Dal diario di Katiusha Grice (4 giugno)

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Caro diario,

sono stata invitata al matrimonio dei miei amici d'infanzia, Alexia Spencer e Manuel Parker. Non è incredibile?

Sembra ieri, quando noi tre ci nascondevamo dalle nostre madri dopo aver rubato furtivamente il barattolo di nutella dallo scaffale più alto in cucina, o quando ci sedevamo sul muretto della scuola a chiacchierare di qualunque cosa, tranne che dei compiti assegnati.

La mattina della cerimonia nuziale, mi sono svegliata con la strana sensazione di aver dimenticato una commissione importante. Mentre io cercavo di ricordare quale potesse essere precisamente questa dimenticanza, ho scaldato il latte sul pentolino, ho spalmato la nutella – di cui sono dipendente, tu lo sai bene – sulle fette biscottate, ho assottigliato gli occhi assonnati, ho sbadigliato, mi sono grattata la testa. E fin qui, nulla. Non mi veniva in mente. All'improvviso, ho sgranato le pupille: il mio vestito! Ecco! Accidenti! Avevo scordato di ritirare il vestito da cerimonia in tintoria!

Ho consumato la colazione alla velocità del fulmine, poi sono corsa a mettere tuta e scarpe da ginnastica, afferrando la borsetta mentre uscivo rapida fuori di casa. Ho preso la mia macchina per sbrigarmi prima, ho ritirato l'elegante abito acquamarina dalla tintoria, sono ritornata a casa per prepararmi a dovere. Ho fatto una doccia, ho litigato con il phon e la spazzola finché non ho ottenuto un'acconciatura decente, mi sono truccata, ho indossato il raffinato vestito e ho calzato i tacchi a spillo di nero lucido. Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho controllato l'orario: mancava ancora un'ora e mezza all'inizio della cerimonia nuziale.

Tuttavia, i guai non erano finiti, piuttosto erano appena cominciati! Quando sono salita di nuovo in macchina, questa non partiva, non si avviava il motore in nessun modo. Il contatore della benzina segnava rosso. Prima ero così assonnata da non accorgermi di averla esaurita. Bene! Stupida fretta! Però, volevo essere fiduciosa: ho estratto il cellulare Samsung dalla borsetta, ho scorto l'elenco fino a trovare il numero di mio cugino Mark, l'ho chiamato. Non rispondeva, il bastardo. Al terzo tentativo, ho rinunciato e ho optato per una telefonata alla compagnia dei taxi, visto che l'unico parente più vicino a me era introvabile. Ho ringraziato il tassista gentile che è venuto a prendermi sotto casa, perché sono rispettosa, io.

Pensavate che i miei guai fossero finiti qui? No. Mi sono ritrovata bloccata nel traffico, con il taxi intrappolato dentro una fila interminabile di automobili ferme e altri mezzi di trasporto. Spazientita, quando mancavano solo quaranta minuti all'inizio della funzione religiosa, ho pagato la corsa al tassista e sono scesa dalla vettura, sbattendo la portiera e proseguendo a piedi sul marciapiede laterale. Stava andando tutto bene, finché non ho sentito, ahimè, la caviglia piegarsi e il tacco rompersi. Perfetto! Ero appiedata e per giunta senza una scarpa! Avevo venticinque minuti e dovevo trovare subito un calzolaio, altrimenti mi sarei persa l'inizio della cerimonia.

Ho vagato per una decina di minuti senza porre rimedio, poi mi sono ricordata del cellulare, ma sfiga volle che fosse quasi scarico. Sì, esatto, ho persino scordato di ricaricarlo prima di uscire! Prima che la batteria mi abbandonasse del tutto, però, sono riuscita miracolosamente a contattare un amico che abitava da quelle parti. Si chiama Peter Wells. Noi due avevamo frequentato la stessa scuola superiore, rimanendo in buoni contatti. Lui si è dimostrato felice di aiutarmi, prestandomi un paio di scarpe, sempre coi tacchi a spillo, appartenenti alla sorella, che ormai aveva cambiato città e quindi non le servivano più. Se non altro, portavamo lo stesso numero di piede, il trentanove. Ho ringraziato il caro Peter con un affettuoso bacio sulla guancia e lui è arrossito: era timido e introverso di natura. Stavo per proseguire la mia sfacchinata verso la Chiesa, quando Peter, da angelo custode qual era, non si è offerto di accompagnarmi con la sua bicicletta: che gesto nobile! Che azione dolce! In quel momento l'ho amato moltissimo!

Alla fine, sono arrivata a cerimonia iniziata, ma con un sorrisone sulle labbra, perché mi ero goduta l'ultima parte del tragitto in piacevole compagnia. I due sposi, posizionati di fronte all'altare e in procinto di scambiarsi le promesse con gli anelli, erano davvero bellissimi. Alexia era luminosa, avvolta nel classico vestito nuziale, con il velo che copriva parte dell'acconciatura elaborata. Manuel era emozionato, compito nell'abito formale.

Ho seguito serenamente il resto del rito fino alla sua conclusione. Quando sono riuscita ad avvicinarmi ai due sposini, mi sono innanzitutto scusata per essere arrivata in ritardo, ma loro mi avrebbero perdonata comunque, perché, conoscendomi da sempre, sapevano che ero parecchio smemorata, impacciata e che mi sentivo vittima della sfiga. Ho promesso che al battesimo del loro primo figlio sarei arrivata certamente in anticipo. Tuttavia, caro diario, questa è un'altra storia.

Post scriptum: Al ricevimento seguente, ho mangiato fino a riempirmi lo stomaco, però non è successo nulla di rilevante da raccontare. Ho rimproverato mio cugino per aver impostato il suo cellulare in modalità silenziosa per sbaglio, ma vabbe', poi mi son consolata sul fatto che, almeno, non sono l'unica sbadata in famiglia.



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840 parole.

Per il COW-T 8, mi sono ispirata al prompt "Cerimonia".

Per la Maritombola 8, mi sono ispirata al prompt n°4 "Tacchi a spillo" presente nella mia cartella.

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