Prologo

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When, when we came home
Worn to the bones
I told myself, "this could get rough"

È strano come solo sotto la volta celeste, sotto lo sguardo di miliardi di stelle, uno realizzi di essere cosí piccolo, cosí insignificante anche, semplicemente cosí...
Uno.
Tra tanti.
Un puntino invisibile, perso nell'immensità del mondo, a differenza delle stelle che, sparse nell'infinità dello spazio, splendono facendosi riconoscere, raggruppate in costellazioni, in piccole famiglie a cui noi ci ostiniamo a dare un nome, o sole, disperse, libere.
"Quella è l'Orsa Minore".
Sorrido tra me e me a quella voce piena di meraviglia ma allo stesso tempo sicura, come se dicesse la stessa frase tutte le sere, ed effettivamente è così.
Ashton ha il naso per aria e gli occhiali premuti sugli occhi, un po' sbilenchi come al solito, lo sguardo rilassato mentre contempla il cielo notturno dal retro del mio pick up, facendo finta di non avere freddo mentre le sue mani tremano per l'aria fresca di fine estate.
"E quello..." continua, sollevando poi un dito, girandosi verso di me con un sorriso "quello, Cal, è il Piccolo Carro".
Seguo il suo dito, come al solito non riconoscendo la figura che lui trova, ma annuisco, continuando ad esaminare le stelle.
"Aspetta, magari trovo anche la costellazione dei Pesci" sussurra, ed io mi giro a guardarlo, sdraiato con la testa su un vecchio cuscino che ho trovato anni fa in soffitta e che da allora usiamo per guardare le stelle.
Ashton è il mio migliore amico.
Beh, questa è solo metà della verità.
Ashton è il mio migliore amico di cui sono innamorato da quattro anni, sei mesi, due settimane e circa quattro giorni.
Circa perchè mancano pochi minuti alla mezzanotte e allora i giorni diventeranno cinque.
Non sono uno stupido e nemmeno un masochista, ovviamente non ho passato gli ultimi anni della mia vita e la maggior parte degli anni della mia adolescenza a lamentarmi e lagnarmi e piangere per questo amore chiaramente non ricambiato.
Sono uscito, ho baciato diverse ragazze e qualche ragazzo, ho addirittura fatto sesso, ma alla fine della giornata, quando cala la sera e arriva la notte con le sue stelle, mi rendo conto che non c'è via d'uscita, e mi ritrovo ad affrontare i miei sentimenti per Ashton.
Non so quando siano iniziati, so solo quando mi sono reso conto di provare qualcosa che andava oltre l'amicizia per il mio amico tutto ricci e fossette, quel momento in cui tutto è cambiato.
E non dimenticherò mai quel pomeriggio a casa sua, a fingere di studiare mentre, in realtà, lui cercava un osservatorio astronomico vicino a casa ed io, semplicemente, lo ascoltavo parlare ancora, e ancora, e ancora di stelle e costellazioni.
Un po' come adesso.
"L'Ariete!" Esclama, indicando un altro punto nell'immenso quadro sopra le nostre teste, aperto ai nostri occhi, ed io sorrido, sistemandomi meglio con le braccia dietro alla testa.
"Sai, non conosco nessuno dell'ariete" commento, cercando di distinguere la costellazione e fallendo come ogni altra volta mentre Ashton, senza spostare lo sguardo, scrolla le spalle.
"Rae era dell'ariete".
Un brivido percorre il mio corpo al solo sentire il nome della sua ex ragazza, non perchè fosse antipatica o qualcosa, quanto per il fatto che sia stata, appunto, la sua ragazza.
Non è una novità, visto che negli anni Ashton ha avuto più ragazze, ma sentirle nominare è sempre fastidioso.
E quando stava con loro... Beh, meglio sorvolare sulla quantità di gelato che ingurgitavo sotto lo sguardo basito di mia sorella.
"Ah, sí?" Domando, completamente disinteressato, e cosí deve essere anche Ashton visto che si limita ad annuire, continuando a guardare il cielo, alla disperata ricerca della costellazione dei Pesci.
"Sí, e proprio da manuale. Quando si arrabbiava era insopportabile, diventava una vera e propria Furia" continua, girandosi poi verso di me con un leggero sorriso.
"Cosa?".
"Beh, un po' come te quando cambio canale senza avvisarti prima" ridacchia, facendomi la linguaccia, ed io mi limito a sorridere del suo comportamento infantile, alzando gli occhi al cielo.
"È una tortura. Dai, vuoi dirmi che non ti arrabbieresti se venissi lí a cambiarti canale mentre magari stai seguendo un film interessante?".
"Come se tu guardassi film, Cal. Guardi solo cartoni animati".
"Adventure Time e Lo Straordinario Mondo Di Gumball sono più che cartoni animati" borbotto, incrociando le braccia al petto ed imbronciandomi solo per vedere il mio migliore amico sorridere, avvicinandosi poi a me giusto per farmi il solletico sulla pancia, facendo cadere la mia facciata arrabbiata nel giro di qualche secondo.
"Va bene, ragazzone. Sono più che cartoni animati" cede, facendomi sorridere sfacciatamente prima che la sua testa finisca come sempre sulla mia spalla, e nel giro di qualche secondo finiamo per condividere la coperta di plaid che io mi sono ricordato di portare.
Come ogni sera.
"E poi, tu non fai testo. Guardi solo documentari sulle stelle e sullo spazio" continuo, accarezzando piano i suoi capelli come d'abitudine, sentendoli più soffici al tatto rispetto a ieri, segno che li ha lavati poco prima di uscire di casa.
La nostra amicizia è strana, sono il primo a riconoscerlo.
Siamo due ragazzi, uno apertamente eterosessuale e l'altro segretamente bisessuale, accoccolati l'uno all'altro a guardare le stelle e a toccarsi come due amici maschi forse non dovrebbero toccarsi.
Più clichè di cosí credo non esista qualcosa, e probabilmente chiunque penserebbe che siamo nel bel mezzo di un appuntamento, eppure per noi tutto questo è normale, frutto di anni e anni di amicizia, di fiducia, di dirsi tutto.
Beh, quasi tutto.
Siamo sempre stati cosí, inclini al contatto fisico e a cose che potrebbero essere benissimo classificate 'da ragazze', ma nessuno dei due ci ha mai dato peso, Ashton probabilmente perché abituato dato che un amore per le stelle come il suo non è esattamente sinonimo di mascolinità.
"I miei documentari sono molto interessanti e soprattutto educativi!" Ribatte lui, infuocandosi come ogni volta che qualcuno menziona le sue passioni senza il rispetto dovuto, ed io mi limito a sorridere, divertito.
"E lo sono anche i miei 'cartoni animati'".
"Sicuro".
"Mi hanno insegnato a disegnare!".
"Disegni pinguini, Calum. Pinguini che sembrano patate".
"Non insultare i pinguini di Re Ghiaccio, zoticone" lo intimo giocosamente, e Ashton, che sa che potrei andare avanti per ore a parlare di Re Ghiaccio come lui parla delle sue amiche stelle, decide di lasciar perdere, stringendosi maggiormente nel plaid e continuando a guardare le stelle.
"È mezzanotte, abbiamo solo più mezz'ora" sospiro, guardando velocemente lo schermo del mio cellulare, e a quelle parole Ashton sospira, scuotendo piano la testa.
"Detesto questo stupido coprifuoco che i nostri genitoro ci hanno imposto. Voglio dire, guardiamo le stelle, mica andiamo a feste strane o in qualche locale per fare dello squallido sesso in qualche squallido bagno".
"Beh, l'abbiamo fatto prima d'ora".
"Non è questo il punto. Una volta voglio rimanere qua tutta la notte. Fino all'alba".
"Se vuoi prenderti la polmonite, tanto vale che ti faccia una corsetta in mutande sotto la pioggia" commento, sarcastico, quando Ashton si gira verso di me, un sorrisetto malizioso sulle sue labbra.
"Scommetto che ti piacerebbe vedermi in quello stato".
"Mentre ti comporti da coglione? Ovvio, sarei in prima fila per prenderti per il culo".
"Semmai, in prima fila a guardarmi il culo. Questo bel pezzo di manzo farebbe gola anche a un asessuale" si atteggia, dandosi da solo una pacca sul sedere per sottolineare il concetto, facendomi alzare gli occhi al cielo.
"Certo, come vuoi tu".
Ashton sorride, vittorioso, felice di aver avuto l'ultima parola, ed io mi limito a guardarlo mentre torna con il naso perso tra le stelle, dove sono sicuro lo ritroverei sempre.
Se mai perdessi Ashton, mi basterebbe chiedere alle stelle.
Peccato che non possa chiedere anche un desiderio, peccato che non possa chiedere con questa facilità anche il suo amore.
"Ah-ha! Guarda, Cal! La costellazione di Perseo!" Esclama, indicando con l'entusiasmo di un bambino un punto nel cielo poco distante dalla costellazione dell'Ariete, ed io seguo il suo sguardo, annuendo piano.
"Chi era Perseo?" Domando, fingendo di non sapere nulla, sapendo perfettamente che Ashton non vede l'ora di raccontare tutto quello che sa sulle sue stelle, ed io non perderei mai l'occasione di sentirlo parlare di quello che ama.
La passione che ci mette mi destabilizza, come tutto quello che fa.
Si gira verso di me, un sorriso soddisfatto sulle sue labbra: "il mito di Perseo risale alla mitologia classica. Racconta che fosse figlio di una mortale e di Zeus e che volesse portare la testa di Medusa in dono per le nozze di un re del quale adesso non ricordo il nome. Comunque sia, con l'aiuto di altri due dei, Ermes ed Atena, riuscí nella sua impresa".
Polidette. Il nome del re era Polidette.
Ma non dico nulla, semplicemente annuisco, guardandolo sorridere prima di tornare alla sua ostinata ricerca.
"Non vedo l'ora di studiare astronomia all'università, l'anno prossimo" sospira, senza guardarmi e nascondendo parte della bocca sotto le coperte, una cosa che tende a fare quando comincia ad avere sonno.
"Allora non avrai più tanto tempo per guardare le stelle".
"Scherzi? Passerò giorno e notte all'osservatorio... O al mio telescopio. Con i risparmi che ho accumulato fino ad ora, credo di poter comprare giusto la base che lo sostiene" commenta, scuotendo mestamente la testa, e senza pensarci due volte lo stringo piano a me, tamburellandomi le mani sulla sua pancia.
"Ce la faremo. Io ho duecento dollari da parte, e sto risparmiando insieme a te" cerco di consolarlo, e capisco di riuscirci quando sorride, sporgendosi per darmi un bacio sulla guancia.
"Sei un deficiente patentato, ma ti voglio bene".
Sorrido, nonostante il dolore nel petto a quelle parole.
Sorrido, perchè so quanto tiene a me.
Ma il sorriso non è cosí genuino, perchè so che quel 'ti voglio bene' non evolverà mai in qualcosa di diverso, di più profondo, di più grande.
"Certo, certo, un deficiente patentato" commento, facendo sorridere Ashton che mi guarda, e per un attimo mi congelo sul posto, pensando che la sua vicinanza, il suo tocco, il modo in cui mi guarda possa significare qualcosa di più.
E ci spero, ci spero davvero che stia per baciarmi, ci spero davvero di sentire quelle labbra sulle mie, ci spero davvero di...
"E signori, signore, Calum" annuncia sottovoce, alzando poi il dito al cielo, indicandomi un punto poco lontano dal mio viso.
"Quella è la costellazione dei Pesci".

Questa storia é un po' diversa dalle altre, sia perchè sto sperimentando dal punto di vista stilistico, sia perchè, nonostante abbia una base da fanfiction, mi piace ritenerla una teen fiction.
Sto allargando i miei orizzonti, sia come persona che come 'scrittrice'.
Se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate, mi farebbe davvero tanto piacere.
Claire.

Per i romantici, gli indecisi e gli innamorati.

Let's Hurt Tonight || Cashton Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora