2. E10

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E10 si alzò di scatto, poi prese a barcollare e a tremare stringendosi le braccia al petto. Aveva la vista annebbiata ma pochi istanti gli furono sufficienti per rendersi conto che, nonostante l'ampio spazio che lo circondava, si trovava rinchiuso in una gabbia. Squadrò i freddi pannelli di metallo alle pareti, sul soffitto e sotto i suoi piedi. Nudi. Nessuna uscita, nessuna finestra, tranne quella grossa vetrata che aveva davanti. Oltre il riflesso, nella penombra, individuò subito i suoi aguzzini. Non li aveva mai visti prima, ma sapeva che quegli individui che lo guardavano da dietro la barriera trasparente erano il suo nemico. Fu attraversato dal desiderio di ucciderli. Lo avrebbe fatto senza provare pietà, anche a mani nude. Se solo avesse potuto.

Si avvicinò cauto, fissando diritto negli occhi l'uomo che stava nel mezzo. Aveva dei folti capelli bianchi che si era appena accarezzato con un gesto furtivo. La mano si era poi fermata a sostenere il mento, il capo un poco inclinato: lo stava studiando. Non mostrava il minimo timore. E perché avrebbe dovuto? Era comodamente seduto al di là di uno spesso vetro che doveva essere infrangibile.

E10 si portò a meno di un metro dalla lastra trasparente. Ora poteva vederli tutti bene in faccia, cinque uomini e due donne. Tutti evitarono il suo sguardo, tranne il tizio con i capelli bianchi e quello con la tazza in mano. Dove diavolo lo aveva già visto?

«Chi siete? Ehi, dove mi trovo?» Iniziò a battere i palmi sul vetro. «Dove cazzo mi trovo? Fatemi uscire, altrimenti...» L'uomo con il pigiama nero si bloccò quando vide un ottavo volto: quello della sua immagine riflessa. Il volto di un giovane di circa trent'anni di cui non conosceva il nome.

E10 non ebbe tempo di rispondere alle mille domande che iniziarono a trapanargli il cervello, perché lo sbuffo di una porta automatica lo fece voltare di scatto alla sua destra. Non aveva notato nessuna apertura prima, ma evidentemente si era sbagliato. Con più tempo avrebbe potuto chiedersi di cosa fosse in realtà certo. Ma il tempo sembrava svanire, scandito dai passi minacciosi della persona che era appena entrata. Il battito cardiaco prese ad accelerare e la vista iniziò ad annebbiarsi, ma non abbastanza da impedirgli di notare che il nuovo arrivato impugnava una pistola semiautomatica.

Era più alto e robusto di lui e indossava una mimetica a chiazze grigie e azzurre. Un passamontagna nero lasciava intravvedere solo gli occhi, che a E10 parvero dello stesso colore del metallo scuro e ossidato che rivestiva quella gabbia. Solo quando fu a meno di due metri notò quanto fossero dilatate le sue pupille. L'uomo gli puntò la pistola alla testa. Lo fece con un movimento lento e quasi solenne. E10 cadde in ginocchio e si contrasse in una posa fetale, con le mani a coprirsi la faccia. Il terrore gli pervase il corpo ripulendolo dall'odio che aveva provato fino a qualche istante prima. Non avesse avuto i secondi contati si sarebbe potuto interrogare anche sul quel continuo cambio di umore e sensazioni. Ma ora non erano le domande la cosa di cui aveva più bisogno.

L'uomo con la pistola e il passamontagna cercò un segnale oltre il vetro. E10 vide il tizio con i capelli bianchi annuire e sentì l'otturatore accogliere il colpo in canna.

Solo in quel momento, con il cuore che stava per uscire dalla gola e un sibilo assordante nelle orecchie, capì cosa doveva fare.

Il proiettile e il corpo dell'aggressore rimbalzarono sul pavimento quasi nello stesso istante. Il proiettile dopo avere solo graffiato il soffitto, l'aggressore dopo un'innaturale contorsione che lo fece atterrare a pancia in giù. E10 strinse l'impugnatura della Glock 9mm e ne sentì il calore. Sarebbe riuscito a smontarla e rimontarla in ventidue secondi. Sì, lo aveva già fatto, ma quando?

Un gemito e si accorse di stare con il ginocchio sinistro sul collo dell'uomo con il passamontagna. Il ginocchio destro era invece saldo sulla schiena con in mezzo il braccio contorto del suo aggressore. Come ci era riuscito?

Puntò sguardo e pistola verso la vetrata. Il tizio con i capelli bianchi sembrava soddisfatto. 

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