svolte

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Caroline

Naturalmente non ero riuscita a dormire niente durante la notte, ed il sole iniziava a sorgere. Sentii  qualcuno che bussava alla porta, poi David salire le scale e dirigersi verso camera mia. Varcò la soglia, mi guardò e mi porse una tazza di caffè e latte che aveva in mano, anche lui aveva l’aria di non aver chiuso occhio. Presi la tazza e iniziai a sorseggiarne il contenuto mentre David continuava a fissarmi, come se stesse per dire qualcosa.

<<Devi andare Caroline, Azazel è arrivato.. non gli piace aspettare >>  detto questo, mi liberò dalle catene e mi fece cenno di muovermi. Rassegnata scesi al piano di sotto, ad aspettarmi c’erano due uomini. Uno di loro indossava un paio di occhiali da sole e rimaneva immobile come una statua; l’altro invece, mi accolse con un caloroso sorriso, mi venne in contro e mi mise una mano sul braccio;il suo modo di fare un po’ mi rassicurò, ma tutti i suoi gesti avevano un non so che di falso, in quel momento mi venne in mente un detto che usavano gli umani : “ quando il diavolo ti accarezza, vuole l’anima”, probabilmente non avevano tutti i torti .

 << Cara! Sei pronta a partire?>> mi chiese Azazel continuando a sfoggiare il suo sorriso finto

<< Credo di sì >> risposi io quasi in un sussurro

Poco prima di entrare nella limousine di Azazel  mi girai verso David, ci guardammo come se quello fosse un addio. Mi sarebbe sicuramente mancato, ma dopo tutti i complotti segreti e le bugie allontanarmi da lui mi sembrava la cosa migliore.

Una volta in viaggio mi decisi a chiedere ad Azazel delle risposte alle domande con cui mi aveva lasciato David. Così iniziò a spiegarmi tutto mentre io ascoltavo a bocca aperta.

<< Ovviamente non hai genitori, nessuno di noi li ha, possiamo essere creati o da particelle di luce o di tenebre di qualcuno ormai morto, oppure da una divinità, anche se il questa opzione è molto più rara. Però tu fai parte della rarità Caroline, sei stata creata direttamente dal dio della luce. Di te è scritto su molti libri sacri, infatti sei la prescelta per il giorno del giudizio>>

Mentre Azazel parlava io lo guardavo attonita. Doveva essere impazzito.

<< Se sono la prescelta allora perché non sono con Dio nel bel mezzo del giudizio universale? >>

<< Perché ti abbiamo rapita. Non è stato facile, ma siamo riusciti a tenerti nascosta per tutto questo tempo. Vedi ragazzina.. se tu sei con noi non ci sarà nessun giorno del giudizio e i demoni staranno tranquilli ancora per un po’>>

<< Ma se era così impegnativo nascondermi, allora perché non mi avete uccisa dall’inizio?>>

<< Non ci possono essere più prescelti alla volta, quindi finché ti terremo viva e vegeta, Dio non potrà crearne un altro . Poi è solo questione di tempo e diventerai un demone a tutti gli effetti, perderai per sempre la tua parte angelica, così gli angeli non ti troveranno mai e una volta diventata un demone non potrai più occuparti del giudizio universale e del volere di Dio. Bel piano no?  >>

<< Io.. non so se voglio diventare un demone a tutti gli effetti, e non so nemmeno se vi voglio aiutare>>

<< tranquilla, non dovrai nemmeno pensare a prendere una decisione cara, farai quello che ti dirò di fare, e basta>>

<< e se mi ribellassi come mi fermereste? Non potete nemmeno uccidermi>>

Azazel scoppiò in una risata che mi mise i brividi.

<< Non ti ribellerai, altrimenti uccideremo la tua cara Beth >>

Mi si raggelò il sangue, e non aprii bocca per tutto il viaggio. Avrei fatto come volevano loro, avrei fatto di tutto per proteggere le persone a cui tenevo.

La macchina si fermò nel bel mezzo del nulla, davanti a una scogliera alta parecchi metri, che si affacciava sul mare. L’altro demone presente oltre ad Azazel mi prese in braccio, stringendomi talmente forte da non riuscire nemmeno a lamentarmi. Camminò a passi decisi e rapidi sempre più vicino alla scogliera, fino ad arrivare all’orlo.

 Accadde tutto molto rapidamente, il demone saltò con me in braccio, in men che non si dica ci ritrovammo in un'altra dimensione. Secondo le mie poche conoscenze sul soprannaturale mi trovavo in una zona dei demoni, una sorta di andito dell’inferno, un po’ come quello descritto da Dante nella Divina commedia. Sembrava un enorme,vecchia città, fatta di mercati di schiavi e altre strane poltiglie in barattolo.

<< Questo posto sarà la tua nuova casa >> Mi disse il demone che mi teneva tra le braccia.

<< Proprio un bel posticino, caloroso oserei dire>>

 il demone sorrise alle mie parole, e dopo avermi messa giù, mi guidò verso una stradina in salita che conduceva a una specie di villa, o meglio dire palazzo, viste le sue dimensioni. Durante il breve tragitto feci conversazione con il demone, che mi disse di chiamarsi Fabio. Si comportava come un don Giovanni, scherzava sui miei capelli e mi cingeva la vita con il suo braccio tutto muscoli, come se fossimo vecchi amici, insomma, il classico ragazzo che vuole conquistare tutte con il suo bel sorriso, ma che alla fine dei conti si interessa solo di se stesso. Era bello e affascinante come la maggior parte dei demoni: i capelli un po’ incolti, lasciati spettinati, dei grandi occhi nocciola, e delle labbra carnose,poi il suo corpo sembrava scolpito da Michelangelo, non potevo fare a meno di non notarlo.

Arrivammo fino a un cancello enorme. Delle guardie dall’aspetto serio e composto ci fecero entrare, il cancello immetteva in un grande giardino, molto curato e ricco di ogni genere di piante, arbusti e fiori, alcune di queste erano specie sconosciute al mondo degli umani . Anche la casa al suo interno appariva lussuosa e curata in ogni minimo dettaglio. Tutto appariva perfetto, tranne il fatto che ero imprigionata li.

Quando fui accompagnata nella mi camera e lasciata sola, la tristezza mi assalì. Mi mancava David, la sua voce, i momenti che avevamo passato insieme, la sua voce, i suoi baci e le sue carezze.. mi mancava tutto di lui.

David

La casa appariva vuota senza Caroline, e io iniziavo già a sentire la sua mancanza. Mi sedetti sul divano e misi la testa tra le mani, alla ricerca di non so quale soluzione. Ad interrompere la mia riflessione arrivò Beth, le avevo detto che non avrebbe più rivisto Caroline e lei non l’aveva proprio presa bene. Piombò in casa con il fiatone e gli occhi da pazza.

<< Hey >> la salutai facendole un cenno con la mano. Lei neanche ricambiò il saluto, ma iniziò a parlare senza freno.

<< Dobbiamo fare qualcosa David. Lei deve ritornare qua, non può stare la, dobbiamo riportarla indietro. Possiamo organizzare una spedizione tipo attentato . Ma dove si trova precisamente ? la tengono incatenata? Dobbiamo fare qualcosa, qualsiasi cosa. >>

Beth continuava a ripetere frasi senza senso.Gli occhi diventarono lucidi, fino a che non scoppiò in lacrime e ricadde sulle ginocchia, con le mani tremanti spinte verso il pavimento. Non sapevo cosa fare, mi sentivo a disagio in quella situazione, poiché non sapevo se lasciarla sfogare da sola o provare a calmarla. Ma fu lei ad anticiparmi..

<< Non vedi che ho bisogno di un abbraccio cretino??>> disse lei con la voce rotta dal pianto.

Mi venne da ridere, era così sfacciata.

Mi alzai dal divano e la rimisi in piedi , le passai il dorso della mano sulla guancia per asciugarle le lacrime, ma quelle continuavano a scendere. Alla fine fu lei che mi si avvinghiò addosso, singhiozzando e stringendo la mia maglia nel suo pugno

<< perché sei così calmo ? perché non fai niente>>

continuava a ripetermi queste parole. Ma io non ero per niente calmo e non avevo intenzione di stare senza far nulla per Caroline. In quel momento realizzai che dovevo smetterla di fare il codardo, dovevo smetterla di nascondermi da ciò che provavo. Avrei liberato Caroline, e l’avrei consegnata agli angeli per farle compiere il suo destino, sarei letteralmente morto per lei.

<<La riporteremmo indietro >> dissi a Beth tenendo il suo viso tra le mani. Fu allora che accade una cosa del tutto inaspettata. Lei mi guardò fissa per un secondo, poi mi baciò. 

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