Storia 124

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Da piccolo ero andato in vacanza al mare con la mia famiglia. Dato che ero figlio unico, cercai di farmi degli amici per non restare sempre solo con i miei genitori, ma gli altri bambini stavano sempre lontano da me.

Un giorno, tornando a casa per il pranzo, ero così annoiato che iniziai a parlare da solo.

Qualcuno rispose.

Divenne il mio amico immaginario ed ero così felice di non essere più solo che lo raccontai a mia mamma, anche se lui non voleva che dicessi a nessuno della sua esistenza.

Quando lo feci, però, i miei genitori mi mandarono in punizione in camera mia. Origliai la loro conversazione (erano preoccupati per me e volevano mandarmi da uno psichiatra), finché un freddo glaciale pervase la stanza: era il mio amico immaginario.

Era arrabbiato con me perché avevo raccontato di lui ai miei genitori e mi avvertì che me l'avrebbe fatta pagare.

Mi spaventai così tanto che scappai da mia madre urlando che il mio amico mi voleva fare male.

Ovviamente i miei genitori non mi credettero e mi mandarono di nuovo in camera, dove vidi gli occhi grigi del mio amico per l'ultima volta.

Il giorno dopo, appena tornati dal mare, trovammo la casa devastata. Ogni cosa era fuori posto tranne nella mia camera, che era perfettamente ordinata.

Invece sul muro della camera dei miei genitori trovammo tante piccole manate di fango sul muro. Probabilmente quelle di un bambino.

Mia madre pensò subito ad uno scherzo o ad una rapina, ma niente era stato rubato.

Quella notte il mio amico mi parlò nel sonno. Mi disse che si era offeso e che mi avrebbe portato con lui sottoterra a farmi marcire con i vermi.

Mi svegliai improvvisamente quando sentii un rumore proveniente dal giardino. Io e i miei genitori andammo a controllare.

Una buca era stata scavata nel terreno.

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