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Pen Your Pride

Capitolo 4

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[...] «Clary.»

Mi sorride, un sorriso rassicurante, e io ricambio. Scende dalla macchina, dirigendosi verso la porta d’ingresso e io lo imito. Entriamo in casa, è molto grande e bella anche se non molto arredata, giusto l’essenziale e qualche quadro e foto per darle un po’ di personalità. Continuo a guardarmi intorno, ma avverto gli occhi di Beau scrutarmi e inizio a sentirmi a disagio.

«Senti, grazie per prima.» dico, spezzando il silenzio che si era creato.

«Figurati.»

«Non ti ho mai visto a scuola.» dico la prima cosa che mi viene in mente per evitare l’imbarazzante silenzio di poco prima.

«Io non vado a scuola.»

Mimo un “Oh” con la bocca e lui sorride, più di prima. Il più bel sorriso che abbia mai visto. Ma subito si trasforma in una smorfia di dolore e un rivolo di sangue gli scende dal labbro spaccato. Gli chiedo dove tiene tutte le cose per medicarlo e lo vedo dirigersi verso una porta, mentre io lo seguo. Entra in bagno e apre l’anta di un armadietto, prendendo una scatola bianca con su una croce rossa che mi porge. Lo faccio sedere sul bordo della vasca, prendo una garza imbevuta di disinfettante e inizio a tamponargli la ferita, cercando di non svenire. È strano, ho sempre amato vedere il sangue scorrere sulla mia pelle, ma se si tratta di ferite sul corpo di altre persone mi fa sempre impressione.

BEAU’S POV

L’avevo vista qualche volta all’uscita della scuola. Stava sempre con un ragazzo, rideva, sembrava felice. Poi un giorno la vidi sola. E una settimana dopo in compagnia di un altro ragazzo e del primo più nessuna traccia. Era cambiata, non rideva più come prima. A volte vedevo questo ragazzo strattonarla e lei non reagiva. Sembrava quasi morta. Quando oggi l’ho sentita urlare ho pensato che forse una speranza di salvarla ci fosse. Forse non era ancora del tutto morta. Per questo ho affrontato quel tipo, senza pensare alle conseguenze. E ora eccola qui, davanti a me a curare le mie ferite. I suoi occhi verdi con qualche sfumatura nocciola che mi guardano preoccupati. Il labbro inferiore stretto fra i denti che le da’ un aria concentrata e ancora più preoccupata allo stesso tempo. I capelli lunghi, lisci e rossi che le contornano il viso. Qualche ciocca le cade sul viso e io non resisto, gliela sposto dietro all’orecchio. Lei mi guarda stranita e io non posso che sorridere per quell’espressione.

CLARY’S POV

Mi scosta una ciocca di capelli che mi è caduta sul viso e io rimango un attimo scioccata. Deve essersene accorto perché inizia a sorridere. Dio, quel sorriso.

«Io ho finito.» dico con un po’ di imbarazzo.

«Grazie.»

«È il minimo, se sei ridotto così è solo per colpa mia.» dico con una vena di tristezza nella voce.

In effetti è vero, lui è ridotto così perché si era scontrato con Matt per aiutarmi. Per salvarmi. 

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