CAPITOLO 2: Disperso.

23 9 5
                                                  

Anno 210 a.c. America del nord.

Uriel ricordava bene quell'inverno di neve e sangue. Una schiera di quarantamila arcangeli aveva dato la caccia al demone tra i demoni: Asmodeo.

Di quella schiera di valorosi erano rimasti quarantamila corpi in putrefazione, ammassati.

Asmodeo sedeva su di loro come su un trono.

Il fuoco divampava sulla neve, non si era mai vista una cosa simile, ma ad Asmodeo, l'iracondo, era possibile ogni cosa.

Uriel si sollevò da quel marasma di corpi e intorno a sé non vide altro che distruzione. Erano partiti in quarantamila, contro uno soltanto, ed era stato lo scempio.

«Sei ancora vivo?»

Uriel tentò di fuggire ma le sue energie non glielo consentirono, rimase a terra rantolante. Le sue ferite, la neve o il fuoco lo avrebbero portato sicuramente alla morte.

«Ho capito, mi toccherà alzarmi per finirti!»

Lo scricchiolio dei suoi stivali era come il ticchettio di un orologio che si avvicina all'ora della fine.

I suoi capelli rossi fiammeggiarono in quel trionfo di caos. Tirò via la spada dal fodero producendo uno stridio.

«È la fine Uriel. A un'altra vita!»

«Maledetto!» tentò di urlare Uriel, con tutta la forza che aveva in corpo.

«No, dannato!» rispose il demone e lo uccise.

Angel rinvenne improvvisamente, l'odore di muschio e fiori calmarono il suo cuore in tempesta.

Si sentì chiamare, ma non col nome che gli era stato dato in quella vita, con un nome al quale rispondeva da molto più tempo.

«Uriel!»

Quella voce l'avrebbe riconosciuta tra mille. Si voltò e la vide «Kleoniki?»

Era stesa sull'erba accanto a lui, in quel luogo senza tempo, ovunque fossero, non aveva importanza, perché lei era lì. I suoi capelli biondi e lunghissimi splendevano al sole e i suoi occhi verdi quasi si confondevano col prato.

«Com'è possibile?» chiese Uriel sopraffatto dalla gioia.

«È tardi!» rispose lei.

«Tardi per cosa?»

«È tardi! Troppo tardi!»

Uriel la vide dissolversi lentamente, come inghiottita in una nuvola di fumo.

«Mi dispiace!» riuscì a gridare prima che lei si fosse dissolta completamente.

Appena Kleoniki scomparve tutto intorno divenne buio.

Angel si mise a sedere, domandandosi cosa stesse succedendo, e poi vide una scintilla rossa in lontananza che si avvicinava a lui. La figura divenne sempre più nitida, finché lo riconobbe. Asmodeo trasportava qualcosa, un corpo, si fermo a tre metri di distanza da lui, si mise in ginocchio, poggiò quel corpo a terra e Angel finalmente riconobbe Ariel.

Asmodeo estrasse un coltello.

«No! Non farlo!»

«Mi dispiace Uriel, è troppo tardi» attese un attimo e aggiunse: «Di nuovo!» sollevò il coltello per affondarlo nelle carni di Ariel.

Angel si svegliò nel suo letto, impugnava la pistola, ma nella camera c'era silenzio, l'unico rumore era il respiro pesante del suo coinquilino. Lo vide e mise subito via la pistola, una beretta argentata, la nascose nella federa del cuscino, dove doveva stare.

Angel's WhiffDove le storie prendono vita. Scoprilo ora