Prologue: Hello, Brooklyn

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                                                                           'Coast to coast I'll take you down in flames

Let the good times roll we can let go

Everybody knows there's a party at the end of the world'

Avrei dovuto capirlo subito.

Almeno, avrei dovuto capirlo quando Calum mi ha chiamata stamattina, interrompendo il primo e penultimo giorno di riposo dopo la fine della scuola e delle superiori in generale, solo per chiedermi di venire a questa festa organizzata da qualche lontano amico di Aletha conosciuto all'Accademia di Moda.

A Los Angeles ci sono tante persone strane, ma l'Accademia di Moda e quella di Belle Arti sono letteralmente covi per ragazzi strampalati.

E ad Aletha calza a pennello questa definizione.

"Siamo ancora in tempo ad andarcene, tornare a casa tua e passare la serata su Netflix" annuncia Michael, sconcertato quanto me nel vedere, vicino a un cassonetto dell'immondizia posto accanto all'indirizzo della festa, due ragazze vomitare anche l'anima e il cenone di quattro Natali fa vicino ai sacchi neri.

"Calum ci uccide... E Aletha ci riporta in vita solo per ucciderci di nuovo se lo facciamo" sospiro, spostando una ciocca di capelli dietro l'orecchio prima di girarmi verso Michael che continua a guardare le due, e riconosco subito quello sguardo.

E' tentato di andarle ad aiutare.

E' nella sua indone troppo buona aiutare gli altri, anche quelli che non conosce, addirittura coloro che gli hanno fatto un torto.

Una volta ho finito i suoi biscotti preferiti di nascosto, e lui, invece di arrabbiarsi, ha mangiato una mela senza dire niente, proponendomi di guardare il Trono di Spade.

Troppo buono per il suo stesso bene.

"Conosco quello sguardo".

"Quale sguardo?".

"Questo sguardo. Ti conosco da una vita, Michael".

Lui si gira a guardarmi, incerto e con una smorfia indecisa, prima di sospirare: "è solo che... Sembrano così... Deboli! Chiamiamo un taxi per loro, assicuriamoci che ci salgano sopra e poi andiamo alla festa... O fuggiamo e ci nascondiamo nel tuo seminterrato. Onestamente, Gabrielle, io seguo te".

Sorrido leggermente a quelle parole, sfilando il cellulare dalla tasca dei jeans e passandoglielo: "tu chiama il taxi, io vado a cercare di evitare che si vomitino addosso".

Michael non se lo fa dire due volte, allontanandosi per parlare al telefono mentre io mi avvicino alle due ragazze, trovando due maschere di trucco colato e capelli arruffati che mi fanno ringraziare di non essermi mai presa una sbornia.

Ho visto troppe volte Calum completamente andato riverso sul gabinetto o addormentato nella vasca da bagno.

"Hey... Serve una mano?" domando, impacciata, e una delle due, con i capelli biondi e rosa, alza la testa, pulendosi la bocca.

"Non ci interessano le ragazze, smamma".

Rimango interdetta dalle sue parole, tentata di tenerle la fronte mentre riprende a vomitare, ma Michael torna prima che possa dire altro, guardando le due ragazze impietosito.

"Ciao, io sono Michael, lei è Gabrielle. Vi abbiamo chiamato un taxi, così potete tornare a casa visto che non state... Bene" sorride, imbarazzato, quando l'altra ragazza, con i capelli neri, si alza in piedi, barcollante, accasciandosi su Michael con un sorriso svampito.

Dare Me || Michael CliffordWhere stories live. Discover now