Casa Zoretti

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Sabato, fermata del tram.

Mary guardò le persone che attendevano il tram. Aveva fumato. Si odiava per questo. Ma la disperazione l'aveva sopraffatta. E ne aveva fumata ancora una poco prima di arrivare. Ma la cosa che li faceva più paura era che aveva il timore che stesse diventando già dipendente.

- Donzella, ti sei messa a fumare?- Angelo li arrivò dietro facendola sobbalzare. Mary si girò a guardarlo arrabbiata

- Da cosa lo presupponi?-

- Puzzi di fumo. Non ti sei più fatta viva a scuola. Come mai?-

- Sai sempre tutto. Indovina.- Angelo ridacchiò, sempre più forte. Mary sospirò.

- Allora? Non ho voglia di stare qua fino a domani.- il ragazzo sorrise

- Vieni Donzella.- Mary lo seguì verso un parcheggio vicino

- Abiti in uno di quegli appartamenti?- chiese Mary indicando con un gesto della testa dei condomini.

- Ma figurati.- Angelo prese delle chiavi dalla tasca ed aprì la porta di un bella mercedes nera, di quelle già molto rispettabili ed limitate. Aprì una portiera

- Madame.-

- Quanti hai pagato per affittarla e far colpo?- Angelo rise

- Nah è di mia madre. Sali?- Mary lo guardò ancora un attimo poi salì. Angelo chiuse la porta ed andò alla guida. Seduto disse

- Se fossi in te mi terrei.-

- Ma perché la Samoia mi ha messo vicino a te?- partirono. Le strade erano affollate ma il traffico era scorrevole, Angelo guidò per dieci minuti, soltanto allora Mary si accorse che erano nel nord città, con tutte ville medie e grandi, la parte dei ricchi, come la chiamavano in periferia.

- Perché siamo qui?- chiese

- Non sei abituata a case così grandi, eh?- parcheggiarono davanti ad una grande villa, bianca e piena di finestre. Aveva anche un bel giardino, con degli alberi ben potati e ci stava pure un grosso laghetto con due isolette ai lati dominate da due statue di angeli ed in mezzo una strana creatura congelata davanti all'ingresso. Uscirono dalla macchina.

- Ecco casa mia, villa Zoretti. Risale al 1650, è antichissima.-

Mary guardò la bianca villa ammirata. Le ricordava molto quelle case enormi che nascondono oscuri segreti dei film, chissà magari era così. Segui Angelo attraverso il giardino che, da vero gentiluomo, le aprì la porta in legno antico. Mary entrò. E rimase di sasso. L'entrata era molto pulita, con il parquet così ben lavato da essere trasparente. C'erano tre porte ad ogni lato del muro ed un elegante scala a chiocciola portava al piano superiore. A pochi centimetri dai suoi piedi c'era un tappeto rosso fuoco. Era l'entrata di una casa più grande che avesse mai visto. C'era però anche da dire che Mary ne aveva viste ben poche in vita sua. In ogni caso, era molto grande. Angelo le passò davanti

- Vieni?- chiese con ironica cortesia. Mary sbuffò e si rese conto che le aveva anche preso lo zaino che lei teneva in mano. Lui intanto era già metà scala. Mary tentò di raggiungerlo ma quando la scala finì simpaticone era già in cima da due minuti.

- Sei lenta, Donzella.-

- La smetti di chiamarmi Donzella?-

- No. Donzella.- poi si incamminò verso la fine del corridoio, lo seguì contando le porte. Otto.
- A che ti servono tutte ste porte?- chiese

- Ci sono tante stanze, ma molte sono chiuse a chiave.-

- E perché?-

- Sono stanze o degli ospiti o private dei miei genitori. Fai l'arrogante? Non va bene per una Donzella come te. - Angelo sorrise. Mary non potette che darli ragione. Sta volta era lei dalla parte del torto.

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