9. Senza appello

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John Ethan Moore passò una notte tranquilla. Fu svegliato poco dopo l'alba dal cigolio del carrello delle medicine e dal ciabattare di una robusta infermiera che gli aveva lasciato le solite compresse sul comodino. La vide uscire dalla stanza e la sentì infilarsi in quella accanto. Si girò nel letto cercando inutilmente di riprendere sonno.

L'intervento era fissato per le dieci, l'avrebbero dimesso dopo un paio di giorni di convalescenza e si sarebbe riposato per due, massimo tre settimane nella sua villa al lago. Quella in città era ormai territorio inviolabile della moglie Grace e del suo nuovo compagno, un certo Thomas Fletcher, avvocato divorzista in uno degli studi più importanti di Detroit. Un provvedimento cautelare del giudice gli impediva di avvicinarsi a meno di cinquanta metri da quella casa, da sua moglie e dai luoghi da lei abitualmente frequentati, compreso il Capriccio, un ristorante italiano in cui la squadra andava spesso dopo le partite giocate in casa e dove lui e Grace si erano conosciuti quattro anni prima.

Quella sera i Tigers stavano festeggiando la vittoria ai play off sui Chicago White Sox. Moore aveva realizzato ben tre home run in quella partita. Anche Grace ne fece tre quella sera. Il primo quando scelse il vestito giusto, uno che le metteva bene in mostra il generoso decolté, il secondo quando finse di inciampargli addosso, innaffiandolo con dell'ottimo Barbaresco del 2001, il terzo quando, con la scusa di smacchiargli la camicia, gli si concesse nei bagni del ristorante.

Le era bastato un solo inning, ma giocando sempre in attacco.

Bernie lo aveva avvisato: «Stai attento John, quell'attricetta arrapata è solo un'opportunista.» Certo, lo aveva fatto, ma solo a un passo dal matrimonio. Si era ben guardato dal metterlo sull'avviso prima, quando la coppia dell'anno era di casa nei salottini televisivi e la più paparazzata nei giornali di gossip. Con la benedizione degli sponsor. 
Ora quegli stessi giornali riportavano le foto dell'attricetta, anzi ora quasi una vera star con una nomination agli Oscar come migliore attrice non protagonista, con un occhio nero e il labbro superiore tumefatto. Nei talk show, presunti esperti e gossippari di professione sentenziavano con frasi fatte la fine di quella storia. Con meno ipocrisia i social network catalizzavano insulti e insinuazioni. John aveva smesso di accedere al suo profilo Twitter ormai da un mese.

Come lei si fosse procurata quei lividi per lui rimaneva un mistero. Sì, quella sera a Los Angeles, alla festa per il lancio del nuovo film in cui Grace Lawson Moore era l'indiscussa protagonista, era ubriaco. Decisamente ubriaco. Ma per quanto non ricordasse neanche in che modo fosse giunto a casa, era certo di non avere alzato le mani. Non lo aveva mai fatto, nonostante suo padre gli avesse insegnato in più occasioni come si potesse scaricare sul corpo di una donna alcol e frustrazione. No, lui non lo aveva mai fatto. Aveva sempre odiato suo padre per quello e anche sua madre per averglielo permesso.

Il suo passato era stato rivangato dai media in cerca di facili spiegazioni e comode verità da vendere a un pubblico assetato di meschinità. Quelle altrui fanno sempre sentire meglio. E il fatto che ultimamente avesse alzato il gomito qualche volta di troppo era la prova che lo inchiodava. La condanna era senza appello. Colpevole anche in mancanza di una sentenza del giudice, perché lei lo aveva perdonato in diretta, in prima serata, e aveva subito ritirato la denuncia. Ma il messaggio era chiaro, il divorzio sarebbe dovuto essere molto vantaggioso e a questo, ne era sicuro, Thomas Fletcher stava lavorando da diverso tempo.

John rimase a fissare il soffitto. Dopo quell'intervento avrebbe dato una svolta alla sua vita. Avrebbe smesso di bere e sarebbe tornato il miglior battitore del campionato. Aveva appena compiuto 29 anni, la sua carriera non era finita. Aveva solo bisogno di tornare in uno stadio e fare quello che sapeva fare meglio. Colpire, correre e non pensare.

E al diavolo gli sponsor che si tiravano indietro. Bernie ne avrebbe trovato uno disposto a scommettere di nuovo su John Ethan Moore. Anzi lo aveva già fatto. O era stato solo uno sogno?

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