La recluta Francesco Lupini a rapporto

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CAPITOLO 1

"Ma dove cazzo sonofinito?"
Cartina alla mano, occhiali da sole calati sul nasoe camicia completamente sudata, la recluta Francesco Lupini, siaggirava per strade a lui sconosciute.
Si accostò vedendo duesignore sedute su delle sedie di paglia.
Spense il motore delpandino verde bottiglia, tirò fuori la testa dal finestrino amanovella e chiese: "scusate, per Roccamandolfi?"
Lesignore si guardarono.
Guardarono la recluta Francesco Lupini.
Siguardarono di nuovo
Lupini guardò loro, si guardò da solo eattese.
Poi la signora più anziana delle due chiese a sua volta:"d chi s figl tu?"
Silenzio.
"Come scusi?"
"Mename, d chi s figl tu?"
Silenzio.
La recluta FrancescoLupini fece un cenno di saluto con la testa, sorrise e si allontanòsgommando verso la strada davanti a lui.
Sul cartello seminascosto da un grosso ramo di un albero non tagliato alle sue spallec'era una scritta bianca:
Benvenuti in Molise.


CAPITOLO 2

Fermo sul ciglio di una strada dicampagna, la recluta Francesco Lupini stava parlando al telefono conun suo superiore.
"Capitano, io sono arrivato qui aRoccamandolfi, ma non ho capito esattamente che devo fare"
Lacomunicazione era a singhiozzo.
"...aro. Non m... I....zzo."
"Capitano qui prende male, non la sento."
"Lupini,a me hai già rotto il cazzo, sia ben chiaro."
"Oraprende bene capitano"
"Ecco. Tu devi andare al lago diLetino, cercare il prete e farti spiegare cosa è successo"
"Mase non lo sapete neanche voi cosa è successo."
"Appuntoper questo ci vai tu. Lupini sei un pirla."
E attaccò.
Larecluta Francesco Lupini si senti solo e infreddolito, pur facendo 40gradi in quella calda estate.
La strada del paese era una sola,che arrivava fino al Castello in cima alla montagna.
Le caseerano costruite talmente vicine che la panda verde bottiglia faticavaa passare e la recluta Francesco Lupini dovette chiudere glispecchietti.
Arrivato nell'unico bed and breakfast del paese entrocon il suo zaino in spalla e chiese della prenotazione a suo nome.
Ilragazzo che lo accolse lo guardò per bene dalla testa ai piedi elapidario disse:
"Siete qui per il morto del lago,vero?"
"Morto?"


CAPITOLO 3

Don Giulio era l'ex prete di Letino.
Ungiorno, durante la messa, salì sul pulpito e guardò i fedeliseduti.
E tra i fedeli seduti vide lei.
Più forte del richiamodella fede c'è solo la forza dell'amore.
E così in meno ditre mesi, Don Giulio tornò ad essere semplicemente Giulio.
E doponove mesi divenne padre Giulio, ma questa volta senza la tunica.
Adoggi il paese di Letino non aveva ancora trovato un sostituto, maall'epoca dei fatti Don Giulio sapeva tutto di tutti.
La reclutaFrancesco Lupini busso timidamente alla porta della casa vicino lachiesa.
Per tutta la notte aveva pensato a come chiamare l'exprete.
Don era inappropriato. Padre sembrava una presa per il culoe poi gli faceva troppo padre Ralf.
"Avanti è aperto"
Fecequalche passo e si trovo davanti ad un bell'uomo abbronzato, alto,con una camicia bianca a maniche corte e un pantaloncino color cachie soprattutto con un sorriso che apriva il cuore.
"Lei è DonGiulio?"
Cazzo!
"Eh...Ormai non più"
Ecco.Figura di merda.
"Mi scusi sa, non volevo"
"Nonsi preoccupi, si resta sempre un po' preti. Ma si sieda. Vuole uncaffè?"
"Si grazie, vorrei però anche sapere cosa èsuccesso qui. Questo morto del lago"
"Certo. Immaginavo.Prima di tutto deve sapere che il lago qui sotto non è un vero lago,è artificiale. Ma soprattutto la particolarità è che è statoricavato da un ex villaggio."
"In che senso?"
"Cheprima il lago era un paese, poi è stato abbandonato e trasformato inun lago. Ogni tanto lo svuotano completamente per fare manutenzione esi riescono a vedere i tetti delle case"
"Incredibile"
"Già...Ma la cosa più incredibile è che l'ultima volta che l'hannosvuotato, sulla cima del campanile hanno trovato il corpo di un uomo,trafitto dalla spada di San Michele"
"Ah."


CAPITOLO 4

"Ecco il caffè"
Iltintinnio delle tazzine svegliò la recluta Francesco Lupini dal suolieve stato di trance.
Immaginava questo corpo senza vita trafittoda una spada, in fondo ad un lago che ricopriva un paeseabbandonato.
Per lui che aveva paura dei Goonies, questa sembravauna storia scritta da Stephen King.
Alzò il naso verso il profumodi espresso e vide una donna molto bella, non troppo alta, magra econ i lunghi capelli neri raccolti in alto.
E poi gliocchi.
Dio che occhi.
Uno sguardo che ti entrava nelcervello.
Ora capì cosa aveva spinto Giulio a non esseredon.
"Piacere, Maura."
"Piacere mio, reclutaFrancesco Lupini, al vostro servizio."
"Quando ve neandate?"
Ecco.
Dove aveva sbagliato, tanto da farsicacciare dopo pochi secondi?
"Non si preoccupi"intervenne don Giulio, capendo lo stato di imbarazzo. "È unmodo di dire di queste parti. Si chiede sempre quando si parte, percapire il tempo che si trascorrerà insieme"
"Ah.Capisco"
Anche se non capiva del tutto.
"Resterò iltempo di capire cosa sia successo qui, poi girerò tutto ai mieisuperiori. Si è capito di chi era il corpo?"
"Scusate,io tornò di la."
"Oddio, sono stato inopportuno.Scusate."
Poi si accorse di aver nominato Dio e di esserestato ancora più inopportuno.
"Non si preoccupi. Lui eraSandro Biondini, rampollo della famiglia Biondini, unico erede delladitta di trasporti e promesso sposo di Leandra Fiorenzo."
Larecluta Francesco Lupini si stava perdendo con i nomi.
"Comunqueho già chiesto al dottore, oggi pomeriggio la passo a prendere eandiamo a trovarlo"
"Chi? Dove?"
"Andiamonel reparto di anatomia dove si trova il corpo del giovane Sandro, dalì partono di solito le indagini, no?"
Ok.
I problemi oraerano tre.
Il primo, come spiegare che lui di indagini non sapevaniente.
Il secondo, come nascondere il suo terrore del sangue. Luiche sveniva per un prelievo e quando doveva fare le analisi sisdraiata sul lettino con gli occhi ben stretti. E alla fine ildottore gli lasciava anche un leccalecca.
Il terzo, come nonridere pensando a Don Giulio come se fosse Don Matteo sullabicicletta?
"Ci vediamo in piazza per le 16, va bene? Orapurtroppo devo lasciarla, si sta per svegliare il piccolo Michele."

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