Nonostante il freddo pungente di gennaio il portone d'ingresso rimase spalancato, come una ferita, per permettere alle tante, troppe persone per quella piccola chiesa, di partecipare alla funzione.

Aria aveva partecipato ad abbastanza messe nella sua infanzia e prima adolescenza per ricordare quando alzarsi e quando sedersi, quando dire amen. Eppure quel funerale non assomigliava a nessuno dei funerali cui aveva partecipato, il prete a nessuno dei preti che aveva conosciuto, anche se le letture e i salmi le erano famigliari, anche se conosceva le canzoni intonate dagli scout con la chitarra, aveva l'impressione che fosse tutto strano, vicinissimo e lontano, come se la realtà fosse leggermente diversa da qualcosa che aveva già sognato, già vissuto.

Il prete era sorprendentemente giovane, e – Aria ne era abbastanza sicura, nonostante la distanza – di bell'aspetto. Come non dovrebbe essere un prete per evitare che le tentazioni gli vadano incontro.

Anche dall'ultimo banco il carisma di don Paolo era inequivocabile. Si muoveva sull'altare come un attore da Oscar avrebbe fatto sul set. La sua voce, calda e profonda, chiara e stentorea sembrava appartenere a qualcuno che avesse quantomeno partecipato con successo a un corso di dizione. Le sue spalle erano ampie quanto i gesti delle sue braccia, che aperte parevano davvero accogliere l'intera comunità lì riunita. Le aspettative di Aria sulla sensatezza della predica crebbero velocemente. Non sapeva cosa avrebbe voluto sentirgli dire. Era però certa del tipo di spettacolo a cui non avrebbe voluto assistere. Sentiva che avrebbe potuto mettersi a urlare se avesse ascoltato le solite frasi fatte: "sono sempre i migliori che se ne vanno", "chi l'avrebbe mai detto", "non ci sono più le mezze stagioni". Aveva bisogno di autenticità, di qualcosa di vero, di nuovo, di vivo.

Quando si sedette dopo la lettura del Vangelo, in attesa di ascoltare l'omelia, le sembrò di farlo con rassegnazione. Non si aspettava più un gran che dagli adulti. Riuscivano sempre a stupirla, certo, ma nel modo sbagliato, dimostrando di essere molto meno adulti di quanto la loro età anagrafica avrebbe fatto supporre.

A quel punto, quando furono tutti seduti, don Paolo non rimase sul pulpito ma si portò davanti all'altare con un microfono portatile e disse: «Diverse persone in questi giorni mi hanno chiesto se avrei celebrato questo funerale o perché avessi accettato di farlo. A quanto pare la chiesa cattolica pensa che le persone che si tolgono la vita non abbiano diritto a questo» e abbinò la frase a un gesto della mano che comprendeva tutto: la chiesa, le persone lì sedute, gli scout con la chitarra, la bara, i fiori, la porta spalancata sul sagrato pieno di gente. Poi riprese: «Io invece credo che a maggior ragione sia necessario essere qui a ricordare Massimiliano e accompagnarlo nel suo ultimo viaggio». Aria pensò che di tutti i nomi con la m che aveva pensato, Massimiliano era forse l'unico che non le era venuto in mente: Mario, Matteo, Marco, Mirko, Massimo, Manuele, Manuel, Maurizio, Mattia, Mauro, Mansueto, Marcello, Marino, Moreno.

«Alcuni sacerdoti mi hanno anche aspramente criticato. 'Un suicida?Se concediamo il paradiso ai suicidi...' Be', io penso che non dovremmo arrogarci il diritto di decidere di chi sia o meno il paradiso. Soprattutto, penso che se Massimiliano è arrivato a togliersi la vita, la colpa non sia sua. Siamo anche noi i responsabili, quelli che gli hanno procurato la corda e lo sgabello. Era in nostro potere sottrarglieli e glieli abbiamo porti, forse involontariamente, certo, ma lo abbiamo fatto».

Aria aveva la sensazione di aver smesso di respirare. Tutta la chiesa sembrava aver smesso di farlo.

«C'è stato un periodo, nella mia vita, in cui anch'io ho desiderato morire, ho pianificato la mia morte, l'ho chiamata quando mi trovavo all'ultimo piano di un edificio, o quando passavo sopra a un ponte e guardavo giù. Mi sentivo così disperato, privo di prospettive, inutile, inadatto alla vita che l'unica soluzione mi sembrava sottrarmi a essa. Sono stato fortunato. A volte la differenza tra morire e non morire è davvero sottile. Avrei potuto fare quello che ha fatto Massimiliano, perché ho conosciuto quella disperazione, nera e densa come il catrame, e se anche per ognuno assume una forma diversa, ho sentito quanto in basso può portare, quanto nociva e crudele e senza scampo può essere».

Aria e altri coccodrilliDove le storie prendono vita. Scoprilo ora