Capitolo 9

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5 febbraio

Quando nella casella di posta in entrata vide l'oggetto "Laboratorio di scrittura" Aria ebbe un sussulto. Era certa che la biblioteca le comunicasse che, poiché non aveva pagato, il suo posto era stato ceduto a un altro corsista più tempestivo nel versare la quota di partecipazione. Invece con suo grande sollievo la sollecitavano sì a pagare, ma le chiedevano anche di scrivere e inviare entro una settimana un testo di massimo due cartelle (4.000 battute spazi inclusi) con la propria bio-bibliografia, si trattava cioè di raccontare la propria vita fino a quel momento attraverso i libri che l'avevano maggiormente condizionata/accompagnata.

Aria si sentiva già fremere. Il primo libro che le venne in mente fu Canenero che del resto era il motivo per cui voleva a tutti i costi partecipare a quel laboratorio. Lo stava rileggendo per la quarta volta in due anni. Non inserirlo nella sua bio-bibliografia sarebbe stato mentire, inserirlo però rischiava di farla passare per la leccaculo di turno. E lei non era una leccaculo, detestava troppo chiunque per essere gentile, accondiscendente, servile. Anche se era chiarissimo che l'adulazione era una strategia vincente. Elena ne aveva fatto un'arte. Non solo in casa, con i genitori, che non faceva altro che prendere in giro con finti complimenti e gesti d'affetto altrettanto studiati al fine di ottenere soldi, permessi per uscire, gratificazioni. Aria si chiedeva come facessero a non accorgersene. Ma anche le "amiche" che ricevevano da Elena abbracci e complimenti, non appena si voltavano venivano disprezzate ad alta voce con altre "amiche" che a loro volta ricevevano lo stesso trattamento. La tizia che si era presa il suo letto, per esempio, solo due giorni prima era stata definita da Elena cessa e stronza.

Non sapeva ancora che libri avrebbe inserito nella sua bio-bibliografia ma sapeva per certo che non avrebbe messo Canenero. Si sdraiò sul suo letto e cominciò a radunare le idee guardando il soffitto. Da piccola la lettrice di casa era Elena, lei era quella che rompeva gli oggetti e combinava disastri. Tuttavia era stata fortunata, e pur non avendo un passato da lettrice aveva avuto degli incontri straordinari con dei libri che l'avevano emozionata moltissimo. Conosceva quel tipo di emozione per averla provata guardando i cartoni animati: l'immedesimazione con il protagonista, il sentirsi partecipe delle sue battaglie, il tifare per lui. Con i libri era ancora meglio, decidevi tu quando leggere, non dovevi aspettare la puntata successiva per sapere come andava a finire. Potevi interrompere e riprendere quando volevi. Quello che non era in tuo potere, né con i cartoni animati né con i libri, era cambiare il destino dei personaggi, dargli un altro finale, un altro amore, un'altra delusione. Però era una cosa che si poteva fare scrivendo, e pur non avendoci mai provato, l'idea di farlo la entusiasmava parecchio. Ammesso che ci fosse qualcosa in grado di entusiasmare una ragazza che voleva suicidarsi molto presto.

Mentre rifletteva su come strutturare il testo e cosa scriverci, sentì una vibrazione sorda provenire dal suo zaino. Qualcuno la stava chiamando. Rovistò in cerca del cellulare e quando finalmente lo prese in mano, la chiamata fu interrotta. Si trattava di un numero che non conosceva. Prima di richiamare lo digitò su Google e scoprì che apparteneva al Bar Arcobaleno, l'unico posto in cui aveva lasciato il suo cv. Che volessero davvero offrirle un lavoro? Iniziò a camminare su e giù per la stanza. A ripetersi nella testa frasi di senso compiuto, pronunciate con tono sicuro e spigliato: "salve, sono Aria, mi ha appena chiamata", "certo che sono interessata al lavoro", "volentieri vengo per la giornata di prova". Mentre ancora esercitava il suo tono migliore il cellulare le vibrò in mano per l'arrivo di un SMS: "Qui bar arcobaleno. Se sei ancora interessata al lavoro passa e ne parliamo. Bruno"

Aria era combattuta tra l'afferrare la giacca e le chiavi di casa e precipitarsi giù dalle scale diretta al suo primo colloquio di lavoro e il nascondersi sotto al letto insieme a tutta la sua inadeguatezza. Se Bruno l'avesse anche solo guardata entrare nel suo bar, avrebbe capito al volo quanto era incapace.

Guardandosi allo specchio si disse: è solo uno stupido lavoro in un bar. Non ci vuole una laurea, non devi salvare vite umane, fare operazioni a cuore aperto. Si tratterebbe solo servire caffè e coca-cola. Ce la puoi fare.

Decise di continuare a pensare al suo testo per il laboratorio di scrittura ancora un po', prima di andare a convincere Bruno che era la persona giusta. Anche solo pensarlo la faceva sentire ridicola. Non era la persona giusta per niente. Ce l'aveva scritto in fronte, non serviva una laurea nemmeno per accorgersi che lei era un'incapace.

Aria e altri coccodrilliDove le storie prendono vita. Scoprilo ora