L'anima di Rebecca si stropiccia

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«Non potevi farti gli affari tuoi?» sbotta Mattia.

Lei apre la bocca ma non esce niente. Filippo scuote la testa e Andrea la guarda stupito.

Io? Io mi sento come se mi avessero stropicciato l'anima. Ed è strano, perché non sapevo nemmeno di averla, un'anima. Forse era solo congelata, come il resto.

«È tutto il giorno che ne parlate», risponde alla fine Jessica, dopo cinque secondi di riflessione. Su cosa, non saprei dire, e non mi interessa nemmeno visto che riesco solo a pensare che potrei infilarle la coda dentro la birra di Mattia solo per il gusto di farlo. Ma non è colpa sua. Niente di tutto ciò è colpa sua. Lo è la sua voce, lo è la sua espressione vuota, ma non ciò che vedo. Che poi, più tento di non guardarlo, più lo faccio. Samuel che bacia una ragazza. La bocca di Samuel sulla bocca di una ragazza.

«Lo sapevate?» chiedo distogliendo lo sguardo dall'immagine raccapricciante.

Andrea fa una strana smorfia, Filippo aspira dalle narici l'ossigeno che c'è nel bar e Mattia è l'unico che tira fuori le palle e risponde. «Tu?» chiede.

«No», rispondo con la voce che si perde.

Lui mi guarda come se non sapesse come andare avanti, però lo fa. «Io l'ho vista cinque minuti fa.»

«Io questa mattina», dice Filippo.

«Io poco dopo», continua Andrea.

«Come hai fatto a vederla?» domando rivolta a Filippo.

«L'ha postata questa tipa, una certa Ilaria, ma appena se ne sono accorti l'hanno tolta», risponde. Non c'è bisogno che specifichi i soggetti, sappiamo tutti che si tratta dei Baroni o di uno dei tanti che lavora per loro.

«Solo che ormai era finita ovunque, come tutte le sue foto», continua Andrea.

L'anima. Questa strana cosa. Questa entità incorporea che ci compone. L'anima. È come se me la stessero strizzando, come se la stessero spremendo. Tento di trattenere il respiro per vedere se posso farla rilassare ma rimane contratta. Stropicciata.

Tento di ignorare la strana e orrenda sensazione e vado avanti. «Pensavi di dirmelo?» chiedo rivolta all'interior designer.

Si prende un secondo prima di rispondere. «Sì, solo che non sapevo come. Volevo chiamare Federico più tardi per parlargliene e magari...»

«Lui avrebbe trovato il modo di farlo», completa Andrea.

Dall'esterno, credo di essere una maschera di niente. Niente puro. Dentro, sono l'esatto contrario. Dentro c'è l'anima stropicciata. Lo stomaco che sussulta. Il cuore spezzato. Uno strano schifo. Ma fuori me la sto cavando alla grande. Non voglio che i miei amici vedano quanto sto male. Non voglio che pensino che sto così male per un uomo. Per Samuel Baroni.

«Ok», dico. Chissà perché. In realtà vorrei urlare. E piangere. E strappare tutto quello che vedo. Vorrei gridare all'universo che non si fa così, che non si porta una persona a provare quello che provo io per poi scaraventarla nel dolore. Non si fa.

Ma sto ferma. Ho l'impressione che la maschera di niente mi stia piuttosto bene.

«Mi dispiace, Rebi», dichiara Mattia.

«No, va bene. Non stiamo insieme, non ci siamo giurati amore eterno.» Perché lo stia dicendo non lo so, soprattutto considerato che accanto a me c'è Jessica. Mi giro verso di lei e la guardo, pensando che preferirei non condividere con il suo culo e le sue tette questo momento.

«Gli hai fatto uno screenshot?» chiedo senza guardare il suo telefono.

Schiocca le labbra, poi mugugna. «Scarico tutte le sue foto.»

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