Capitolo 7

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La sala centrale della Setta era enorme: il soffitto di marmo nero, scolpito minuziosamente, sembrava raggiungere il cielo; le pareti di pietra erano rese in modo che ogni dettaglio potesse glorificare la magnificenza di quella costruzione. I pilastri a fascio parevano arrivare fino al soffitto, ma si fermavano in alto, trasformandosi in costoloni che si univano alle volte a crociera, formando immensi archi a sesto acuto.

Sul pavimento, due giganteschi serpenti neri s'intrecciavano tra di loro in un mosaico, finché le loro code non raggiungevano il fondo, dove, su un trono di pietra, sedeva il Celato: un uomo di trent'anni, i capelli corvini pettinati in un'onda sopra la fronte e gli occhi color ghiaccio nascosti sotto folte sopracciglia scure.

Il suo sguardo incuteva soggezione a chiunque osasse varcare la soglia della sala. Al suo fianco due statue scure a forma di tigri giacevano accucciate, in attesa...

Dal portone d'acciaio entrò un ragazzo: alto, i capelli castani tirati all'insù e gli occhi scuri che, se fino a prima sprizzavano forza e potere, in quel momento erano puntanti verso il basso. Si avvicinò lentamente al Celato, i passi rimbombarono tra le mura. Quest'ultimo spostò lo sguardo dal cellulare, dove brillava la schermata di Candy Crush, e lo posò sul ragazzo.

«Mio signore...» sussurrò a testa bassa lui.

«Androm, che piacere vederti» lo salutò con una voce calda e squillante, quindi tornò a guardare lo schermo. «Come va la ricerca?»

Quest'ultimo alzò la testa tremante, guardando con occhi impauriti quelli azzurri del Celato.

«Ho trovato il Guardiano del Sangue, ma...» Androm non riuscì a finire la frase, spaventato alla sola idea di quella che sarebbe stata la reazione di lui.

«Ma...?» insistette l'uomo, mentre completava una combo. Androm prese un grosso respiro.

«Irinis l'ha salvato in tempo.»

Il Celato non batté ciglio, ma per un attimo Androm notò le sue labbra piegarsi in una smorfia.

«Ha sempre avuto un ottimo tempismo, la maledetta.» Sullo schermo del cellulare brillò la parola "sconfitta". Chiuse l'app e spense il telefono, riponendolo nella tasca dei jeans, quindi alzò la testa verso il ragazzo, teso come una corda di violino. «E tu? Non hai fatto niente?!»

«S-sì, mi sono trasformato appena l'ho riconosciuto, ed è stato in quel momento che Irinis l'ha rapito. L'ho inseguito, ma poi Irinis l'ha messo nella macchina ed è scomparso... » balbettò Androm mentre osservava l'espressione del Celato. «Ora non so più dove sia. Non ho visioni...»

«Lo so io: tutti i Ryod sono con Irinis» lo interruppe l'uomo massaggiandosi il mento. Sospirò. «Bisogna farli uscire allo scoperto.»

Androm lo guardò confuso. «Non capisco.»

«Gli dèi di Irinis sono per il giusto. Bisogna che raduni un gruppo di umani, di notte, con l'intento di ucciderli. Irinis lo scoprirà e manderà i Guardiani. Solo allora avrai la tua occasione.»

'Piano perfetto' pensò il ragazzo, finché un dubbio non lo assalì.

«E se mi uccidono?»

«Sono ancora troppo deboli. Potrebbero uccidere un umano, forse nemmeno, e comunque non gli converrebbe se vogliono davvero risvegliare gli dèi. Tu però puoi uccidere loro. Ok, ora va', manderò un gruppo di Anime vicino casa tua» e, detto ciò, riprese in mano il telefono e fece segno al ragazzo di andarsene. Androm cominciò a incamminarsi verso l'uscita, quando, da lontano, una voce femminile lo bloccò.

«Sono una Cacciatrice, non avete il diritto di dirmi quello che devo e non devo fare!» Il portone si spalancò di colpo e una ragazza dal caschetto biondo si avvicinò a grandi passi verso il Celato.

Gli ultimi Guardiani - RyodDove le storie prendono vita. Scoprilo ora