Una telefonata misteriosa

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Capitolo 1

La stanza è illuminata dalla luce del sole che filtra tra le tapparelle alzate a metà. Siamo a giugno e si respirano già temperature estive quasi da spiaggia, di solito in questo periodo accendo il ventilatore perché non abbiamo i condizionatori. Devo tirarlo fuori dallo stanzino e montarlo ma farei troppo rumore e non voglio che Axel si svegli.

Con un sorriso lo guardo dormire sul mio letto e non riesco quasi a credere che lui sia qui in camera mia. Tecnicamente è passato per aiutarmi a svolgere i compiti, ma quando ha poggiato la testa sul cuscino, si è addormentato e non ho avuto il coraggio di svegliarlo. In questo periodo sta lavorando molto e un po' di sonno in più lo aiuterà a riposare meglio. Oltre a studiare per diventare veterinario, lavora anche come cameriere per contribuire alle spese e ultimamente è sempre molto stanco.

Quando l'ho conosciuto, circa quattro mesi fa, non immaginavo che lui sarebbe diventato così importante per me e invece Axel non solo è diventato il mio ragazzo ma anche una presenza costante della mia vita, un porto solido di cui non potrei mai fare a meno.

Grazie a lui ho imparato ad accettare meglio me stessa e ho scoperto la vera felicità accanto a qualcuno che ti vuole bene. Questi quattro mesi sono stati stupendi, ho sperimentato cosa significhi essere innamorata, cosa vuol dire far parte di una coppia e sono davvero felice di averlo conosciuto. Dovrei concentrarmi sugli esercizi di matematica che ho davanti, ma non riesco a smettere di guardarlo e a sorridere come una sciocca. Ancora adesso mi sento avvolgere da una sensazione di calore quando penso che lui è mio. Sono più che certa di essere invidiata da molte ragazze in questo momento e questo pensiero mi mette allegria, perché Axel ha scelto che vuole me tempo fa e non ha mai cambiato idea.

Mi avvicino a lui per scostargli i capelli dalla fronte, ma mi fermo quando lo vedo muoversi e poi aprire gli occhi. Ritraggo la mano come colta in fallo e arrossisco quando lui mi guarda con un sorriso.

«Ciao»

«Ciao» ripeto io a bassa voce. Sto per spostarmi e tornare al mio posto verso la tastiera del letto quando la mano di Axel cattura la mia.

«Non andare via. Mi piace la tua vicinanza e poi adesso sono simpatico anche a tua madre, non dirà nulla».

Sorrido perché è la verità. La mamma ha subito preso in simpatia Axel, lo riempie di raccomandazioni ma è felice per me e si vede. Anche mio padre mi ha detto che è un bravo ragazzo ed è per questo che ho avuto il permesso di farlo salire a studiare in camera. I miei genitori sono vecchio stampo e già questa concessione per me è tanto, abbiamo la porta aperta e ogni tanto la mamma passa casualmente a controllare se va tutto bene. Non si è accorta che Axel si è addormentato, ma sono certa che avrebbe sorriso senza dir nulla proprio perché le è simpatico.

«Mi dispiace essermi addormentato» ammette Axel spostandosi quei capelli dagli occhi come avrei voluto fare io. Gli sono cresciuti ed era pronto ad andare a tagliarli ma io l'ho dissuaso perché secondo me è ancora più bello con quel ciuffo ribelle che gli copre la fronte e con mia somma gioia ha ascoltato il mio consiglio.

«Non importa» minimizzo io. «Ho quasi finito»

Axel si solleva a sedere e poi prende il quaderno dalle mie mani, non sono veloce a impedirglielo e quando lui torna a guardarmi arrossisco un'altra volta senza riuscire a frenarmi.

«Non mi pare che hai finito, posso sapere cos'hai fatto mentre dormivo?» chiede alquanto divertito. Non ho il coraggio di ammettere che l'ho guardato per tutto il tempo, sto per pensare a una risposta da dargli quando sono salvata dal suono del suo cellulare. Me ne accorgo perché s'illumina quando suona, sto per chiedergli quale suoneria ha messo ma Axel prende il telefono e si alza andando verso la finestra. Mi da le spalle mentre risponde e un po' mi sento tagliata fuori. Axel è sempre premuroso e attento quando deve parlarmi, fa in modo di guardarmi sempre prima di dire qualcosa e adesso questo suo atteggiamento un po' mi destabilizza.

Sa benissimo che non sento nulla se non riesco a leggere le sue labbra, a casa evito di usare l'apparecchio acustico che adesso è poggiato sul comodino eppure lo guardo muovere le labbra e parlare al telefono senza sapere cosa dice.

Cerco di non farmi prendere dallo sconforto e mi accorgo che mia madre è entrata nella stanza con un vassoio di biscotti che poggia sulla scrivania.

«Ho pensato che una pausa ci vorrebbe» dice mia madre. Per fortuna ha abbandonato quell'assurda fissazione di scandire ogni parola quando mi parla. Rita e Axel sono stati molti persuasivi in proposito, ma non sono riusciti ad evitare che gridasse quando mi parla come se alzando la voce per me cambiasse qualcosa. Non percepisco il cambiamento se non osservando con attenzione il suo viso, quando alziamo la voce e gridiamo il nostro viso cambia espressione e quello è l'unico motivo per cui mi accorgo che qualcuno urla ma non perché sento qualcosa. Mia madre sembra non averlo capito ancora.

Adesso la vedo rivolgersi ad Axel che chiude la comunicazione e posa il telefono in tasca.

«Grazie mille ma sarà per un'altra volta, devo proprio andare».

«Non devi andare al lavoro tra due ore?» chiedo confusa. Quando mi ha proposto di venire qui per aiutarmi con i compiti, mi ha anche detto che aveva molto tempo perché oggi il suo turno iniziava più tardi, non capisco adesso questa fretta.

«Si» risponde Axel girandosi a guardarmi. «Ma devo fare un paio di commissioni prima».

Penso che mia madre dica qualcosa ma non la sento perché non la guardo, mi accorgo appena che è uscita dalla stanza e continuo a guardare Axel avvolta da una brutta sensazione.

«Era un tuo collega di lavoro al telefono?».

«No» risponde Axel ma non aggiunge altro, non mi da spiegazioni e la brutta sensazione aumenta. Non voglio diventare insistente o angosciante, mi rendo conto che non vuole dirmi di più e il mio orgoglio mi vieta di fargli qualche altra domanda. Scendo dal letto e poso il libro sulla scrivania, i biscotti emanano un profumino delizioso ma sento il mio stomaco chiuso.

Axel afferra la mia mano e mi gira verso di se, la sua presa è salda e calda come sempre e quando mi solleva il viso affinché lo guardi, mi perdo nei suoi occhi scuri gentili e dolci. Tra le sue braccia mi sento sempre al sicuro e protetta, ma non stavolta. C'è qualcosa che non va e non so spiegarmi perché questa brutta sensazione non vuole abbandonarmi.

«Mi dispiace molto per i compiti, ma devo davvero andare. Ti messaggio più tardi nella pausa così mi racconti cosa ti ha detto Annalisa».
Annalisa è una mia vecchia amica, adesso vive a Bergamo ma ci scriviamo email lunghissime e le ho raccontato di Axel. Non mi sorprende che lui ricordi ogni cosa, Axel è sempre attento sui piccoli dettagli e mi rendo conto di essere solo paranoica a pensare male.

«Non abbiamo parlato tutto il tempo di te» lo avviso con un breve sorriso perché non è per niente vero. Abbiamo messaggiato molto su whatsapp e abbiamo parlato tantissimo di Axel ma non è necessario che lui sappia.

«Allora dovrai dirmi con chi attore dovrò confrontarmi stavolta» risponde pensieroso Axel abbracciandomi più stretta. «L'ultima volta era Ian Somerhalder, poi c'è stato Stephen Amell, poi Sam ...».
«Smettila» lo interrompo dandogli un pugno nello stomaco e ridacchiando divertita. La verità è che seguo tantissime serie tv ancor prima che arrivino in Italia. Per me non fa differenza seguirli in lingua o no, tanto comunque userei i sottotoli e finisco irrimediabilmente dall'essere stregata dal protagonista di turno.

«Almeno loro non posso vantare il diritto di essere guardati quando dormono dimenticando di svolgere i compiti» osserva divertito Axel. Vorrei protestare che si sbaglia ma non servirebbe a niente, quindi cedo la mia sconfitta con un breve sbuffo contrariato per essere stata scoperta.

«Non c'è bisogno di assumere quell'aria contrariata» mi ammonisce Axel con un largo sorriso. «Tanto quello che ci guadagna sono io»

Sorrido perché ogni sua parola è capace di scaldarmi il cuore in breve e dimentico ogni altra cosa se non l'amore profondo che mi lega a lui.

«Ci sentiamo dopo» mi ricorda Axel poggiando appena le sue labbra sulle mie. Poi si sposta e mi priva della sua vicinanza ed io lo guardo andar via con un lungo sospiro.

Solo quando riprendo in mano i miei esercizi di matematica, mi rendo conto che non mi ha detto chi l'ha chiamato al telefono. Devo preoccuparmi? Non vorrei ma il tarlo del dubbio s'insinua in me e prima che commetta una sciocchezza, come accusare Axel di qualcosa, decido che è meglio parlarne prima con Rita.

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