Capitolo 11 Part 3

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Raffaele avvicina il dito sulla parola "rinascerà" e la nostra pelle si sfiora. Per un attimo, una scarica elettrica mi attraversa il corpo. Cavolo, sarebbe l'occasione perfetta per un bacio... no, Giulia, non è il momento per queste cose!

Cerco di rimettere in ordine i pensieri, ma la percezione del contatto con la sua pelle è troppo forte, così ritiro la mano in un pugno e lascio solo il suo dito su quella parola. Riporto il braccio lungo il fianco, strofinando la parte toccata sulla maglietta, sperando di cancellare quella sensazione mentre le guance bruciano fastidiosamente.

«Qui non dice nulla sui Doni.» Raffa ritira la mano da sopra la pagina e l'affonda nella tasca dei pantaloni. «Fooorse è un altro modo per chiamare i pote...» ma di colpo la sua voce si blocca. Le pagine ricominciano a muoversi, stavolta all'indietro e più lentamente.

Fissiamo il libro finché quest'ultimo non si ferma su due di esse, sopra le quali ci sono delle rappresentazioni di gioielli disegnate nei minimi particolari. Incastonata in ognuno di loro, risplende una pietra dal colore troppo vivido per essere solo colorato. Sopra le immagini, una sola parola intitola il capitolo: Doni.

Nella prima pagina, i Ryod hanno la precedenza. Il primo è quello di Lyr, Dea del Peccato: una spilla con un diamante verde smeraldo contornata da una cornice dorata. Al centro quello di San. Raffaele si avvicina di più al libro, attento: un pugnale a lama dorata e ondulata, l'impugnatura formata da due serpi rosso sangue che s'intrecciano tra di loro e le cui code terminano alle basi di una piccola pietra ovale dello stesso colore.

Infine il mio, Ayem, Dea del Dolore: un talismano d'argento e il cui ciondolo è un cristallo tondo e nero come la notte. Ricorda quasi quello del film "Titanic".

Nell'altra pagina ci sono quelli degli Alim e, prima che me ne renda conto, mi ritrovo a sbirciarli, troppo vogliosa di sapere. Il primo è quello della Dea della Pace, Bedit, un diadema dai raffinati filamenti d'oro e al centro, sulla fronte, una piccola pietra azzurra.

Improvvisamente, con la coda dell'occhio noto che Raffa ha iniziato ad allontanarsi. Alzo la testa verso di lui e lo vedo dirgersi verso gli scaffali a passo sicuro. Mi viene la voglia di seguirlo, ma la curiosità ha la meglio e torno a guardare il libro. 'Prima finisco la pagina' penso riabbassando lo sguardo.

Il secondo Dono degli Alim è della Dea della Luce Oth: un bracciale d'oro chiaro formato da tante piccole sfere, tra cui ne risplende una che sembra fatta di pura luce. È impressionante come un disegno del genere sia riuscito a rendere l'idea di tale splendore. Infine il Dio dell'Amore Jeda: un grosso anello in argento inciso da minuziosi motivi astratti, su cui è incastonata una pietra bianchissima.

Quindi questi sono i Doni... gioielli, gioielli divini. A parte il Dono di Raffa, il quale è una vera e propria arma.

Lo sguardo si abbassa sul fondo della pagina scoprendo una scritta che non avevo notato prima, troppo distratta dai disegni:

"Le pietre dei Doni sono con il sangue del Dio d'appartenenza, solo i prescelti possono venirne in possesso."

Il sangue degli dèì... non oso immaginare la potenza che avrebbero delle cose così, forse anche solo a sfiorarli la si percepirebbe. Credevo che non avrebbero mai potuto farci del male, ma ora non ne son più sicura. Una forza pari a quella degli dèi stessi, quale umano la sopporterebbe mai?

Eppure dobbiamo trovarli, è l'unico modo per risvegliare Irinis.

Provo a sollevare la pagina successiva, sperando in una risposta su dove siano collocati, sorprendendomi come il libro non abbia ricomiciato a sfogliare all'impazzata: ancora scritte, con un'altra data all'angolo più vecchia della prima.

«1.5.0

I nuovi umani stanno cominciando a costruire armi. Pezzi di pietra affilati. Non sanno ancora a cosa gli serviranno, ma ho timore. Non per loro, ma per San. Non posso prevedere le reazioni dei miei figli, non so come potrebbe reagire il Dio del Sangue davanti ai suoi che si ammazzano a vicenda e...»

«C'è una cosa che dovresti vedere!» esclama Raffaele dal fondo della libreria, interrompendo la lettura. Sbuffando scocciata, chiudo il libro e mi teletrasporto da lui, trovandolo in piedi con il viso puntato in alto, l'espressione meravigliata.

«Cosa c'...» Mi si mozza la frase in gola quando seguo il suo sguardo e noto cosa sta fissando: un enorme affresco dipinge la parete in fondo alla biblioteca, sul quale è rappresentata una scena della Battaglia. A sinistra l'Ordine, a destra i Cacciatori e al centro Irinis e Zaldron, pronti a battersi in un cielo sconfinato dove nubi immense si dipingono dei colori del tramonto.

Percepisco il cuore battere più forte quando la vedo, identica qui come nella mia trasformazione: Ayem. Ora mi accorgo di quanto sia diversa dagli altri Dei di Irinis, ma invece è più somigliante ai Cacciatori – gli occhi neri, la pelle grigia, la bellezza seducente – se non fosse per il Talismano al collo. L'unico particolare che l'accomuna con l'Ordine sono le orecchie a punta, simili a quelle degli elfi. I suoi abiti sono come quelli della Dea Suprema, a parte per il colore nero, un taglio laterale divide la lunga gonna in due e la fascia sul seno prosperoso è molto più decorata.

Sposto lo sguardo su San, forse il dio più bello di tutti: la cosa più attraente di lui sono gli occhi, grandi e rosso sangue, la cascata di dreads neri sulla schiena e il suo fisico statuario dalla pelle scura. Non indossa un'armatura, è protetto solo alle gambe da alti calzari di ossidiana, sui cui fianchi si ergono le code scarlatte di due serpenti. Alle sue spalle, un lungo mantello color sangue si espande nel vento. In una mano stringe con forza il Pugnale, la cui pietra s'illumina di un rosso vivo, sollevando minuscoli raggi rosati.

Lyr sembra quasi Medusa: il corpo color prato ricoperto in parte con fili d'edera che s'intrecciano tra di loro, una cascata di rasta di una tonalità più scura le ondeggia attorno alla testa, quasi fossero tante piccole serpi, e negli occhi due sfere di un verde chiarissimo senza pupilla risplendono di pura intensità. In mezzo ai seni enormi, brilla la luce smeraldina della Spilla.

Passo lo sguardo agli Alim, incuriosendomi dell'aspetto di Oth: sembra una bambina. Gli occhi sono chiusi, i ricci rosso fuoco le incorniciano il viso tondo e lentigginoso e un lungo vestito d'oro le copre il corpo minuto dalla pelle giallo chiaro, mentre sul suo braccio vedo penzolare il Bracciale con la pietra.

Faccio per spostarmi verso gli altri dèi, ma come una calamita la mia attenzione viene deviata da Irinis e dalla sua bellezza fuori dal tempo. La pelle perlacea, i lunghissimi capelli s'intersecano tra ciocche argentate e dorate, sul petto un corsetto decorato da pietre e rose bianche le copre il seno, mentre gli occhi sono due grandi spazi vuoti e luminosi.

«Non ce posso crede'... è meraviglioso» mormora Raffa con un filo di voce, come se tutta questa magnificenza gli avesse tolto il fiato. Lo capisco benissimo. Eppure ci sono domande a cui non riesco a rispondermi: come ha fatto un'opera del genere a durare millenni? Ma soprattutto, chi lo ha dipinto e come sapeva com'erano le nostre divinità? Non può essere semplice fantasia, assolutamente, Ayem è identica a me nell'altro stato.

Una pacca sulla spalla mi riporta al mondo e mi volto di scatto verso Raffa.

«Forse è meglio se ora andiamo, Giù» dice lui poco convinto, per poi girarsi nella mia direzione con aria decisa. In effetti non so quanto tempo sia passato da quando siamo qui dentro, ma non m'interessa: mi dispiace dover abbandonare questo posto magnifico. A malavoglia prendo la mano di Raffa e, un secondo dopo, ci ritroviamo di nuovo dietro il leggio di legno per avviarci verso l'ascensore.

«Comunque, mi chiedo perché il master ci abbia tenuto nascosto tutto questo. Voglio dire, i Doni, l'affresco, il diario di Irinis...» spiego, dando finalmente voce ai pensieri che fino a poco fa mi popolavano la testa.

«Non lo so» risponde Raffa, ma quando sembra stia per aggiungere qualcosa, un rumore metallico oltre la porta ci blocca entrambi. È lo stesso suono che fa l'ascensore quando si ferma. Mi volto verso Raffaele: anche lui è spaventato. Vorrei correre a nascondermi, se solo le gambe si muovessero.

La porta d'acero si apre, mostrando la figura gelida del master.

*Autrice*
Visto che non aggiornerò per un po', ne approfitto per augurarvi buon Natale ❤️🎁
Non so voi, ma per me Natale significa regali, e quindi oltre ai soliti calzini, cosa vi hanno regalato? 😂

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