13. Angela

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“I’m Sorry”

Scrissi velocemente  quel messaggio ed inviai.

Mi ero vestita, avevo smesso di indossare il mio pigiama che ormai era diventato come una seconda pelle.

Aprii le serrande della mia camera per far entrare , dopo tanto tempo,la luce.

Guardai lo scatolone davanti a me, poggiato ai piedi del letto vicino un mucchio di vestiti sporchi.

Era una semplice scatola di cartone e su un lato aveva scritta la lettera “T”.

Ero riuscita  a sbarazzarmi di ogni singolo oggetto che lo riguardasse con nonchalance.

“Non è strano?” pensavo fra me mentre riordinavo la mia scrivania.

“Dovrei provare qualcosa… invece niente… ”

Guardai la scatola sollevando gli angoli della bocca “Si vede che queste due settimane di nulla sono servite a qualcosa… il caso è chiuso”

Sentii suonare alla porta.

Mi precipitai a rispondere.

<Ho letto il messaggio…>

Mi precipitai ad abbracciarla <Scusa,scusa,scusa. Mi dispiace se non mi sono fatta sentire per due settimane  e…>

<Shh … lo capisco. Ho portato i compiti. Ci aspetta un pomeriggio di studio!>

Sorrisi timidamente <Angela sei la migliore!>

Passammo tutto il tempo a disposizione, mi rimisi in pari con la classe.

Avevo preparato il mio “ritorno” con cura. Adesso non poteva più toccarmi niente.

Verso le sette e mezza, Angela dovette tornare a casa , cosi prima di uscire le chiesi un favore.

<Uscendo, potresti buttarmi una cosa?>

<Certamente> rispose stupida dalla mia richiesta.

Entrai velocemente in camera mia e presi lo scatolone.

Non era molto pesante e lo avrebbe potuto lasciare davanti al secchione sotto casa.

Glielo porsi stando attenta a non farlo cadere.

<Cosa c’è qua dentro?> chiese alzando il sopracciglio.

<Cose poco importanti> risposi.

Aveva un’aria interrogativa… sapevo che non mi credeva.. ma in quel momento non volevo dare troppe spiegazioni e la liquidai subito.

<Bene.. Grazie davvero per il tuo aiuto>

<Conta sempre su di me> disse.

<Ci vediamo a scuola> la salutai chiudendo la porta.

“Che la nuova vita abbia inizio” pensai fra me e me.

 *     *    *    *    *    *     *     *    *     *        *    *                                  

Avanzai nei corridoio con un passo deciso,incurante degli sguardi delle pettegole della mia scuola.

Sicuramente pensavano cose del tipo “Ma guarda chi resuscita dal mondo dei morti”

Un’altra persona non avrebbe retto tutti quegli occhi puntati contro.

Quando passavo sentivo dei mormorii e a volte riuscivo a cogliere il mio nome.

Era abbastanza frustrante… ma mi ero preparata psicologicamente a questo.

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