Capitolo 11

108 12 7

7 febbraio

Bruno, il possibile datore di lavoro di Aria, non era né giovane né vecchio, né alto né basso, né magro né grasso, né loquace né laconico, era un uomo medio in tutto, la tipica persona, pensava Aria, che dimentichi un istante dopo averla conosciuta. Non sembrava avere particolari doti né difetti, niente che lo rendesse minimamente riconoscibile.

«La cosa più importante che devi imparare» le disse «è a fare un caffè impeccabile in pochissimo tempo. Guarda e impara».

Aria aveva impiegato due ore a decidersi ad andare al colloquio. Non si era nemmeno cambiata, si era solo esercitata a sorridere allo specchio e aveva tentato di ripetersi "andrà tutto bene. Andrà tutto bene, andrà tutto bene" anche se una voce molto più convincente nella sua testa le diceva "fai schifo, sei pessima, non ti vuole nessuno".

Prima che quella voce diventasse così prepotente da impedirle di uscire di casa, Aria si precipitò giù dalle scale. Sbirciò nel bar e oltre la vetrata vide che c'era solo un signore di mezza età che leggeva il giornale con un bicchiere di vino bianco mezzo vuoto accanto. Sulla porta era attaccato un cartello con su scritto "Cercasi personale". Fece un respiro profondo, sorrise ed entrò.

Dietro al bancone, invece della ragazza con la camicia scollata cui aveva lasciato il cv, c'era un uomo che immaginò essere Bruno. Si presentò e si strinsero la mano. Se avesse dovuto giudicare tutto da quella stretta di mano, sarebbe scappata via all'istante. C'erano due tipi di strette di mano che le ispiravano pochissima simpatia: le mani molli, quelle che ti cadevano in mano come una seppia morta, e quella che aveva appena ricevuto, data in punta di dita. Lei cercava sempre di stringere la mano come le piaceva che gliela stringessero, a mano intera e con una presa convincente.

Senza molti preamboli Bruno le disse di raggiungerlo dietro al bancone e le mostrò come fare un caffè perfetto.

Per prima cosa prese un bricco di acciaio e ci versò del latte dentro.

«Perché la schiuma sia perfetta è importante che il latte sia freddo» spiegò.

Poi immerse la lancia della macchina per il caffè nel bricco e girò una manopola.

«Il vapore scalda il latte, devi tenere la punta della lancia sempre immersa nel latte, il bricco inclinato in questo modo, e la mano appoggiata così per sentire la temperatura. Quando scotta chiudi».

Prima di posare il bricco ne fece ruotare il contenuto e sbatté il recipiente sul ripiano. Poi, in una manciata di secondi, staccò dalla macchina per il caffè una delle manopole, mise il caffè macinato sul filtro, lo compresse, riattaccò la manopola, premette un bottone e prima che il liquido iniziasse a uscire dal beccuccio posizionò una tazzina.

Mentre il caffè scendeva disse: «Deve venir giù così, a coda di topo. Un filo più spesso in alto e più sottile in fondo».

Quando la macchina smise di lavorare prese la tazzina, la posò sul ripiano e versò sopra al caffè la schiuma di latte che aveva appena preparato, che formò una decorazione a forma di cuore.

Poi pronunciò le parole che Aria temeva più di tutte: «Adesso prova tu».

Lei versò del latte nel recipiente: «troppo» si sentì dire.

Bruno svuotò parte del contenuto nel lavandino lì accanto: «Il latte nel bricco cresce di volume, se lo riempi oltre la metà va tutto fuori» spiegò.

Aria mise la lancia dentro al bricco e girò timidamente la manopola: «Devi aprirla del tutto, altrimenti non esce vapore ma acqua».

Tenne il recipiente con le mani per sentirne la temperatura, come Bruno le aveva spiegato, la lancia immersa nel latte. «Si sente dal rumore che stai tenendo la cannuccia troppo in fondo, la punta deve stare quasi in superficie e man mano che il latte aumenta di volume devi abbassare il bricco».

Aria e altri coccodrilliDove le storie prendono vita. Scoprilo ora