Capitolo 2. Coinquiline

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Il bus si fermò davanti ad un condominio grigio, con i muri pieni di scritte offensive in italiano e inglese, alcune anche in arabo probabilmente scritte da qualche marocchino. Mary salutò Pietro e scese dal bus entrando nell'edificio. Se da fuori sembrava un minimo solido bastava entrare per capire che non era così. Alcune travi del pavimento erano mezze staccate o semplicemente appoggiate, dai muri cadeva l'intonaco e piccoli pezzi di cemento. Un terremoto più forte del normale e pam! sarebbe crollato tutto. Una volta c'era l'ascensore, ma s'era rotto e probabilmente non l'avrebbero aggiustato fino a che non sarebbe passato un secolo, se non di più. Non che le scale fossero più sicure ovvio. Ma alla fine Mary riuscì a salire al terzo piano senza troppe difficoltà. La sua porta era quella più vicina alle scale ed era fatta di legno, un ragazzino di dieci anni un po' robusto sarebbe riuscito a sfondarla senza tante problematiche. Mary aprì la porta ed entrò. Il salotto era la sala più grande, comprendeva: un tavolo, un divano sempre occupato, una tv che non andava nemmeno di moda nell'Antica Roma. C'era anche una libreria che conteneva un terzo della polvere del mondo, un comodino che non aveva nessuna utilità e per finire una pianta di margherite, che non si sa per quale miracolo vivevano ma i loro petali erano diventati grigi dalla sporcizia. Dal salotto si poteva andare in cucina (cucina era una definizione esagerata, se si vuole essere sinceri la vera definizione è: mini discarica a soffitto aperto dotata di animali mutanti e sostanze chimiche che è meglio che la scienza non scopra per il bene dell'umanità) e alle quattro stanze da letto. In una ci dormivano Marianna e Giuseppe, in una la loro la madre Giovanna, nella terza due delle tre coinquiline di Mary. Alda, una ex segretaria sessantenne ancora abbastanza carina, ma così scema da cadere da seduta e Ornella,un operaria con fervida immaginazione e grande senso di volontà essendo che sperava ancora di poter sfruttare i suoi 40 anni per studiare politica, in modo da diventare la Presidente d'Italia e quando li girava si metteva a parlare un qualcosa simile al francese. Nell'ultima stanza c'era il letto e lo studio di Andressa, un africana probabilmente millenaria che indovinate un po'? Sapeva parlare tutte le lingue tranne l'italiano, cioè, ha senso? Però lavorava ancora scrivendo bellissimi racconti africani e esperienze di vita, sperando di sensibilizzare le persone sui problemi riguardanti l'Africa. Non che un grande aiuto per la scuola. Spaparanzato sul pavimento c'era Hob, il cane di Mary, un pastore tedesco di sette anni con un occhio azzurro e uno marrone. Era un bravo cane, forse un po' troppo protettivo e testardo, ma che amava incondizionatamente tutti gli abitanti dell'appartamento. Hob si tirò su sbavando e corse incontro alla padrona, con tale foga da farla cadere, leccandola e riempiendola di peli.

- Sta buono Hob, anch'io sono felice di vederti ora però fai il bravo e lasciamo alzare.- il cane abbaiò contento mentre Mary si alzava e si ripuliva dai peli

- Poteremo farci un capotto con i tuoi pelazzi sai?- commentò chiudendo la porta. Sul divano c'era Alda, che russava così forte da far tremare i muri, ma continuava a dormire beata. Dalla cucina fece capolino la testa di Ornella

- Oh la là! Ben arrivata madame Mary!- disse. Ornella amava la Francia e voleva sembrare ad ogni costo francese, ma era difficile essendo che aveva un forte accento irlandese, testimone delle sue origini ed indossava (fortunatamente solo in casa) gli abiti tradizionali irlandesi.

- Buongiorno Ornella.- rispose Mary che non nutriva molta simpatia per gli altri grandi Paesi europei tranne che per Norvegia e Islanda.

- Come è andata al lavoro madame?-

- Bene. Qui è successo qualcosa?-

- Si, si, sono molto preoccupata. Si tratta di Madame Giovanna.-

- Che ha combinato mia madre?-

- È venuto uomo, un suo...Client.-

- Che è successo con questo cliente? Avanti Ornella, parla! Prima che finisca di chiedertelo in francese!- Ornello impallidì

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