13. Chimica

20 9 0

«Ethan, forza apri gli occhi.»

Si sentì schiaffeggiare e l'istinto fu quello di reagire. Lo prese al collo e strinse forte. Poi lo sguardo supplice di Luman lo fece desistere. Lasciò la presa.

«Chi diavolo è lei? Dove mi trovo?»

«Non abbiamo molto tempo» boccheggiò l'altro, fregandosi il collo. «Mi devi ascoltare attentamente. Se non lo farai tutta questa storia finirà molto male.»

«Quale storia? Voglio sapere dove mi trovo e che diavolo ci faccio qui!»

«Ok, sei in un centro di ricerche su un'isola sperduta nel Pacifico. Questo però non ti è di nessun aiuto.»

«Centro di ricerche? Mi state usando come cavia?»

Luman annuì, poi passò la mano destra dal collo alla nuca. La massaggiò per alcuni secondi prima di controllare l'ora.

«Ascolta, John...»

«Chi è John? E perché mi vuoi aiutare?» lo interruppe Ethan.

«Non sto aiutando te, ma se farai come dico, ti giuro che cercherò in ogni modo di farti lasciare l'isola... John Ethan Moore.»

«Sono io John Ethan Moore?» chiese il giovane in pigiama nero con lo sgomento negli occhi.

«Sì, ti chiami John Ethan Moore... mi spiace che questo nome non ti sia ancora familiare. Ho cercato di scaricare più dati possibili per ripulire la tua memoria... dovrebbe essere solo questione di minuti.»

«Non capisco...»

«Ok, ascoltami e non interrompermi, abbiamo veramente pochissimo tempo prima che vengano a prenderti. Non avremo un'altra occasione.»

Ethan assentì, stringendo la mascella.

«Questo centro esiste da quasi sessant'anni» riprese subito Luman. «Beh, quando è nato si faceva un altro tipo di ricerca, all'epoca c'era la Guerra Fredda. Comunque qui si conducono esperimenti sul comportamento umano, o meglio sul condizionamento. Lavoriamo sul DNA dei neuroni e non solo. In pratica vi riprogrammiamo. Mentalmente e fisicamente.»

«Ci?»

Luman gli puntò l'indice della mano destra. Nessuna interruzione. Dopo un secondo riprese.

«Sai quanto il DNA di un uomo è diverso da quello di un ratto? Differisce solo per il 2%. In quel 2% ci sta la differenza tra un topo di fogna e un Leonardo da Vinci, tra lo squittire e il comporre versi come quelli di Dante o di Shakespeare.»

«E io mi trovo qui perché avevate finito i topi?» si lasciò scappare Moore.

L'anestesista non raccolse e riprese quasi ansimando il suo monologo.

«Sei qui perché rientravi nel profilo. O almeno Valentin, la persona che sta a capo di questo progetto, ti ha ritenuto idoneo. Non ci crederai, ma Valentin è un tuo grande fan.»

John inarcò le sopracciglia.

«Sei una star del baseball, o meglio, lo eri. Non ti è ancora venuto in mente?» chiese Luman scrutando il vuoto negli occhi del giovane. «E poi Valentin a modo suo è un tipo superstizioso. Con E9 avevamo fatto notevoli progressi, prima di perderlo improvvisamente per un infarto.»

«Di cui ovviamente non avete alcuna responsabilità... E così vi siete messi a cercare E10.»

«O un certo Ethan, come suggerì subito Valentin. Aveva già in mente chi potesse essere il suo E10. Giovane, atletico, determinato, intelligente e soprattutto disponibile sul mercato. Un uomo su cui si sarebbero spenti presto i riflettori. L'infortunio, la brutta vicenda con la moglie. Sai, un'innata violenza qui è considerata un titolo preferenziale.»

Home RunDove le storie prendono vita. Scoprilo ora