Capitolo 12 - Parte 2

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L'ora sul blocco-schermo del cellulare indica le 16:00 e sto ancora passando il pomeriggio sdraiata su questo divanetto. Fra un'ora io e Lisa dovremmo salire di sopra per la pausa, Raffaele è andato su trenta minuti fa – aveva deciso di scendere in biblioteca un po' prima. Scorro un'altra pagina del libro, sperando di non ritrovarmi davanti all'ennesimo paragrafo scritto in minuscolo, ma rimango presto delusa. 

Sposto lo sguardo verso la poltroncina rossa vuota di fronte a me. È da un po' che Lisa non torna: si era alzata per sgranchirsi le gambe, ma saranno ormai venti minuti che è dietro quegli scaffali.

Chiudo il libro e lo appoggio ai piedi del divano, mi rimetto seduta e faccio per alzarmi, decisa ad andare a cercare la mia amica: non ci vuole molto che qualcuno si perda qui dentro. Una volta fatto, però, il rimbombo di alcuni passi mi blocca sul posto. Pochi secondi dopo, la figura minuta di Lisa compare da dietro una libreria, intenta a sfogliare un volume dalla copertina bordeaux.

Mi lascio cadere di nuovo sul divano, tirando un respiro di sollievo e portando di nuovo l'attenzione verso il libro di prima.

«Comunque, lo ripeto: questo posto è enorme!» commenta lei sedendosi sulla poltrona.

«Già... decisamente enorme» replico sconsolata io, mettendo a confronto, con lo sguardo, la pila di libri di fronte a me con quelli ancora nelle immense librerie. «Mi chiedo se ce la faremo mai.»

«Beh, intanto abbiamo una mappa» osserva la ragazza senza guardarmi.

«Una mappa che non porta da nessuna parte. Strano... com'è possibile che quell'ospedale non sia mai esistito?»

Lisa scrolla le spalle, lo sguardo fisso sul libro. «Non lo so.»

Sospiro; ogni giorno ritorniamo su quell'argomento, ma non troviamo mai una risposta e, sinceramente, dopo un po' tornare a discuterne diventa snervante. Poso lo sguardo sulla copertina scarlatta del libro noioso per terra, ma quando sto per afferrarlo, mi rendo conto che non ho nessuna voglia di leggerlo. Annoiata, mi volto verso gli altri volumi gettati sul pavimento, finché il nero del diario di Irinis non cattura di nuovo la mia attenzione. No, Giulia, quel libro ti fa male, Giulia, non devi leggerlo, Giul...

Afferro il diario e mi stendo di nuovo sul divano.

Apro nel punto in cui un vecchio scontrino del Mc Donald's fa da segnalibro su una pagina di neanche metà volume, ma appena le dita sfiorano la carta, una sensazione di disagio e colpevolezza mi pervade. È forte, ma cerco d'ignorarla ugualmente. Stringo un attimo gli occhi, tentando di cacciare via la sensazione, quindi mi concentro sulla prima riga:

«Non si è mai troppo prudenti, specialmente adesso. La Terza Cacciatrice è ora immune per gli dèi; tuttavia, non possiamo permetterci di fidarci di lei. Nonostante non possa più farci del male, la Cacciatrice rimane un pericolo.»

Terza Cacciatrice? Sapevo ce n'erano due: il Primo per noi Ryod e il Secondo per gli Alim; ma un Terzo? A cosa potrebbe servire?

Forse è stata sconfitta definitivamente durante la Battaglia, ma non si spiegherebbe la sua assenza nell'affresco e inoltre gli dèi sono immortali, avrebbe avuto almeno un Guardiano.

Ritorno subito a leggere, alla ricerca di risposte:

«Fu quando la stella dorata illuminò la Terra che lei entrò, con una potenza che non vedevo da secoli. La gonna sfiorava il pavimento, i capelli scuri erano raccolti nella solita complicata acconciatura e i suoi maligni occhi neri mi fissavano impavidi. La figura maliziosa della Terza Cacciatrice Ayem, il suo braccio destro, era a un passo da me, ma notai subito come quel suo atteggiamento arrogante venisse tradito dal tremore alle labbra.

Ayem si fermò di fronte al trono e tenne lo sguardo su di me: nessuno, nemmeno gli dèi, ha mai osato fissarmi con tanta intensità, eppure non era sfida quella che bruciava nei suoi occhi. Feci per leggerle nella mente, ma la sua calda e ingannevole voce risuonò nella sala prima che lo facessero i suoi pensieri:

"Voglio offrirmi a voi, oh Dea Suprema".

C'era sicurezza nella sua voce, troppa per potermi fidare.

"Che cos'è questo, non sapevi più che dire per ingannarci? Credevo che la tua lingua velenosa avrebbe ideato qualcosa di più nobile, Ayem" .

Ayem abbassò lo sguardo, mordendosi con rabbia il labbro inferiore. Potevo sentire il rancore crescere in lei, ma non capivo per cosa.

"Non è un inganno, Irinis" sibilò. "Non ho più nulla a che vedere con Lui".

Non riuscì a dire il suo nuovo nome, come se lo temesse ancora. La studiai con lo sguardo, intercettando ogni suo minimo movimento.

"Dunque ti saresti ribellata?" chiesi a un certo punto, fissandola gelida da sopra il trono. La Cacciatrice alzò di scatto la testa. "Io non sono come lui, come loro! Non potevo più restare in quel posto, dovevo scappare, così... ho pensato che voi, Dea Suprema, potevate accettarmi nel vostro Ordine".

La osservai, sia dentro sia fuori, ma Ayem è astuta. Riusciva a manipolare i suoi stessi pensieri e nemmeno io, la Dea Suprema, la Creazione stessa, potevo decifrare quel miscuglio di parole.

"Perché dovrei fidarmi di te?" domandai a un certo punto, cedendo alla parola.

Ayem alzò gli occhi su di me, un lampo le attraversò gli occhi. "Perché io so che succederà alla Battaglia" rispose, allargando le labbra in un sorriso maligno.

Non potevo credere l'avesse detto davvero. Rimasi impassibile davanti ai suoi occhi – una dea maggiore che veniva sorpresa da una minore come lei non era accettabile – ma quella frase risvegliò quella paura che ormai da secoli credevo assopita, sotto controllo...

Non so quanto sia vero ciò che disse, non ci sarebbe voluto molto prima che lo scoprissimo, ma nel caso lo fosse, avevo bisogno di sapere. Ho già parlato delle visioni sulla Battaglia, come l'orrore dilaniava davanti ai miei occhi e del manto di luce che squarciava le tenebre; ma era confuso, troppo.

Non mi mostrai impaziente. Squadrai con uno sguardo quella Cacciatrice, capii che sarebbe dovuta rimanere alla Residenza, ma non volevo che si avvicinasse agli dèi. Nel caso mentisse, non potevo permettere facesse loro del male, che li corrompesse con le tenebre della sua anima. No, dovevo imprigionarla. L'oscurità sarebbe diventata parte di noi.

Allungai una mano verso di lei. Il suo corpo si sollevò da terra, una nube nera si alzò da sotto il pavimento e circondò le gambe affusolate di Ayem. Quando arrivò all'addome, un grido straziante uscì dalla bocca della Cacciatrice, contorta da un dolore atroce e agonizzante.

Pochi istanti dopo, la nube scomparve e il corpo di lei cadde a terra, esausto.

Soddisfatta, accennai appena un sorriso, che sparì non appena Ayem alzò gli occhi, ancora neri, verso di me.

"Non so se posso fidarmi di te, ma, se quello che dici è vero, d'ora in poi sarai la Dea del Dolore, terzo membro dei Ryod, insieme a San e Lyr. Benvenuta tra gli dèi dell'Ordine, Ayem".»

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