14. Tempo scaduto

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John Ethan Moore sapeva bene chi avrebbe trovato oltre la porta di metallo. Nei mesi precedenti aveva girato un'intera isola persa nel Pacifico per trovarla. E ci era sempre riuscito.

I ricordi stavano riaffiorando con una velocità impressionante e non fu facile mettere da parte tutti quelli che lo avrebbero ostacolato.

A breve la porta si sarebbe aperta e lui sarebbe dovuto entrare in quello spazio cupo senza mostrare interesse per niente e per nessuno. Avrebbe dovuto avvicinarsi a pochi metri da Kate, puntarle la Glock 9mm diritto al cuore, attendere un segnale dall'uomo con i capelli bianchi, che avrebbe assistito allo spettacolo in prima fila, e premere il grilletto. Un solo colpo. E senza tradire la minima emozione. Né prima, né dopo. Nessuno avrebbe dovuto sospettare che E10 fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali.

«Ho bisogno che tu sappia esattamente quello che stai facendo, che tu possa, nel malaugurato caso che qualcosa dovesse andare storto, prendere una decisione. Improvvisare.»

Improvvisare?

Poteva farlo con una mazza da baseball in mano, non con una semiautomatica. Non fissando negli occhi quella povera ragazza che si trovava lì per colpa sua. Perché lui si era aggrappato a lei per non morire. E ora lui le doveva sparare.

«Diritto nel cuore. Hai capito Moore, devi mirare al cuore e devi farlo senza indugiare troppo. Non lasciare che i sentimenti ti tradiscano.» Aveva usato la parola sentimenti, Luman, non feromoni. Sentimenti, non biochimica.

«Hai capito? Hai un solo colpo, non puoi sbagliare. Un solo colpo diritto al cuore. Solo così l'anestetico entrerà subito in circolo. La crederanno morta e poi ci penserò io a liberarmi del corpo. Le ho già trovato una nuova identità. Lontano dagli Stati Uniti. Lontano da qui. Potrà rifarsi una vita. E con Katherine libera, sarà più facile per me trovare il modo di farti fuggire. Mi segui John? È come nel baseball, devi mandare la palla fuori dal campo se vuoi arrivare all'ultima base senza che nessuno ti possa fermare.»

Katherine Gauthier sarebbe potuta tornare a vivere, a sorridere e lui a sperare. Se fosse riuscito a mandarla fuori dal campo di quello strano gioco. Non poteva permettersi il minimo errore. Quello era l'home run più importante della sua vita.

Quando la porta si aprì all'improvviso con un sibilo insidioso, John fu investito dalla luce dei neon. Rimase paralizzato per alcuni secondi, il battito cardiaco era impazzito e il cervello dovette faticare non poco per riprendere il controllo di tutto, a partire dai muscoli delle gambe.

«Passi lenti e regolari. Immagina di essere un robot.»

Contrasse la mascella e cercò di tenere gli occhi aperti. Inespressivi, per quanto possibile. Quelli di Kate lo scrutavano in lontananza o forse erano solo persi nel vuoto come la prima volta che li aveva incrociati.

Il collirio che gli aveva dato Luman lo faceva apparire più credibile, dilatandogli le pupille, ma rendeva la luce dei neon quasi insopportabile.

Quando giunse a non più di cinque metri da Kate lei gli sorrise. Si sentì trafiggere il cuore. Le puntò la pistola alla testa e poi la abbassò all'altezza del cuore. La mano tremava ma a quella distanza forse non se potevano accorgere. Volse lo sguardo per la prima volta verso il vetro, come gli aveva raccomandato Luman. Cercò l'uomo con i capelli bianchi.

«Sarà lì seduto in prima fila. E io gli sarò accanto. Fa come ti ho detto e andrà tutto bene.»

Moore incrociò gli occhi di Valentin, ma ebbe un mancamento quando non vide accanto a lui Luman. Dove diavolo si era cacciato?

«E ora ti devo lasciare. Saranno da te tra una ventina di minuti. Io devo ancora fare una cosa fondamentale perché il piano funzioni.» Erano state le sue ultime parole prima di andarsene.

Cosa doveva fare di importante? Doveva forse andare a caricare la pistola con l'anestetico? Perché ora non era lì come gli aveva detto? Forse l'avevano scoperto e la pistola che aveva in mano aveva proiettili veri nel caricatore.

«Ho bisogno che tu sappia esattamente quello che stai facendo, che tu possa, nel malaugurato caso che qualcosa dovesse andare storto, prendere una decisione. Improvvisare.»

Vide Valentin annuire una seconda volta, in modo più esplicito.

Tornò a fissare Kate. Tremava. Gli sorrideva e tremava allo stesso tempo, lì a piedi nudi ferma in mezzo alla sala. Anche lei con un pigiama nero, ma che le stava grande.

John afferrò il retro del carrello-otturatore.

Lei iniziò a tremare in modo più evidente.

Tirò indietro il carrello fino al punto morto.

Al doppio della distanza John sapeva leggere negli occhi sfuggenti del lanciatore. Lo sapeva fare impugnando una mazza da baseball e sotto lo sguardo di migliaia di persone. Ma qui era diverso. Lo era davvero?

Lasciò andare il carrello e il rumore metallico riecheggiò per la sala.

Kate abbassò gli occhi per un istante. Poi glieli puntò addosso in modo più deciso. Due pianeti di acqua tra una costellazione di lentiggini.

Lui le puntò invece la pistola. Entrambi miravano al cuore.

Dove c'è acqua, c'è vita. Chimica. Feromoni.

Tempo scaduto. Premette il grilletto.


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