CAPITOLO 3: Piuma nera.

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Erano ore che Angel analizzava il revolver che Gabriel gli aveva affidato. Aveva annotato ogni singola caratteristica: le misure del manico, la data di fabbricazione, cercando di ricavare un codice o qualunque cosa.

Aveva preso il cacciavite e l'aveva smontata e poi rimontata. Aveva lucidato l'impugnatura in spugna alla ricerca di un'incisione nascosta, ma nulla sembrava avere senso.

Non era da Gabriel, lui era in grado di calcolare anche la più minima implicazione, nulla era casuale, ogni cosa era un indizio, un codice da decifrare.

Alle spalle di Angel la porta si aprì, Carlo era tornato «Ciao Angel, si può sapere dove sei sparito ieri nel cuore della notte? Non che m'interessi, ma vedi, se lasci ancora la finestra spalancata in quel modo, finisce che mi prendo una broncopolmonite fulminante e ci resto secco!» Carlo si sfilò la tracolla, poi osservò lo scrittoio davanti al quale Angel stava seduto e disse guardando la pistola: «Fantastica! Sei un appassionato d'armi?»

«Esatto!» rispose Angel, sorpreso di quanto quella scena sembrasse normale agli occhi di Carlo.

«Inizialmente mi ero spaventato, quando ho trovato l'altra pistola.»

«Hai rovistato nelle mie cose?» disse Angel sconcertato.

«No, non fraintendermi! Ho solo spostato la tua valigia ed è caduta a terra.»

«Sta attento la prossima volta! Poteva partire un colpo accidentale, comunque non devi spaventarti. Non sono un killer, ho anche il porto d'armi, è tutto regolare.»

«Sì amico! Non ne dubito, però vedi, non si possono tenere armi nel dormitorio, può essere pericoloso.»

Angel rimase stupito dalla saggezza di quelle parole, forse aveva giudicato troppo in fretta il suo compagno di stanza.

«Sto già cercando un'altra sistemazione per loro. Sono un portafortuna per me, ne ho sempre almeno una addosso.»

«Capito, comunque il tuo segreto è al sicuro, non dico niente, però se sapessi dove le tieni, ecco, non ci metterei le mani. Senza offesa ma mi fanno un po' senso.»

«D'accordo!»

«Un'altra cosa, la notte, ti prego, non spalancare più la finestra in quel modo, stavo morendo di freddo.»

«Scusami.»

Carlo si sporse sullo scrittoio per osservare meglio quel cimelio: «Di che anno è?»

«1790.»

«Wow! E funziona?»

«Volendo.»

«Ripensandoci, puoi aprirla quando vuoi la finestra, sul serio, non mi dà fastidio!»

Angel rise.

«Questo è tuo?» chiese Carlo raccogliendo da terra qualcosa «Sembra vetro colorato!»

Angel allungò la mano verso Carlo che gli diede il frammento. Angel lo analizzò era una scaglia di vetro arancione.

«Hai sentito che casino è successo alla chiesa di San Nicola?» riprese Carlo di punto in bianco «Sembra che dei vandali siano entrati di notte e abbiano spaccato tutto, che stronzi vigliacchi!»

Angel assorbì quelle parole, e gli sembrò improvvisamente che tutti i pezzi di un puzzle fossero andati al loro posto. Si alzò dallo scrittoio, si mise in tasca il revolver e disse: «Devo andare!» e uscì dalla stanza di tutta fretta mentre Carlo lo osservava attonito.

Ariel guardava fuori dalla finestra, si accorse che aveva smesso di piovere e finalmente sarebbe potuta uscire, a riportare ad Angel il libro che si era dimenticato nella sua borsa.

Angel's WhiffDove le storie prendono vita. Scoprilo ora