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Pen Your Pride

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***Perdonate gli errori ma.Non ho avuto tempo di correggere.

Stavo facendo finalmente colazione dopo aver pensato ai bambini,caricato una lavatrice e piegato i panni quando entrò in cucina e si buttó sulla sedia con pochissima grazia e con addosso soltanto un paio di mutande.
Guardai l'orologio,erano quasi le dieci.
Nessun bacio,nessuna carezza,nessun gesto d'affetto.
Lo sentii lontano,lontano come non mai o come era accaduto anni addietro solamente a Cape Fear quando lo rincorrevo e lui agilmente scappava via.
Diventai triste perché pensai in modo malsano che in testa avesse soltanto la bellissima Megan.
Mi venne il magone.

«Buongiorno»disse poco dopo accompagnando la frase ad un grande sbadiglio.

«Ciao»risposi fredda e continuai a bere il mio caffè .
Non sapevo nemmeno io perché mi sentivo in quella maniera.
Ovviamente ero consapevole che la sera precedente era al lavoro e non in discoteca con gli amici ma il fatto che fosse stato con lei fino a notte fonda mi metteva in subbuglio facendo uscire fuori tutte le mie paure

«I bambini?»si grattó il mento da cui spuntava quella barbetta che lo rendeva ancora più affascinante.
Un trentenne bello e fatto.
Sicuro di sé,un lavoro già in tasca,un matrimonio roccambolesco alle spalle,la galera per qualche giorno e una relazione pazza avuta con una minorenne.
A Samuel non era mancato nulla.

Ma forse di tutto quel peccato che insieme avevamo vissuto si era stufato.

Di me,di noi.

«Con Lyve »bofonchiai addentando un biscotto al cioccolato e allo stesso tempo cercando di trattenere le lacrime.
Odiavo essere così fragile.
Odiavo mostrare le mie insicurezze persino a me stessa.

«Non ti ho sentito rientrare,hai fatto tardi?»lo guardai negli occhi come se potessero dare qualche risposta alle mie angosce.
Ma non lessi niente.
Un cavolo di niente.

Era bellissimo con i suoi occhi gonfi e i capelli sfatti,le labbra piegate in un leggero sorriso.

«Abbastanza.Dormivi come un ghiro piccoletta,ho provato a svegliarti ma tu ...niente da fare»si zuccheró il caffè in modo piuttosto annoiato creando un rumore fastidioso al contatto del cucchiaio con il bordo della tazza.

Un altro sbadiglio.

«Non credo tu abbia fatto niente per svegliarmi veramente non credi?»eccomi lì,con tutti i miei anni pronti ad uscire fuori.
Ma io non avevo sentito niente quella notte.

«Infatti non sono stato io è stato qualcun altro »non rispose alla mia provocazione o forse non la capí proprio.

«Chi? »domandai curiosa e lui nascose un sorrisetto bastardo.

«Lui» guardó in basso.
Buttai l'occhio anch'io.
Si riferiva al suo coso.

«Scemo!»alzai gli occhi al cielo e mi sollevai per cominciare a pulire la cucina visto il disastro che c'era attorno a noi e che a lui sembrava non scalfire minimamente, ma non appena gli passai accanto la sua mano si agganció al mio polso bloccando ogni mio passo.
Mi voltai lanciandogli un'occhiata antipatica e cercai di fare resistenza,di ritirare indietro il braccio ma con uno scatto mi spinse la schiena verso il tavolo.
Era più forte,non c'era niente che potessi fare.
Continuai a guardarlo male ma lui si alzó dalla sedia in tutta la sua gloriosa bellezza e ...altezza.
Come se volesse intimorirmi.

«Appena l'hai sentito farsi strada l'hai sgridato in modo davvero poco gentile e lui...»un'altra occhiata in basso.

«...lui si è offeso parecchio, sai non c'è abituato»con un dito percorse lentamente la mia coscia scatenando  mille brividi nel mio corpo.
Era un tocco,un piccolo e semplice tocco ma a me dava l'idea di un maremoto.

Eleven Years- Dream With MeLeggi questa storia gratuitamente!