Uragano o no.

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Stavo dormendo fino ad alcuni minuti fa. Mi ero addormentato colto da un sonno improvviso mentre guardavo Nadal giocare la finale US Open e dopo aver passato una giornata molto faticosa fatta di nulla. Crollato, finalmente il riposo ristoratore. Apro improvvisamente gli occhi, la stanza completamente al buio, solo l'orologio proiettato sul tetto. Non mi ero neanche accorto che l'assistente notturno aveva spento la televisione. Apro gli occhi quindi svegliato di soprassalto da fortissimi rumori, non riesco a distinguerli mescolati tra loro e ancora avvolti nel mio sonno e vedo anche la sagoma del mio assistente che nel buio attraversa la stanza, ho avuto un po' paura lo confesso. Ma quei rumori. Iniziò a grandinare fortissimo come fossero pietre scagliate con violenza dall'alto, lampi illuminavano la stanza come il sole di mezzogiorno e i loro tuoni violenti come una orchestra stonata. Un rumore tra tutti, il più maestoso, il vento. La sua voce rombante continua senza sosta come il suono del motore jet di un aereo quando passa velocemente nei cieli tersi e ci si ferma a guardarne la scia. Intenso questo vento, la sua voce amplificata dalle fronde degli alberi, da quei pini urlanti perché piegati in due dalle raffiche fortissime. Piove. Dopo la grandine una pioggia senza fine, logorante, che batte sulle finestre bussando incessantemente e che scivola giù dai pendii aprendosi nuove strade e scavando più profondamente le vecchie. Tonfi improvvisi causati dalle pigne che cadono giù dai pini non riuscendo a restare più aggrappate ai rami.
Ma questa notte di settembre assomiglia molto a certe burrasche che ho gia vissuto nella mia vita e rimembrando quelle vicende in fondo anche questa tempesta non fa più così tanta paura.

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