Saggi consigli

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- Aspetta, aspetta, fammi riassumere un attimo.- erano le cinque del pomeriggio e Mary era in pausa insieme a Edoardo, un ventiquattrenne siciliano biondo e carino, il più giovane che lavorava nella fabbrica dopo di lei. Mary ogni tanto ci parlava e aveva deciso di esporli il suo "problema".

- Va bene.- acconsentì bevendo il caffè

- Tu, eroina, hai salvato una quattr'occhi di nome Marina da un feroce trio di bulli, dopo averli presi per il culo. -

- Si-

- Lei ti ha invitata a sederti vicino a lei a pranzo e ti fa conoscere le sue amiche del cuore. - Mary sospirò

- Si. -

- Queste ti hanno raccontato delle loro belle vite giusto?-

- Siiii....-

- E tu hai paura di raccontarli la verità su di te perché, sempre secondo te, ti prenderanno per una delinquente o faranno finta di non conoscerti per la loro reputazione?- alleluia.

- Allora?- chiese Mary - Dimmi una perla di saggezza siciliana.-

- Mooooooolto simpatica. Te la direi in dialetto solo per darti fastidio ma sono troppo buono.- certo, gli asini volano. Te li ho esposti solo perché sei ancora in un età vicino alla mia, pensò Mary.

- Allora, il Saggio Edoardo dice...-

- Di iniziare a fare il serio, ecco cosa dice.- Edoardo sbuffò poi riprese a parlare, finalmente serio.

- Secondo me sei scema a farti tutti sti problemi. Per una volta che potresti avere delle amiche non parli. Domani all'intervallo vai e gli dici: io ho una condizione molto difficile. E poi tutto il resto.- Mary sospirò

- Come se fosse così facile.-

- Come dice mio nonno: è più facile compatire che essere compatiti, ma è solo una stupidissima questione di orgoglio. Troppo persone si sono rovinate la vita per questa stronzata.-

- Tuo nonno è un genio, non l'avrei mai detto guardandoti. Scherzo.- Edoardo sbadigliò

- Allora? Io e mio nonno ti abbiamo soddisfatto?-

- Mmm.... Si, la Sicilia mi ha soddisfatto.- era una parola ( anzi, una frase ), come aveva detto il nonno di Edoardo era più difficile essere compatiti. Ma se il Saggio della Sicilia si fosse sbagliato? Alla fine poteva anche raccontarli una bugia alla cavolo, del tipo: mio padre fa l'avvocato in Portogallo e mia madre fa l'operaria. Ho un malato in casa per questo raramente ho visite. Il mio cane ha sette anni e si chiama Hob, mi piace leggere e non faccio sport. Ma se l'avessero scoperta? Oh che palle! Ma Albert doveva proprio prendersela con Marina? Nella scuola c'erano decine di secchioni più secchioni! Guardò l'orologio, pausa finita.

Ormai era quasi sera. Le nuvole grigie coprirono la periferia e i tuoni annunciavano una notte di freddo e pioggia. Il vento riusciva a passare sotto i vestiti facendo gelare ossa e pelle, anche se indossavi un capotto fatto di pelliccia di orso bianco. Al confine della periferia passava un fiume dalle acque sporche e, ogni tanto, vedevi anche ratti grandi come un gatto o serpenti lunghi quanto il Po farsi una nuotata. Una vera schifezza. Però Mary passeggiava sulla strada accanto, ignorando la puzza delle feci umane e animali. Camminava china, col cappuccio che gli copriva capelli e faccia, sempre vestita con jeans scoloriti e la felpa grigia con sopra un giubbotto con la cerniera rotta. Quando andava al lavoro metteva sempre l'uniforme fornita dalla fabbrica e a scuola una maglia a maniche lunghe azzurra, la stessa felpa, dei pantaloni ancora buoni risalenti ad un anno fa con cintura rosa e delle scarpe vans di due anni. Invece in quel momento indossava quelle vecchie da ginnastica, consumate che gli facevano andare l'umidità nei piedi. Non c'era nessuno in strada. Forse erano tutti a far festa, come diceva Andressa. A fare i delinquenti. Le poche volte che Mary andava in centro città vedeva alcune persone che, notando com'era vestita e osservando il suo sguardo disinteressato o sprezzante ( guardali questi, vivono bene e sprecano che la metà basta. Questo era il suo pensiero di solito) dicevano

Affari da Assassini L'ombra del preteLeggi questa storia gratuitamente!