Il viaggio sta durando molto lentamente, tutto per colpa di Shawn. Sto costantemente pensando ancora alle sue parole sputate acidamente. "Non siamo fatti per stare insieme", stupido Mendes. Non è in lui, non è il ragazzo che ho conosciuto sedici anni fa, e probabilmente è colpa mia se è diventato così. Non ci devo più pensare, ma come faccio, è la persona che amo, devo per forza pensare solo a lui.

Sospiro sonoramente, chiudo gli occhi cercando di prendere sonno, ovviamente senza nessun risultato.
Provo a distrarmi ascoltando della semplice musica, ma anche questa scelta non fa nessun effetto.

Non credevo che due ore potessero diventare dieci.

Scendiamo finalmente dalla scatoletta volante, sono ancora infastidita da quello che mi ha detto prima Shawn e me ne vado al reparto bagagli velocemente e strisciando sui piedi.

«Venere, stai tranquilla, tornerà presto da te... io so quanto lui ti ami, scommetto che tra un po' verrà da me e mi chiederà come rimettere a posto le cose con te. Ti ama troppo, non riuscirà a star lontano da te per troppo tempo, te lo dice il migliore amico maschio di Shawn, te lo prometto, tutto si sistemerà in giro di pochi giorni. Ora rilassati, fai finta che non ti interessi più, non calcolarlo minimamente, lui ti ha fatto male al cuore, ricambia pure te e vediamo se quello non ti ama più.» Geoff mi abbraccia forte cercando di rassicurarmi, ricambio stringendolo forte con le braccia. Noto che dietro alle sue spalle c'è Shawn, che ci fissa e sinceramente mette tanta paura ed inquietudine.
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Esco dall'aeroporto con uno sorriso finto stampato in volto. Noto nel gran trambusto l'auto di mio padre, saluto Geoff, Andrew e la troupe con un «Ciao! C'è mio padre, vado!» e loro mi salutano con un semplice bacio sulle guance ed un «Ci vediamo a presto!». Corro verso l'auto, vedo mio padre all'interno sorridere alla mia vista.

«Piccolina mia, mi sei mancata tanto!!! » urla mio padre lasciandomi un sacco di baci sulle guance, ricambio il gesto abbracciandolo forte.

Devo dire che in questi quattro giorni mi è mancato molto, anche più di mia madre, alla fine lei non è mai in casa e con lei ho un rapporto non molto unito, come quello che ho con lui, ma c'ho non vuol dire, che non le voglio bene.

«Chiedi a Shawn se vuole tornare con noi!» chiede guardando fuori dal finestrino in cerca del mio ex ragazzo.
«Ha detto che tornava in taxi, per favore, possiamo andare? Sono le due di pomeriggio e sto morendo ho fame». Sento un brontolio dalla mia pancia, mio padre mette in moto e sfrecciamo da Toronto a Pickering.

Il tragitto dall'aeroporto fino a casa l'ho passato parlando della vacanza a New York, risparmiando, ovviamente, a mio padre, le litigate con Shawn.

«Dovremmo andare in California, là si che è bello» dice nostalgicamente.

Mio padre è da quando è nato, cento per cento canadese, solo che da i due anni in poi, fino a i quattordici ha trascorso la vita a Santa Monica, in California.
Magari la prossima estate lo porterò là, si vede che gli manca molto quel posto, alla fine lì c'è tutta la sua infanzia.
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L'auto frena nel vialetto di casa, noto dal finestrino che Shawn non è ancora arrivato e credo che Karen e Manuel siano andati a prenderlo, dato che l'auto di famiglia non c'è, strano che non hanno avvertito mio padre.

Scendo dalla macchina, prendo le mie cose ed entro in casa, non c'è nessuno, credo che mia madre sia ancora nel Mississippi.

La prima cosa che faccio entrata in casa è di andare in camera mia, mi butto sul letto, mi è mancato anch'esso molto.

Socchiudo gli occhi un attimo, cercando di assaporare il momento. Il mio letto è così morbido, così morbido e comodo da farmi addormentare in un batti baleno.
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Non so per quanto tempo io abbia dormito, ma so che ora è buio fuori.

Tasty Lips. (Shawn Mendes)Leggi questa storia gratuitamente!