Carrù

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Mary accarezzò Hob, seduto tra le sue gambe. Era mattina e dopo aver deciso di marinare la scuola aveva indagato sui mezzi diretti a Carrù. Si era quindi preparata lo zaino ed aveva iniziato il viaggio prendendo il pullman delle sei per la stazione, qui aveva preso il treno per Mondovì dove si era fatta un bel giro aspettando il pullman delle 9. Dopo altri due pullman era arrivata a Marsaglia dove aveva aspettato mezz'ora prima che finalmente l' ultimo pullman arrivasse.

Mary sfinita salì, pago il biglietto e si sedette.

La sera prima era andata al bar di Caio e aveva fatto qualche ricerca su Carrù. Era un centro più o meno grande,  circa 4000 abitanti, con un passato fatto di depredazione da parte di francesi, tedeschi, anche spagnoli. C'era stato anche Napoleone Buonaparte. Una cosa molto famosa di Carrù, che donava al paese una certa ricchezza, era la Fiera del Bue Grasso dove si riunivano i migliori capi piemontesi bovini. A quanto detto dalla suora Padre Ernesto aveva dei cugini lì, l'unico problema era che Mary pensava Carrù un paesino di 200 anime, non di 4000 e passa! Ma se Padre Ernesto ci andava spesso, dovevano conoscerlo. Infondo Carrù non s'è trattava mica di Torino o Venezia, no? Si sperava che i carrucesi parlassero l'italiano/piemontese e poi non c'era nessuna fiera, quindi tutto tranquillo. Hob sbadigliò.

– Magari a Carrù ci sono oltre ai bui, anche le cagnette sai Hob i tuoi occhi ti distinguono.- li disse Mary grattandoli le orecchie. Guardò fuori, vi erano parecchie le vigne. Il cielo era limpido. Un cavallo pascolava solitario in mezzo ad un prato.

Dopo una mattinata di spostamenti a mezzogiorno meno dieci era finalmente arrivata a Carrù.

Alzò la testa. Davanti a lei c'era un opera voluta dai cittadini, il Monumento del Bue Grasso, due muli di pietra che trainavano un aratro. Hob, meno interessato, annusò la terra. Mary sbadigliò e si incammino verso una panchina dove stavano sedute delle signore

– Scusatemi.- disse, le donne si girarono a guardarla.

– Sto cercando dei signori, forse voi potete aiutarmi.- la signora più anziana sorrise

– Certo cara. Chi sono questi signori?-

- Lo vorrei sapere. Dentro allo zaino c'ho un pacchetto da consegnare a certa gente, che vantano un legame di sangue con un prete che porta il nome di Padre Ernesto. Non è che saprete indicarmi dove potrebbero abitare?- le signore si dissero qualcosa, poi riguardarono Mary

– Non sapremmo dirtelo con certezza. Ma questi potrebbero abitare vicino al centro storico sai un prete che non era il nostro veniva qualche volta in visita. Prova a chiedere a qualcuno di più anziano, di solito i vecchi sanno tutto.-

- Grazie tante, scusate per il disturbo. – Mary si allontanò con Hob che tirava al guinzaglio. Vecchi, vecchi, centenni. Uff. E i centenni Mary trovò. Mentre visitava Carrù con interesse giunse ad una bel luogo che era il tanto rinomato Centro Storico di Carrù, che era un centro storico decisamente rispettabile. Di solito i centri storici dei paeselli comprendono la chiesa, forse il palazzo comunale e magari una piccola statua, ma a quanto pare i carrucesi amavano pensare in grande. Il Centro Storico vantava Il Castello com'era chiamato, duecentesco, con il cavallino di bronzo e un giardino all'italiana, con vicino una Chiesa parrocchiale e sotto queste due opere stavano le case, dei "comuni mortali" come li avrebbero chiamati i nobili e il clero neanche tanti anni fa. Tra i due monumenti ( tra non proprio, magari vicino) c'era un pino. Porco cane. Carrù non poteva dire di non aver opere importanti, poco ma sicuro! Mentre Mary faceva la turista Hob ringhio, i cani non sapevano proprio apprezzare l'arte.

– Si Hob, anduma.- Mary si guardò attorno. E vide quel che cercava. Padre Ernesto che fumava una sigaretta. Si, magari. Un vecchiotto seduto su una panchina, mezzo addormentato, guardava il Castello tutto assorto nei suoi pensieri. Ma nessuno mangiava? Infondo era mezzogiorno ma vabbè. Mary si avvicino lentamente, non era proprio sicura che il vecchietto fosse sveglio, appena fu vicina li sfiorò delicatamente la spalla. Fu come una sveglia. Il vecchietto sussultò, facendo cadere gli occhiali e ancora in stato di coma li riuscì ad afferrarli con le magre dita e a rimetterseli. Poi si girò a guardare Mary, causa del risveglio da quel piacevole sonnellino occasionale.

Affari da Assassini L'ombra del preteLeggi questa storia gratuitamente!