Storia 126

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Sto guardando una serie di gonne, cerco una che vada con il mio cappello a tesa larga anni '70 - il sole è molto forte in questi giorni - quando sento qualcuno correre dietro di me. È un bambino sui cinque anni, con folti capelli biondi e una maglia sporca dei Paw Patrol. Si tuffa ridendo in un mucchio di pantaloni, poi emerge un secondo dopo e si lancia verso la lingerie. Sorrido e torno alle gonne. I bambini a quell'età sono così carini.
Un paio di minuti dopo risento il bambino correre dietro di me mentre si lancia sui pantaloni da donna. Tiro fuori una gonna e la appoggio al mio corpo. Purtroppo è troppo grande per me. Peccato, il colore era perfetto.
"Hey Andrea!" Dietro di me ora c'è un uomo che sembra essersi svegliato due giorni fa e non aver mai cambiato vestiti da quel momento. Short larghi color cachi, una t-shirt stropicciata e un cappello da baseball che gli copre la faccia stralunata. È appoggiato ad uno degli scaffali e sta fissando il bambino "Forza, dobbiamo andare."
Il sorriso del bambino svanisce e fa un passo indietro. "Cosa c'è che non va, amico?" chiede l'uomo "Tua madre mi ha detto di venirti a prendere. Dobbiamo uscire dal centro commerciale così andiamo a prendere un bel gelato."
"I-io..." il bambino balbetta guardandosi i piedi. Sembra molto inquieto. "Io non do-dovrei parlare..."
"Con gli sconosciuti?" L'uomo sorride. I suoi denti sono storti e gialli. "Ma io non sono uno sconosciuto! Sono un amico della tua mamma. Mi ha detto di venirti a prendere dopo che sei corso via."
Il bambino esita. Sembra diviso tra evitare lo sconosciuto a tutti i costi - probabilmente la prima lezione che ha imparato, ficcata nella sua testa da quando è nato - e il fatto che quest'uomo sembra conoscere lui. O almeno il suo nome.
Non c'è nessuno oltre a noi nelle vicinanze. Il viso del bambino non esprime altro che confusione. Forse quest'uomo è un amico della mamma. Oppure è qualcuno che ha sentito una donna chiamare suo figlio, poi ha visto un bambino correre da solo e ha fatto due più due.
Finora nessuno dei due si è accorto di me, è ora di cambiare la situazione.
"Hey" faccio un passo avanti e mi inginocchio, guardando il bambino negli occhi. Gli faccio un sorriso gentile. "Il tuo nome è Andrea, giusto?" Lui annuisce. "Andrea, conosci questo uomo?" Lui scuote la testa.
Gli prendo la mano e mi alzo in piedi. "Allora che ne dici di andare insieme a trovare la tua mamma?"
Lui si rilassa. Tenendo la mia presa stretta, lo porto lontano dalle gonne verso il parcheggio. Quando raggiungiamo le porte, mi giro verso il mio complice e gli faccio l'occhiolino.
Mai parlare con gli sconosciuti, Andrea.

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