Stella e Angelo

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"Shine into my darkness

Shine into the night, my rising sun"


Si chiamava Stella. Adorava osservare le stelle, punteggiavano il cielo notturno di puntini luminosi, le infondevano molta speranza e le regalavano serenità.

Forse anche la sua mamma aveva pensato a questa loro caratteristica unica, quando alla nascita le aveva donato proprio quel nome altisonante. Forse era semplicemente un'idea folle, un'ispirazione improvvisa, un buon auspicio, ma le aveva portato fortuna. Fino a un certo punto almeno.

Stella aveva avuto un carattere solare, disponibile e gentile, che tutti apprezzavano, fin da adolescente. Di quest'animo candido, buono e sensibile, però, in molti si erano approfittati. L'avevano delusa, calpestata, usata e poi gettata come si era soliti fare con la roba vecchia o con la carta straccia.

Alla fine, nessuno aveva asciugato le lacrime versate nella buia solitudine della sua cameretta, durante la notte. Nessuno era lì a stringerla in un abbraccio consolante, doveva cingersi da sola con le braccia sotto le coperte. Nessuno le sussurrava dolci parole di conforto.

Stella ci aveva provato davvero a farsi delle amiche e a tenersele accanto, ma loro, alla prima occasione, le avevano voltato irriverenti le spalle. Aveva capito che si erano avvicinate a lei solamente per necessità, era andata avanti inghiottendo un boccone amaro dietro l'altro.

E i ragazzi della sua vita?

Se era concesso dirlo, quelli si erano comportanti anche peggio con Stella.

In due l'avevano illusa e presa in giro, il terzo l'aveva tradita con la vicina di banco a scuola, il quarto all'inizio sembrava un bravo soggetto, ma a lungo andare si era rivelato violento e aveva tentato di stuprarla, se non fosse stato per l'intervento fortuito di un passante l'avrebbe fatto davvero.

Attualmente, Stella aveva ventitré anni e un nuovo amore che le faceva battere forte il cuore, però aveva paura. Aveva davvero il timore di aprirsi con lui, perché per esperienza personale non le veniva più spontaneo schiudersi agli altri, per esperienza personale la solarità e la gentilezza si erano indurite in una corazza di prudente riservatezza.

Stella ammirava il cielo stellato e piangeva sommessamente.

Lei non singhiozzava, non emetteva versi strazianti, ma un fiume di lacrime scorreva lungo le sue guance schiarite dalla luce della lontana e indifferente luna.

Forse poteva esistere un luogo, un tempo e un giorno preciso in cui lui, l'uomo di cui era innamorata, sarebbe stato suo, suo e di nessun'altra.

Era già il suo sole nascente, bello e irraggiungibile.

E allora, le parole che sarebbero uscite dalle sue labbra screpolate, che tante volte aveva morso per trattenere gemiti di rabbia e di dolore, le avrebbero garantito la possibilità che attendeva da una vita, tramutando l'amicizia in amore.

Perché questo tesoro di uomo la considerava soltanto un'amica come un'altra, la vedeva sotto la luce pura di una conoscenza informale e di un'intesa piacevole, ma che si sarebbe fermata lì, senza sperare in contatti più intimi, in gesti romantici.

La faceva ridere quando aveva il morale sotto le scarpe, le scriveva dei messaggini tanto per farle intendere che le rivolgeva almeno un pensiero al giorno, le dava passaggi con l'automobile se le necessitavano, le raccontava della sua famiglia numerosa.

Era buono e bello, il suo sole nascente, il suo Angelo, che doveva continuare a vivere la sua vita senza sapere che lei l'amava tantissimo. L'avrebbe scoperto tardivamente.

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