosi elegantemente a guardarlo, un raggio di luce lunare catturò le sue corna, facendo sfolgorare nell'aria un riflesso oscuro. "Non... sembri malvagio" Dichiarò, quel ragionamento gli aveva ricordato il sensei. Pensò che non sapeva se fidarsi o meno di lui, stesso ragionamento fece per quel demone, poteva essere sapiente, ma la sua razionalità gli urlava di stargli alla larga. "Non bisogna giudicare un libro dalla copertina" Formulò, mentre un sorriso arguto rifulse sul suo viso, illuminando le iridi rosse di sangue. Cinnabar ne fu inquietata, si disse di aver compiuto la scelta giusta.

"Nel mondo dal quale provengo, gli esseri come me sono sinonimo di cattiveria e malvagità: non appena siamo intravisti, le altre creature fuggono spaventate, ma dopotutto è normale: non potrebbero altrimenti, dovrebbe essere inquietante e preoccupate il contrario!" La figura minuta lo guardo, pendendo dalle sue labbra, voglioso di ascoltarlo, come un giovine ammaliato dalle sagge parole del suo maestro: "Sei affamato di curiosità come i tuoi progenitori, umani, Cinnabar" Formulò sorridendogli gioioso, dovette reprimere il desiderio di accarezzargli i capelli scompigliando quei fili di fulgido aramanto. Lui assunse modi sbrigativi, fintamente irritato, ma con gli occhi grati per quella improvvisa lusinga, ordinò: "Continua a raccontare...mi interessa!" L'antica entità dallo spirto sapiente, spiegò: " Gli umani sono spaventati, le rarissime volte che riescono a vederci, anche se lo ammetto: sono casi più unici che rari! Siamo definiti esseri di fantasia, creati da pura immaginazione, eppure, esistiamo! Seppur non in una dimensione fisica...come voi d'altronde..." Formulò inviandogli una occhiata d'intesa, Cinnabar gli dedicò uno sguardo confuso: "Noi?" "Nella nostra dimensione in verità, esistete, in forma di minerali, non di certo in un aspetto umanoide così avvenente..."Mormorò a quasi a se stesso, mentre gli occhi brillarono, per un istante ammaliati, sull'ultima parola, che sfuggì all'udito sensibile del giovine, poiché ridotta ad un sussurro dalla magia. "Cosa?" Chiese, incuriosito, la sua voce assunse un tono quasi sospettoso, l'altro fece spallucce, pentendosi di aver rivelato i suoi pensieri: "Nulla, nulla, Cinnabar, caro!" La figura androgina dalle iridi rossastre, si convinse a cambiare argomento. "Uh? D'accordo...comunque...aspetta!"Gemette improvvisamente agitato. "Si?" Chiese la creatura mitologica, fermandosi a metà passo, e dedicandogli uno sguardo stupito. " Non ti avvicinare!" Esclamò assumendo una posa di difesa, le gocce argentee si allungarono malleabili, circondando la sua figura da sinuosi rovi, per difenderla. "Perché non posso?" Domandò, malcelando la rassegnazione che si evinse, stupita dalla sua voce. Gli occhi persero il guizzo di felicita, diventando opachi, tristi. "N-non non puoi avvicinarti a me!" Urlò con il viso scolpito in una espressione esterrefatta. "Perché non posso, mi temi ancora?" Chiese, appena a disagio, muovendo e aprendo le pesanti e doloranti ali, per sgranchirle. "N-no...no, ho paura che tu possa ferirti!...il minerale che mi contraddistingue, uccide gli esseri viventi, scioglie le altre gemme! L'ambiente attorno a me: qualsiasi forma di vita muore non appena ne è a contatto....Ti prego non voglio che tu debba perire!" Dichiarò sincero, le gote chiare si tinsero di porpora, la voce fu incrinata dall'emozione mentre il suo sguardo era focalizzato sulla sabbia nera, incapace di incrociare quelle iridi, che lo sapeva, lo stavan guardando con quella espressione dolce che faceva tentennare il suo cuore.

"Mi vuoi bene" Insinuò ridendo, spensierato, portandosi una mano vicino al viso, socchiudendo gli occhi e arrossendo appena, lusingato da quelle parole tanto accorate. "No...non lo so', forse...No, sicuramente no!" Cinnabar inciampò nelle proprie sillabe, a disagio per quel tripudio di emozioni che si stavano scatenando nel suo cuore, che ghermivano su razionalità, stringendola nelle sue spire. Si rese conto, mordendosi le labbra, che quella misteriosa e aliena creatura,gli faceva perdere la lucidità delle sue emozioni, che diventavano instabili: gli bastava incrociare le sue iridi, ed era totalmente sedotto da lui, cadendo in sua balia.

"Hihihhihi" Ridacchiò scrutandolo, poi gli mormorò dolce: "Dai, non affliggerti!"Quello sguardo era fin troppo dolce per essere di un demone; lo contemplò rapito da quelle iridi rosse, che gli ricordarono il romantico colore delle rose, arrossì distogliendone la vista: "Cioòè...Non è che non ti voglia bene: non desidero che tu debba soffrire per causa mia! Non anche tu, ti prego! Ho già fatto troppo male! Fin da quando sono nato, vedo esseri che muoiono di fronte ai miei occhi, che si feriscono e terminano la propria esistenza, disintegrandosi di fronte a me! Ed è tutta colpa sua!" Gridò esasperato da quel destino crudele, sfogandosi con se stesso e affondando le mani tra i capelli d'aramanto che brillarono quasi liquidi nella iridescente luce lunare. "Ti comprendo perfettamente, Cinnabar...Anche io provo queste stesse emozioni, per via della dannazione che tormenta senza tregua il mio corpo, annientando ogni minuto che passa, quel poco che è rimasto della mia anima, riducendo il mio inesistente cuore in cenere." Rivelò, fissandolo negli occhi, lui fu nuovamente rapito dallo sguardo magnetico di quelle iridi di sangue. Il demone sorrise tranquillo giocherellando una leggera bolla argentea metallizzata che saettava nell'aere oscuro, accarezzandola rilassato.

[Houseki no Kuni] -  Whisper to the moonWhere stories live. Discover now