39. Thorfinn

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Oliver era disperato.

Charlie era seduto accanto a lui su una sedia di plastica in sala d’attesa e un medico poco prima li aveva raggiunti per comunicare che Thorfinn era stato messo in coma farmacologico, che aveva avuto una ricaduta e aveva un urgente bisogno di un trapianto di rene o sarebbe morto.

Charlie non sapeva nulla di questo Thorfinn di cui Oliver era tanto affezionato, così il giovane gli aveva raccontato la sua storia dopo che Charlie era ritornato con una tazza di the.

Thorfinn Dolohov era nato in orfanotrofio da una donna molto povera che era morta pochi giorni dopo il parto.

Il padre era sconosciuto e il direttore dell’Orfanotrofio aveva disposto il suo affidamento appena tre mesi dopo la sua nascita.

Di genitori disposti ad avere un neonato ve ne erano stati molti, ma solo la famiglia Dolohov era riuscita ad ottenere il suo affido.

I primi tre anni erano andati bene, poi la signora Dolohov era rimasta incinta di due gemelli.

Thorfinn, per qualche oscuro motivo, ne era stato geloso e più volte aveva cercato di “disfarsi” dei fratellini, come spingere verso il lago la carrozzina o  cercare di soffocare i bambini con il cuscino mentre dormivano nei loro lettini.

I signori Dolohov avevano cercato di aiutare il bambino portandolo da uno psicoterapeuta, ma non era servito a nulla.

Thorfinn era stato riportato all’orfanotrofio all'età di cinque anni dopo che il bambino aveva cercato di far fuoco alle tende della cameretta dei due gemelli.

Da quel giorno la reputazione di Thorfinn aveva cominciato a girare per l’orfanotrofio e infatti, cinque anni dopo, il bambino non aveva più avuto richieste di adozioni o affidamenti.

Frequentava un Collegio solo maschile vicino Londra e rientrava all’Orfanotrofio solo nei week-end e durante le vacanze estive, quando il Collegio chiudeva.

Thorfinn era un bambino molto solo che passava la maggioranza del tempo chiuso nella sua stanza seduto alla scrivania sotto la finestra a leggere romanzi d’autore.

Era questo che aveva catturato l’attenzione di Oliver quando aveva cominciato a lavorare per l’Orfanotrofio.

Un giorno stava facendo il giro delle varie camere da letto quando aveva notato quel bambino completamente solo che leggeva un tomo enorme.

Oliver aveva bussato e non appena il bambino aveva sollevato lo sguardo, qualcosa dentro Oliver era scattato.

Improvvisamente, il dolore che provava per la perdita prematura di suo padre, con quel ragazzino sembrava scemare.

Che fosse un segno?

“Cosa stai leggendo?” Aveva chiesto Oliver al bambino che abbassò lo sguardo sul libro prima di sollevarlo e leggere la copertina.

Frankenstein di Mary Shelley.

Oliver sbarrò gli occhi.

Quello non era un libro per bambini.

“Quanti anni hai?” Chiese Oliver avvicinandosi.

“Sette…” aveva risposto il bambino chiudendosi nelle spalle.

“E già leggi Mary Shelley?” Chiese Oliver stupito.

“Ho già letto Jane Austen, Virginia Woolf e Oscar Wilde. Appena termino questo inizio Dubliners di James Joyce…”

“Dove li hai presi quei libri?” Chiese Oliver guardandosi attorno nella stanza e indicando il letto. “Posso?”

Thor annuì.

~Drarry~ IL CUORE NEL BOCCINO🌈Leggi questa storia gratuitamente!