Un nuovo addio

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Greta era seduta per terra, nell'angolo più remoto della stanza. Le ginocchia premevano forte sul suo petto, le mani si aggrappavano disperatamente ai lunghi capelli arruffati. Piangeva. Sentiva il mascara colarle sul viso, ma non riusciva a trattenersi. Intorno a lei c'era solo buio, o almeno era quello che percepiva, la sua mente non riusciva a connettersi con gli altri sensi. Non riusciva a percepire l'odore acre del fumo che inondava la stanza, non era in grado di vedere le fiamme che danzavano sinuose nella stanza. Non le importava più di nulla, lui non c'era più.

Ricordava ancora la sua voce, la sentiva risuonare nelle sue orecchie: <<Ho bisogno di prede, so che lei non è adatta, non ne è all'altezza e mai lo sarà, ma al momento è l'unica opzione che ho e posso divertirmici un po'.>>

Non sembrava neanche la sua voce al telefono, era diversa, quasi metallica, come fosse un robot che recitava un copione. Eppure era reale, lui se n'era andato portando via con sé ogni loro progetto, ogni loro sogno, la loro vita. Oh, lo avrebbe rivisto, anche spesso, in fondo frequentavano gli stessi posti, abitavano a pochi isolati l'uno dall'altra e lei non poteva permettersi di traslocare, non a quel punto della sua vita, non un'altra volta.

Ma non importava, non poteva permettersi di reggere altro dolore, non questa volta, non ora che tutto era terminato. Non era un addio come le altre volte, lui non l'aveva mai bloccata, non le aveva mai detto addio, ma solo dei ciao. Urlava, ma non riusciva a sentirsi, sentiva il diaframma contrarsi, percepiva l'aria che usciva dai polmoni, ma era sorda anche verso sé stessa.

Qualcosa la costrinse a tornare alla realtà, le mancava il respiro e tossiva. Sentiva dei rumori provenire dalla porta, ma non riusciva a vedere nulla. Il fumo le bruciava nella gola e gli occhi lacrimavano copiosamente. Si sentì sollevare, mentre un grugnito appena sibilato le invadeva l'udito. Lo riconosceva, era lui, era tornato da lei.

L'uomo la adagiò delicatamente sulle scale condominiali e corse come un fulmine dentro casa. Solo in quel momento Greta si accorse delle fiamme che lentamente crescevano nel salone del suo appartamento. "Oddio!" Era l'unico pensiero che riusciva a formulare. Lo vide correre in cucina e ritornare verso le fiamme con in mano un secchio rosso. Acqua, era corso a prendere dell'acqua per spegnere l'incendio. Lo vide rifare lo stesso gesto diverse volte, alla fine si fermò e le fiamme erano solo un brutto ricordo.

Greta si alzò dal gradino freddo su cui era stata posata e barcollante rientrò nell'appartamento. Quasi tutte le scatole erano state coinvolte nell'incendio. Per fortuna solo il tavolo e una cassettiera erano stati rovinati, li avrebbe potuti rimpiazzare facilmente. Il muro retrostante era annerito, niente che una mano di vernice non potesse celare.

<<Vieni>>, disse lui con tono sbrigativo. La condusse in uno dei due bagni, la spogliò delicatamente e la aiutò ad entrare in doccia. Lei era come una bambola tra le sue mani, si lasciava guidare come aveva sempre fatto. Lo vide nella sua espressione più dura, eppure qualcosa lentamente stava cambiando, la punta della sua lingua sbucava infantilmente all'angolo destro delle sue labbra e le sue spalle tese lentamente si rilassavano. Non la guardava mai negli occhi, ma talvolta mormorava qualcosa di incomprensibile, il suono era troppo basso per essere udito distintamente.

Le lavò il viso, togliendole tutto quel trucco sbavato, poi con una spugna si dedicò al resto del corpo. Un timido sorriso increspò le sue labbra per un istante, quando prendendo in mano il flacone del docciaschiuma riconobbe la confezione, era quello che usava lui, lei lo sapeva ed era per questo che lo aveva acquistato. Per sentire sulla sua pelle il profumo di lui. La insaponò ovunque, anche nelle parti intime. Non c'era malizia in quei gesti, non era come le numerose altre volte.
Stavolta era come un padre che lavava la sua piccolina, la sua nanerottola, come l'aveva sempre chiamata.
Le insaponò i capelli col primo shampoo che riuscì a trovare in quella confusione. Poi riaprì il gettito d'acqua.

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