Stella e Angelo

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Stella smise di osservare il cielo e guardò giù. Buttarsi a picco sul mare, sotto le stelle luminose che tanto adorava, le sembrò l'unico rimedio possibile per far smettere a quella profonda sofferenza di infliggerle ferite invisibili e insopportabili.

Covava un male incurabile e irreversibile.

L'aveva scoperto da poco, Stella. Aveva avuto un'ulcera allo stomaco che era degenerata nel peggiore dei modi. I medici non le davano più di qualche mese di vita, ma lei sarebbe morta in quel momento, avrebbe messo fine a tutto quel dolore e alla costrizione ostile di assumere farmaci: quelli alleviavano il suo male, ma non lo curavano del tutto, non arrestavano il suo corso.

Come poteva dichiararsi ad Angelo, sapendo questo?

Come poteva anche solo sperare di mettersi con lui, se la sua vita era destinata a una fine improvvisa, a trasformarsi in una stella cadente?

Non le importava più se lui non avrebbe capito, se il giorno dopo non avrebbe ricevuto risposta al suo messaggio di buongiorno e a quelli seguenti, se non l'avrebbe più fatta ridere, se non le avrebbe più dato passaggi o tante altre piccole premure e gentilezze che si erano spesso scambiati da buoni amici.

Stella ringraziò il cielo, fu comunque riconoscente al suo destino, per averle fatto conoscere, anche se per un tempo limitato, il suo sole nascente.

La ragazza allargò le braccia, come una fragile colomba che voleva spiccare l'ultimo volo sorprendente della sua giovane vita. Chiuse gli occhi umidi. Fissò nella sua mente il volto ormai familiare del suo amato Angelo, un'ultima volta, prima di prendere una breve rincorsa e lanciarsi nel vento, precipitando giù, sempre più giù, fino ad affondare nell'acqua placida, in una notte tranquilla. E lasciarsi andare per sempre, inghiottita dall'oscurità, alla pace definitiva dei sensi.


"Keep looking up ahead, riding like the wind

Open up your heart, let me in"


Angelo aveva partecipato attivamente alle ricerche di Stella, si era interessato al suo ritrovamento dal momento in cui aveva ricevuto una chiamata accorata dalla madre di lei, una donna disperata poiché la figlia era uscita per una passeggiata e non aveva fatto più ritorno a casa.

Entrambi avevano atteso e sperato ardentemente una buona notizia, che purtroppo non arrivò.

Una settimana dopo la scomparsa della sua amica, due pescatori avevano estratto il corpo ormai freddo e ancora riconoscibile della povera Stella.

Tutti i parenti e i conoscenti si erano presto stretti intorno alla madre, tentando di alleviare per quando possibile il suo dolore incontenibile.

Quando emerse, dall'autopsia al cadavere, che la ragazza non aveva ferite addosso che potessero ricondurre a un omicidio e che tutti gli elementi invece portavano al suicidio, Angelo si stupì enormemente, si arrabbiò persino e indagò per conto proprio su quali potessero essere state le effettive cause che l'avevano indotta a scegliere la morte invece che la vita.

Così, in seguito alla cremazione, curiosando nella camera di Stella dopo aver ricevuto il consenso dalla madre, Angelo aveva ritrovato una lettera dentro a un cassetto ben nascosto dentro l'armadio chiuso a chiave.

Conteneva un breve messaggio, in verità, ed era indirizzato proprio a lui.

"Angelo, io sono molto malata. Sto pensando di farla finita, tanto morirò ugualmente. Il mio cuore e la mia mente mi suggeriscono di lasciarti qualche parola di commiato, se lo stai leggendo vuol dire che adesso non ci sono più. Continua ad andare avanti nella tua vita, che ti auguro lunghissima e felice. Non disperare per me, cavalca il vento e io cavalcherò al tuo fianco, anche se tu non mi vedrai. Apri il tuo cuore e lasciami entrare, così non potrai mai dimenticarti di me. Di me, che ti amavo tanto. Di me, che avrei voluto realizzare il mio sogno di sposarmi con te e darti dei figli meravigliosi. Tuttavia, sono sicura che saprai trovare una persona degna e meritevole di starti accanto come moglie devota. Ti prego, vivi senza rimpianti, fallo per me. Ti amo. Tua Stella".

«Signora?». Mormorò lui flebilmente.

«Cosa succede? Come mai sei così pallido? Vuoi che ti prepari qualcosa di dolce?» si preoccupò la madre di Stella, vedendo uscire Angelo dalla camera della compianta figlia con la stessa espressione di chi aveva visto un fantasma.

Angelo scosse lentamente la testa.

«Stella era davvero così malata?» chiese soltanto.

«Sì, ma si stava curando, perché? Mi dispiace non avertelo detto prima, ma io e lei non volevamo farti preoccupare».

«Sapeva anche che era innamorata di me e che sognava di sposarmi?».

Ogni parola che stava pronunciando era come una stilettata nel petto, dritta nel cuore, faceva dannatamente male, perché? Perché lui era stato così cieco da non vedere, così sordo da non sentire, così inetto da non capire?

Strinse i pugni e tremò.

Ripensare a tutti i sorrisi di Stella lo fece piangere, sfogare in un pianto represso. La madre non rispose alla sua ultima domanda, ma fu abbastanza premurosa e comprensiva da abbracciarlo e da tenerlo stretto a sé, quasi come se fosse figlio suo. Facendolo, le parve quasi di stringere la sua Stella e si commosse profondamente.

«Fai quello che ti ha scritto. Rispetta le sue ultime volontà, caro. Così la renderai davvero felice».

«Ci proverò», si limitò a dire Angelo, fra i singhiozzi.

Ci avrebbe provato davvero, avrebbe dato maggior valore alla sua vita, fino all'ultimo secondo. Con la tacita promessa di non scordare mai la preziosa Stella che la vita gli aveva donato.


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1421 parole escluse le citazioni in inglese.

Scritta per la seconda settimana del COW-T, terza missione, Canzone "Shine – Tolmachevy Sisters".    

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