Capitolo 11 Part 2

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La porta si spalanca, mostrando un'enorme biblioteca illuminata solo da alcune torce e da delle candele su lampadari d'oro. Non ho voglia di chiedermi come facciano a essere accese.

Il pavimento è in marmo scuro e la prima cosa che vedo quando apriamo la porta è un piccolo leggio, con dei boccioli di rosa incisi nel legno, davanti al labirinto delle enormi librerie.

Entriamo, le pareti sono affrescate con scene di guerra, ma non coi soliti guerrieri o personaggi mitologici che si trovano nelle reliquie greche e negli antichi quadri: sono esseri che non ho mai visto in vita mia. Non hanno armi, si battono a mani nude. Da una parte c'è un esercito di angeli dalle grandi ali diafane, dall'altra mostri di ogni aspetto, che si muovono in mezzo a fasci di fumo nero. Tutti si dirigono verso la parete in fondo, nascosta dagli scaffali. Sembra una battaglia tra angeli e demoni.

Qualcosa mi dice che non è un caso che siamo qui, che c'è qualcosa in questo posto che ci aspetta da tanto, tanto tempo. Stringo la mano a Raffaele, attratta quanto spaventata da quest'alone di mistero. Lui ricambia, la sua espressione è più rilassata che mai: non ha paura. Le sue labbra si schiudono.

«Sento qualcosa...» mormora corrugando le sopracciglia, lo sguardo perso nel vuoto. Mi lascia la mano e va verso gli scaffali, camminando con sicurezza come se conoscesse già il posto. Io lo seguo, cercando di tener testa al suo passo svelto.

Se da fuori questo posto mi sembrava un labirinto, una volta inoltrata ne ho la conferma. Inoltre, più il corridoio è stretto, più la luce si affievolisce, lasciandoci ogni tanto al buio quasi completo. Il profumo dei libri si unisce al forte odore di muffa, creando un miscuglio talmente soffocante che, a un certo punto, mi trovo costretta a tappare la bocca e il naso con il bavero della maglietta, per non vomitare e sperando invano di respirare un po' meno di quel fetore insopportabile. 'Il master dovrebbe dare una ripulita, ogni tanto'.

Raffaele continua a camminare tranquillo a due metri da me, finché i suoi piedi non si fermano di colpo in mezzo a un corridoio. L'odore qui è meno intenso e la luce riesce a illuminare tutto, mostrando delle librerie uguali alle altre. Lui alza lo sguardo su uno scaffale poco più in alto della sua testa e i suoi muscoli s'irrigidiscono, le sue mani si stringono in un pugno e vedo le sue labbra tremare di timore.

«La senti anche tu?» sussurra spaventato, gli occhi sollevati. Corrugo le sopracciglia, confusa.

«Che cosa?» domando senza abbassare la voce. Raffaele contrae la mascella e deglutisce, il viso stranamente più pallido.

«Questa sensazione...» risponde con un filo di voce. Curiosa di capire di cosa sta parlando, mi avvicino a lui e cerco di seguire il suo sguardo, ma non vedo nulla, se non un grosso libro scuro.

Aggrotto la fronte, perplessa. «Boh, io non ci sto capendo nien...» Poi accade.

Improvvisamente una sensazione indescrivibile mi afferra: eccitazione e ansia, il desiderio di una verità che sta per essere rivelata e allo stesso tempo la paura di ciò che potrei scoprire.

La sento pesare nel petto e capisco da dove proviene: un libro sullo scaffale, un grosso volume senza né scritte né niente, rivestito solo da una copertina nera di cuoio e dai bordi dorati. Entrambi vogliamo afferrarlo, ma io sono più rapida. Mi alzo sulle punte e lo prendo, rischiando di farmelo cadere in testa non appena mi accorgo quanto sia pesante. Una volta che il libro è con me, però, la senzazione si fa più forte, stringendomi lo stomaco in una morsa. Mi volto di scatto verso Raffaele, cercando coraggio in quei suoi occhi profondi come il mare, quindi gli afferro la mano e ci teletrasportiamo fuori dal labirinto, di fronte al leggio di legno.

Appoggio il volume con delicatezza e con un soffio spazzo via parte della polvere dalla copertina consumata. Sfioro il bordo con un dito e di colpo il libro si apre, sfogliando le pagine dorate con violenza. Raffa mi allontana con un braccio mentre entrambi indietreggiamo, terrorizzati.

«Che cazzo sta succedendo?!» esclama, come se io lo sapessi.

Mi stringo a lui, il quale è spaventato almeno quanto me.

Le pagine si fermano. Pietrificati, guardiamo il libro immobile sul leggio: si è aperto esattamente a metà.

Ancora sconvolti, ci avviciniamo a piccoli passi. Continuo a stringermi a Raffa, aspettandomi che il libro torni a muoversi da un momento all'altro, ma ora come ora sembra solo un comunissimo volume antico. La mano destra di Raffaele sfiora tremante la carta immobile, seguita poi dalla mia: è morbida, spessa... mi piace; la sensazione che trasmette è più piacevole della precedente, adesso mi sento come se fossi rinata.

Guardo le scritte nere che segnano le due pagine: non è nel nostro alfabeto, né in qualunque altro su questo mondo. Sono segni piccoli e semplici, curvi è appena accennati, eppure i miei occhi scorrono le righe una dopo l'altra e mi rendo conto che riesco a comprenderlo.

Questa è la nostra lingua, la lingua degli dèi.

Raffa inizia a leggere ad alta voce, traducendo in italiano:

«1.1.0.

Manca poco alla Battaglia. Quando il terzo uno scoccherà, noi non sopravvivremo. Le nostre anime andranno ai prescelti, i nostri poteri con loro, è deciso. I nuovi umani sono deboli, ma è la nostra unica speranza. L'Ordine non sa nulla, i loro animi si indebolirebbero troppo a sapere che io, la Dea Suprema Irinis, verrò trafitta dalla lama del Celato. Non posso negare ciò che ho visto. L'Era degli Dèi finirà e rinascerà, quando gli ultimi Guardiani si riuniranno e i Doni con loro. La mia stessa anima si rifugerà nel corpo del prescelto, donandogli l'immortalità. I Sei Doni si perderanno sulla Terra, in attesa dei propri Guardiani.»

Non ci credo, è il diario di Irinis. Ma come fa a trovarsi sulla Terra ed essere in perfette condizioni dopo diecimila anni?

«Cosa sono i Doni?» domanda Raffa con un filo di voce.

Scuoto la testa. «Non lo so, Raf.»

Il master non li ha mai nominati in tutti questi mesi, eppure l'idea che ce li abbia tenuti nascosti mi sembra assurda. Forse sono stati distrutti in una qualche guerra, vittime dei saccheggi di un troppo ambizioso imperatore o di un dittatore pazzo, per poi perdersi per sempre. Per questo non trova motivo a parlarcene.

No, non possono esser stati distrutti. Se lo fossero, Irinis non si sarebbe più risvegliata e sarebbe morta del tutto, così come il suo Guardiano.

Allora perché Paolo non ce ne ha parlato? Perché ce li ha tenuti nascosti per tutto il tempo? Sono così pericolosi? No, non credo... non credo proprio, dopotutto ci appartengono, come potrebbero farci del male?

Gli ultimi Guardiani - RyodDove le storie prendono vita. Scoprilo ora